Caserta Prov.

Ucciso per regolamento di conti nel clan Schiavone: arrestati dopo 11 anni autori omicidio di Crescenzo Laiso

Individuati e arrestati, dopo quasi 11 anni, i responsabili dell’omicidio di Crescenzo Laiso, ucciso il 20 aprile 2010, a Villa di Briano, nel Casertano, per un regolamento di conti all’interno del clan Schiavone. Su disposizione del Tribunale del Riesame di Napoli, a seguito di ricorso della Direzione distrettuale antimafia partenopea, i carabinieri del nucleo investigativo di Casertano hanno tratto in arresto: Mario Iavarazzo, 46 anni, attualmente collaboratore di giustizia; Mirko Ponticelli, 34, già detenuto nel carcere di Saluzzo (Cuneo); Nicola Della Corte, 50 anni, già detenuto nel carcere di Sulmona (L’Aquila); e Bartolomeo Cacciapuoti, 47 anni. – continua sotto – 

Originario di Trentola Ducenta, l’allora 31enne Crescenzo Laiso, in quel pomeriggio del 20 aprile 2010, in via del Castagno, a Villa di Briano, mentre era a bordo di una Smart, fu raggiunto da alcuni sicari in sella ad una motocicletta che gli esplosero contro diversi colpi di arma da fuoco. Laiso cercò di scappare a piedi, abbandonando l’auto, ma fu raggiunto da una raffica di proiettili che non gli lasciò scampo. Dall’esame autoptico emerse che era stato attinto da ben 13 colpi calibro 9×21. – continua sotto – 

Dalle indagini, coordinate dalla Procura Antimafia, è emerso che Mario Iavarazzo, Nicola Della Corte e Bartolomeo Cacciapuoti fornirono supporto logistico al commando e parteciparono attivamente alle ricerche di Laiso, segnalandone gli spostamenti ai killer, ovvero Mirko Ponticelli (conducente della motocicletta) e Francesco Barbato, ora collaboratore di giustizia e già indagato per tale vicenda quale autore materiale dell’omicidio. Secondo le dichiarazioni acquisite dai collaboratori giustizia e dai risultati delle investigazioni eseguite, ad ordinare il raid sarebbe stato Nicola Schiavone (anch’egli collaboratore di giustizia), figlio del capoclan Francesco Schiavone detto “Sandokan”, poiché Laiso aveva commesso errori nella gestione dei proventi delle estorsioni, trattenendo per sé buona parte del denaro, senza versarlo nella cassa comune del clan. Un comportamento che, secondo quanto riferito da Schiavone, avrebbe potuto provocare una faida con l’altra fazione guidata dall’allora superlatitante Michele Zagaria, egemone proprio a Trentola Ducenta, dove Laiso invece aveva ambizioni di “comando”. – continua sotto – 

Circa un anno prima di essere ucciso, nel luglio 2009, Crescenzo Laiso fu arrestato, insieme al fratello di Salvatore, detto “Chicchinoss” (poi scarcerato), poiché ritenuti responsabili di episodi estorsivi a Trentola e Parete per conto del clan dei casalesi. Con loro furono arrestate altre cinque persone, tra cui Ciro Ruffo, che si suicidò l’8 dicembre 2009 nel carcere di Alessandria, e Salvatore Ricciardi, ucciso in un agguato il 19 marzo 2009: il suo corpo fu bruciato nelle campagne fra Teverola e Santa Maria Capua Vetere.

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