Economia

DIGITALmeet, la nuova ricerca su Imprese e carriere al femminile

di Redazione

Roma – Una presenza più marcata nelle regioni del centro e del sud Italia e una vocazione soprattutto nei settori considerati tradizionalmente “femminili”. A spiccare è poi una propensione imprenditoriale nelle attività che più servono alle imprese e alla società italiane per realizzare la digitalizzazione del Paese. Sono questi i risultati più eclatanti della ricerca “Dal soffitto al Diaframma di vetro – Imprese e carriere al femminile” realizzata dal professor Paolo Gubitta (responsabile scientifico – Unipd) insieme a Paolo Ghezzi, Giovanna De Vincenzo, Serafino Pitingaro, Niccolò Stamboglis e Luca Vettore (InfoCamere) e presentata nell’ambito della nona edizione del DIGITALmeet questa mattina nella Sala Caduti di Nassirya al Senato. – continua sotto –

Il lavoro di ricerca analizza numerosità, distribuzione territoriale e ambiti settoriali delle imprese femminili (cioè a proprietà e governance in prevalenza in mano a donne) iscritte al Registro Imprese al 4° trimestre 2020. Per l’analisi delle imprese digitali sono state considerate le aziende operanti nei settori dell’e-commerce (Ateco 47.91.1), nei servizi internet (Ateco 61.9), nell’elaborazione dati (Ateco 63.1), nella produzione software (Ateco 62). Questa analisi, pur non esaurendo il tema del digitale, si basa sullo studio proposto da Confartigianato sull’economia digitale. Nella sua ricerca, Paolo Gubitta usa la definizione di “Diaframma di vetro”, al posto del consolidato “Soffitto di vetro”, per mettere in evidenza una sorta di autoselezione di genere, che porta (o spinge) le donne a fare impresa nei settori tradizionalmente concepiti come mestieri da donna. Oltre al Gender Pay Gap di cui si parla sempre, quando parliamo di attività imprenditoriale è opportuno segnalare il Gender Finance Gap (e cioè la difficoltà ad ottenere forme di finanziamento), che nel nostro Paese può veramente essere una chiave di lettura per spiegare la persistente propensione delle donne a fare impresa sotto forma di ditta individuale. Di seguito gli aspetti più rilevanti e analizzati della ricerca.

IMPRESE DIGITALI – Le donne protagoniste della Digital Transformation del Paese. La quota di imprese femminili nei comparti Data Analyst e E-Com merce, che accelerano la trasformazione digitale, è nettamente superiore alla media generale. Le imprese femminili sono il 22% di tutte le imprese italiane iscritte al Registro Imprese e il 17,2% di quelle costituite in forma di società (cioè, escluse le ditte individuali). Se consideriamo solo i comparti Ateco che identificano in modo specifico il mondo delle Imprese Digitali il quadro cambia: Data Analysis: 30% di tutte le imprese (+ 8 punti rispetto al dato generale), 23,5% di quelle costituite in società (+6,3 punti rispetto al dato generale); E-Commerce: 26,8% di tutte le imprese (+ 4,8 punti rispetto al dato generale), 19,4% di quelle costituite in società (+ 2,2 punti rispetto al dato generale); Servizi Internet: 18,3% di tutte le imprese, 12,3% di quelle costituite in società.  Produzione di Software: 9,9% di tutte le imprese, 9,2% di quelle costituite in società Come spiegare le differenze nella quota di imprese femminili nelle diverse tipologie di attività? Una possibile chiave di lettura ha a che fare con il background di chi fa impresa. L’avvio di un’azienda che si occupa di gestire un portale, di organizzare i dati sul traffico di un sito e trasformarli in analytics a supporto delle decisioni aziendali, di elaborare e gestire un servizio di e-commerce in proprio o in outsourcing per altre aziende, richiede conoscenze e skill che rientrano nel variegato mondo delle scienze economiche, manageriali e statistiche in cui la presenza di donne nei percorsi formativi universitari è sostanzialmente pari a quello degli uomini. Nelle attività a maggior contenuto di conoscenze di area Stem, come possono essere la produzione di software, la consulenza su reti e informatica, la fornitura di servizi di telecomunicazione e gestione reti di dati.

