Aversa

Aversa, l’assessore Tarantino si dimette: “La maggioranza è implosa, io scendo qui”

Aversa (Caserta) – “Basta, scendo qui”. Ciro Tarantino, assessore alle Politiche sociali, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica al sindaco Alfonso Golia. Motivazione: l’implosione della maggioranza uscita dalle urne alle passate amministrative, ormai cancellata dopo il “ribaltone” nell’ultima seduta del Consiglio comunale, con l’adesione di esponenti dell’opposizione grazie ai quali Golia ha evitato la fine prematura della sua amministrazione. – continua sotto – 

“Ho posto con determinazione al servizio della comunità cittadina – scrive Tarantino nella sua lettera di dimissioni – le competenze acquisite negli anni, avendo quali stelle polari della mia azione i principi di giustizia sociale e legalità, che condividiamo profondamente. Abbiamo trovato solo macerie e rovine, e abbiamo avviato una complessa opera di ricostruzione che richiederà probabilmente molti lustri per essere portata a termine, perché molti lustri ha richiesto la distruzione materiale e morale di questo territorio. Per di più, di diciotto mesi circa di amministrazione, undici li abbiamo passati a contrastare un’emergenza epidemiologica sanitaria e sociale senza precedenti nell’Italia repubblicana; non dimenticheremo mai quei momenti interminabili in cui abbiamo dovuto inventare risposte per domande che nessuno aveva mai sentito prima nella storia recente”. – continua sotto – 

“Ora, però, una fase si è definitivamente conclusa”, continua Tarantino, sottolineando: “La maggioranza uscita dalle urne il 9 giugno 2019 è implosa, logorata da una misera guerra intestina che ha rivelato l’ipostaturismo morale e politico delle fazioni che l’hanno condotta. Il destino della città è correlato da tempo agli equilibri instabili di una falda avvilente. L’ultimo Consiglio comunale ha ratificato questa crisi e aggregato, pare, una nuova maggioranza. Io sento di dover scendere qui. Sia chiaro, dunque, che avrei rassegnato le dimissioni anche nel caso in cui sì fosse ricompattata la maggioranza originaria, perché il termine della mia esperienza nell’esecutivo si inscrive esclusivamente in quello che interpreto come l’esaurimento di un momento politico, l’appannarsi cioè di quella finestra temporale nata nella primavera della campagna elettorale e dalla quale si era insinuato il soffio vitale di un’altra politica. Ho condiviso con te quell’entusiasmo e al permanere di quel clima gradevole ho vincolato la mia disponibilità. Una lunga tradizione di pensiero che giunge fino a noi mi insegna, infatti, che c’è un tempo debito per le cose della vita, un solo istante critico e fecondo. Un solo momento opportuno, kairós, figlio di una miscela propizia. Ma questo momento giusto è una congiuntura precaria, fragile e deteriorabile, che va custodita con cura”. – continua sotto – 

“Non ti nascondo che – continua Tarantino rivolgendosi a Golia – il richiudersi di questo tempo debito esaurisce anche i miei già risicati margini di tolleranza nei confronti dell’asfittico sistema partitico e politico territoriale. Per mesi, piccoli giocatori di un risiko di provincia, autoproclamatisi ‘statisti’, hanno volenterosamente cercato di spiegarmi cos’è la ‘vera politica’ e il fatto che i voti ‘si fanno’. Li ringrazio di aver generosamente condiviso con me il mistero iniziatico della fabbricazione del voto e l’immensa tristezza di questa visione del Politico. Per ora, la mia conversione è rimandata. Ho ancora idee e ideali, che sono reali e concreti; come reale è lo studio e la ricerca con cui li modello con curiosità e passione. In diciotto mesi, allievo impenitente, neppure il disprezzo per la cultura sono riuscito ad assimilare da questi precettori. Ho scelto con cura i miei maestri di giustizia e libertà in un tempo che li precede e li sovrasta. Così, sono ancora di quelli che rivendicano i libri letti come i calli sulle mani. Penso che a questi politici piccoli piccoli vada comunque riconosciuta, insieme alla sicura capacità di fabbricare consenso, anche l’indubbia responsabilità del desolante stato di queste terre, dell’infima qualità della vita in cui hanno costretto a vivere noi e a cui hanno destinato i nostri figli. Una politica fatta di rendite di posizione e governo dell’intermediazione immobilizza questa terra in un lungo feudalesimo che si regge su gerarchie servili di vassalli, valvassori e valvassini. Nessuno si senta offeso, è un sistema condiviso, diffuso, trasversale e transgenerazionale, in cui si confondono giovani e vecchie cariatidi politiche. Purtroppo, anche molti di coloro che non lo praticano ne subiscono la grottesca suggestione”. – continua sotto – 

“In questi mesi mi hai fatto, però, conoscere anche una parte di città reale che si impegna quotidianamente per cambiare la situazione del popolo fragile e non per proliferare sul suo stato putrescente di bisogno. Insieme a loro, abbiamo lavorato giorno per giorno, atto per atto, sotto l’insegna del ‘prima gli ultimi’.  Per loro, ho voluto terminare il mio mandato con due atti che, come sempre, abbiamo condiviso: la consegna alla città dell’ultimo bene confiscato alle mafie e l’istituzione del laboratorio di comunità sulla progettazione civica. Nel laboratorio, se davvero lo desiderano, i cittadini avranno la possibilità e la responsabilità di inventare e sperimentare una politica nuova e diversa. Riconosco il tuo incondizionato amore per la città, e in questo rintraccio lo stimolo che ti spinge a continuare. Per ora, viste le classi dirigenti disponibili, in me prevale il pessimismo dell’intelligenza sull’ottimismo della volontà. Vedrai che cambierà. Auguro al governo della città e al mio successore di poter fronteggiare con efficacia il molto che resta da fare, nella certezza che sarà utile il poco che è già stato fatto. A Te, caro Alfonso, la gratitudine per la fiducia accordatami e l’augurio di portare a compimento il programma che abbiamo costruito sull’impegno di edificare ‘una città per tutti’”. – continua sotto – 

IL COMMENTO DI GOLIA – “Ringrazio Ciro Tarantino – commenta il sindaco Alfonso Golia – per l’incessante lavoro svolto in questi mesi per costruire nella nostra città un sistema di politiche sociali, scevro da condizionamenti, ma soprattutto in grado di guardare al medio e lungo periodo. Dall’assistenza ai senza tetto al banco alimentare, abbiamo messo in campo tante iniziative per contrastare la crisi e l’emarginazione sociale e le discriminazioni. Insieme ci siamo trovati ad affrontare undici mesi di pandemia e abbiamo dato tutto, costruendo dal nulla quello che è oggi un fiore all’occhiello della città, il Nes ma soprattutto un modello di collaborazione e confronto con il tessuto attivo della città, di cui vedremo i frutti nei prossimi mesi grazie al laboratorio civico Aversa2030 con il quale puntiamo a realizzare, concretamente, una città di tutti”.

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