Aversa

Papa Francesco nomina l’aversano monsignor Giovanni D’Aniello nunzio apostolico in Russia

Ha lasciato il Brasile del chiacchierato Jair Bolsonaro per installarsi nella Russia di Vladimir Putin, altro premier ostico, monsignor Giovanni D’Aniello, originario di Aversa (Caserta), nominato da Papa Francesco nunzio apostolico a Mosca. Una sede diplomatica delicata che rende ancora più importante la scelta fatta dalle alte sfere pontificie. Diplomatico discreto, ha frequentato il seminario vescovile di Aversa intitolato al cardinale Innico Caracciolo, 65 anni, D’Aniello, ordinato sacerdote nel 1978 dal vescovo Antonio Cece, è presto entrato nel servizio della Segreteria di Stato vaticana.

Con la prima nomina in qualità di titolare di nunziatura, nel 2001 nella Repubblica democratica del Congo, giunse anche la consacrazione episcopale come arcivescovo di Paestum. D’Aniello è stato poi nunzio dal 2010 al 2012 nel complesso scenario di Thailandia, Cambogia, Myanmar e Laos e dal 2012, quando presidente era Dilma Roussef, è stato rappresentante del Papa in Brasile. Nel paese latino-americano, dove è succeduto al cardinale Lorenzo Balsidderi, ha assistito all’ascesa dell’attuale presidente Jair Bolsonaro che ha avuto rapporti non facilissimi con la gerarchia cattolica. Ora, con la sua esperienza, il presule normanno va a ricoprire uno dei posti diplomatici più strategici per la Santa Sede, quello in Russia, succedendo a colleghi esperti quali Celestino Migliore (2016-2020), ora nunzio in Francia, l’arcivescovo slovevno Ivan Jurkovic (2011-2016), attuale osservatore pontificio presso le agenzie Onu di Ginevra, e, dal 2002 al 2010, Antonio Mennini, poi nominato nunzio in Gran Bretagna e ora rientrato in servizio presso la Segreteria di Stato. Nel suo ultimo messaggio pubblico in Brasile, a fine aprile, in piena pandemia, aveva sottolineato come l’esercizio di fede «ci porta a guardare oltre il dolore».

Il nunzio prega di illuminare i responsabili del bene comune, dare «l’intelligenza della scienza a coloro che cercano i mezzi adeguati per la salute e il benessere fisico dei fratelli; supportare il lavoro di coloro che si dedicano ai bisognosi: volontari, infermieri, medici, che sono in prima linea nel trattamento dei pazienti, anche a spese della propria sicurezza; preservare gli anziani dalla solitudine: che nessuno rimanga nella disperazione dell’abbandono e dello scoraggiamento, conforti i più deboli, incoraggi coloro che vacillano, interceda per i poveri e liberi il mondo da qualsiasi pandemia».

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