DIFFERENZE TERRITORIALI – L’Italia è per davvero lunga e stretta – Il 22% di tutte le imprese iscritte al Registro Imprese è “donna” (nel senso di proprietà e direzione in prevalenza o totalmente di donne). Ma l’Italia si conferma lunga e stretta: Centro, Sud e Isole battono il Nuovo Triangolo Industriale (LoVER). La ripartizione territoriale indica una certa disomogeneità e riserva qualche sorpresa. La quota rosa più elevata si ha nelle Regioni del Sud (27,4% in Molise, 26,4% in Basilicata, 25% in Abruzzo, 24,4% in Sicilia) e del Centro (24,8% in Umbria), mentre sono sotto la media nazionale alcune regioni come Lombardia (18,9%), Emilia Romagna (20,8%), Veneto (18,9%) e Trentino Alto Adige (18,1%). Non si può ignorare che nei territori con un tessuto imprenditoriale meno vivace e con minori opportunità di intraprendere altre carriere professionali o manageriali, l’apertura di una ditta individuale può essere una via alternativa per ovviare alla precarietà. Ma il quadro non cambia anche togliendo le ditte individuali, che sono appunto la forma giuridica più accessibile per le scelte imprenditoriali e per certi aspetti anche quella meno idonea per accompagnare progetti innovativi e percorsi di crescita ambiziosi. La percentuale di Imprese Femminili sul totale delle imprese costituite sotto forma di società (di persone o di capitali) passa al 17,2% a livello nazionale. In termini regionali, Centro, Sud e Isole battono il Nord: Sicilia 19,8%, Umbria 19,2%, Abruzzo 19,0%, Sardegna 19,0%, Emilia Romagna 16,4%, Veneto 15,3%, Lombardia 15,3%, Friuli Venezia Giulia 15,2%, Trentino Alto Adige 12,2%. – continua sotto –

IL RUOLO DELLA FINANZA – Le donne imprenditrici in quasi 2 casi su 3 aprono (62%) una ditta individuale: meno rischiosa ma potenzialmente anche meno innovativa. Le donne hanno un orientamento imprenditoriale meno marcato degli uomini? Non proprio! Una spiegazione più promettente è prendere i dati Global Findex: per una donna italiana è più difficile prendere soldi a prestito dal sistema finanziario rispetto agli uomini, e rispetto alle donne di altri Paesi. Se ci si concentra sulle 3.131.639 ditte individuali emerge che questa forma giuridica prevale tra le donne. Questo dato non va spiegato in termini di minore propensione al rischio da parte delle donne, ma nei fattori che rendono possibile il passaggio a forme giuridiche d’impresa più strutturate (società di persone e di capitali). Tra questi fattori, oltre ai consueti (e mai superati) ostacoli della mancanza di un welfare per la famiglia e di una diffusa cultura della parità di genere, rientra a pieno titolo un fattore pragmatico: l’accesso al credito. È evidente che la minore propensione a chiedere prestiti può derivare dal fatto che le donne fanno impresa in settori con minor fabbisogno di accesso al credito, ma è anche vero che ci può essere una sorta di segregazione in questi settori, alla luce delle maggiori difficoltà a ottenere credito.

DIAFRAMMA DI VETRO | Dal Soffitto di vetro al Diaframma di Vetro – Le Imprese Femminili e lo stereotipo dei settori in rosa. Le Imprese Femminili hanno una incidenza maggiore nei settori tradizionalmente considerati a vocazione femminile (servizi alla persone, commercio, alloggi e ristorazione). La presenza nel comparto manifatturiero si ferma al 7,1%, con una eccezione degna di nota: 43,6% nella Confezione di articoli di abbigliamento. Le Imprese Femminili in Italia fanno emergere quello che possiamo denominare un diaframma di vetro, una sorta di separazione che spinge, o confina, le imprese a traino femminile nei settori che nell’immaginario collettivo sono «a vocazione femminile». All’interno di questo quadro generale, è interessante fare un ulteriore approfondimento, relativo alla consistenza delle imprese femminili nei diversi comparti di attività, rispetto a quelle a trai- no maschile. Tenendo a mente che imprese femminili sono il 22% di tutte le imprese iscritte al Registro Im- prese, i dati ci dicono che in Italia l’incidenza delle imprese femminili è superiore alla media generale in questi ambiti: Altre attività di servizi: 51,4% del totale imprese; Sanità e assistenza sociale; 37,5% del totale imprese; Istruzione: 30,5% del totale imprese; Servizi di alloggio e ristorazione; 29,3% del totale imprese. Nelle attività manifatturiere, l’incidenza di imprese femminili è al 17,2%, circa 5 punti sotto la media generale. Spicca tuttavia il comparto Confezione di articoli di abbigliamento, in cui l’incidenza delle imprese femminili schizza al 43,6%, ovvero il doppio della media generale.

GOVERNANCE – Lo spessore del Soffitto di Vetro – La presenza delle donne nelle Stanze dei Bottoni è pari al 23,2% su tutte le posizioni censite e quindi ancora lontana da posizioni di equilibrio di genere. Le consigliere di amministrazione sono il 24,6%. Grazie alla legge Golfo Mosca, nel 2019 la presenza delle donne nei Consigli di Amministrazione delle società quotate è arrivata al 36,3%. Nei ruoli di direzione e governance, che sono quelli che incidono maggiormente su strategia e direzione delle imprese, la presenza femminile è del 23,1%. Le donne hanno mediamente 1,4 cariche (a fronte delle 1,7) degli uomini.

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