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Coronavirus, naturale o creato in laboratorio? Dubbi e polemiche

In queste ultime settimane, in concomitanza del diffondersi di una “seconda ondata” della pandemia da Coronavirus, è nuovamente riapparsa la disputa sulla natura del Coronavirus. La domanda che più spesso ritorna nelle discussioni e soprattutto sui mass-media è: di origine animale naturale il virus da Sars-CoV-2 oppure un prodotto da laboratorio, che possa essere uscita forse per un errore umano? Sebbene la tesi più autorevole e accreditata degli scienziati sia certamente che il Coronavirus quale derivato da una selezione naturale – e ciò viene confermata da approfondimenti e ricerche, pubblicati su riviste specializzate e approvate dalla comunità scientifica – a scadenza periodica, da qualche “studioso” non vengono escluse altre possibilità, ritenendo non del tutto infondata la sua creazione fatta in laboratorio.

Ad alimentare ancora taluni dubbi e sospetti, sono state alcune affermazioni di una virologa cinese, che comunque hanno contribuito a ottenere attenzione in merito alla natura dell’infezione virale e sulla genesi della grave epidemia. A riaccendere di nuovo sulla questione i riflettori dei mass-media, è stata la studiosa Li-Meng-Yan, che ha lavorato alla “Hong Kong School of Public Health” sino agli inizi dell’anno. Stando alle sue dichiarazioni, temendo per la sua incolumità, per sfuggire alle probabili ritorsioni delle autorità di Pechino, si sarebbe rifugiata negli Usa e nascosta in un luogo segreto. Soffermandosi sulle cause della terribile malattia e vantandosi di possedere anche delle prove, in un’intervista rilasciata a un’emittente televisiva, la stessa ha denunciato che il Coronavirus avrebbe un’origine artificiale; e, sulla base di talune circostanziate enunciazioni, sarebbe stato creato in laboratorio di Wuhan, sotto il controllo del governo cinese, sfuggito ai controlli dell’Oms.

Non solo, il governo di Pechino, pur essendo a conoscenza del luogo da dove uscita l’infezione del grave contagio, avrebbe nascosto la pericolosità al mondo intero, facendo così provocare una pandemia globale con danni incalcolabili sul piano sanitario, sociale ed economico. Mettendo sotto accusa le autorità cinesi, ha aggiunto nell’intervista che in suo possesso vi sarebbero pure delle prove, definite “genomiche, strutturali e mediche”, sull’origine del Sars-Cov-2, specificando altresì che, in laboratorio, alcuni ricercatori, utilizzando il “modello coronavirus” dei pipistrelli, avrebbero modificato la “proteina Spike”. Di certo, la comunità degli studiosi e tutte le evidenze scientifiche concordano nel sostenere che il virus sia naturale, e chiaramente tantissime sono le perplessità sulle affermazioni. Tuttavia, benché non siano affatto approvate dai colleghi scienziati, né le annunciate prove sulla natura “artificiale” del virus presentate né pubblicate, esse hanno comprensibilmente sollevato un forte polverone e suscitato tanto scalpore e inevitabili polemiche per la terribile diffusione della malattia, dal momento che ad oggi il bilancio del Covid-19 risulta terrificante in tutti i Paesi nel mondo, avendo ucciso, sulla base dei dati pubblicati dalla Johns Hopkins University, già più di 1 milione di persone ed ha superato ormai i 32 milioni di casi confermati di persone contagiate. Comunque, è importante che si faccia assoluta chiarezza e che gli studi prima o poi dovranno dirimere l’origine con sicurezza.

A fronte dell’estrema complessità e gravità del virus, per la situazione d’emergenza Coronavirus e della pericolosità della pandemia a livello globale, c’è forte necessità che, grazie agli sforzi e la cooperazione a livello internazionale, si possa ben presto completare il difficile lavoro sulla messa a punto di terapie e farmaci validi per trattamento del Covid-19, accanto alla predisposizione di un vaccino efficace per dare a tutti la possibilità di accesso, più che identificare la fonte del virus per accertare se nell’eventualità risultato di un errore e/o di una colpevole mancanza nell’ambito della sicurezza oppure magari altro. Bisogna assolutamente evitare, pertanto, che tra le grandi potenze mondiali possa ritornare una sorta di una nuova “guerra fredda”, appunto innescata dal virus, che, secondo alcuni, potrebbe essere finalizzata a “mettere in cattiva luce” l’importanza della Cina sul piano generale.

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