Cultura

Aversa, al Teatro Cimarosa un “mix” di Eduardo De Filippo tradotto in ucraino per i ragazzi rifugiati

di Redazione

Aversa (Caserta) – Domenica 27 marzo, all’interno della seconda Giornata di Primavera del Fai, si è svolta al Teatro Cimarosa di Aversa un’interessante iniziativa volta a favorire l’inclusione nel nostro territorio di un gruppo di ragazzi ucraini arrivati in città dopo lo scoppio della guerra. – continua sotto –

I ragazzi sono ospiti della Parrocchia di Santa Maria la Nova che ha iniziato con loro un importante progetto educativo per il loro inserimento negli istituti scolastici cittadini, con il coordinamento del responsabile Settore Immigrati della Caritas, Sylvestre Roger Adjicoude. Presenti dei mediatori linguistici e culturali che hanno permesso ai ragazzi di cogliere il senso dell’iniziativa con una traduzione dei passaggi più significativi in ucraino.

A raccontare l’iniziativa sono la presidente del gruppo Fai Aversa, Maria Giovanna Pezone, e il professor Fortunato Allegro, responsabile della libreria sociale “il Dono”. «Abbiamo accettato volentieri l’invito della Caritas diocesana di Aversa, diretta da don Carmine Schiavone, di far partecipare alcuni ragazzi ucraini a un piccolo tour guidato per far conoscere le bellezze della nostra città. Abbiamo chiesto al gestore del magnifico Teatro Cimarosa, Vincenzo Virgilio, la disponibilità del teatro per una piccola rappresentazione di brani delle commedie di Eduardo De Filippo a cura degli attori del prestigioso Teatro Nostos, diretto dall’attore e regista Giovanni Granatina. Li ringraziamo di cuore tutti. Si sono tutti mostrati subito disponibili per la realizzazione di questa bella giornata di confronto e di solidarietà tra due culture».

«È questo il senso dell’iniziativa Fai. – continuano Pezone e Allegro – Rispondere alla violenza con cui si tenta di distruggere la cultura di un popolo colpendo un teatro come a Mariupol con la gentilezza di una cultura invece che ad Aversa è accoglienza, inclusione, dialogo. E’ ovviamente un simbolo. Ma di questi tempi anche i simboli possono avere una forza più persuasiva di tanti discorsi. La pace la si costruisce costruendo una cultura della comprensione dell’altro e il teatro è stato uno dei luoghi che da sempre ha favorito questo processo».

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