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Confiscati beni in Emilia a imprenditore campano vicino a camorra e ‘ndrangheta

La Guardia di finanza di Bologna, dando esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Modena, ha confiscato, tra le province di Modena e Bologna, un ingente patrimonio immobiliare, societario e finanziario, del valore di oltre 1 milione di euro, riconducibile ad un imprenditore edile originario del Napoletano, Giuseppe D’Onghia, 63 anni, da tempo residente nel Modenese, vicino a soggetti contigui alla criminalità organizzata campana e calabrese. In particolare, sono stati acquisiti definitivamente al patrimonio dello Stato, tra Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, nel Modenese, e Crevalcore (Bologna), 11 immobili, 3 partecipazioni societarie, rapporti bancari, tutti riconducibili al proposto, per un valore di oltre 1 milione di euro.

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Il provvedimento costituisce l’epilogo di complesse indagini eseguite, ai sensi del “Codice Antimafia”, su delega della Procura di Modena, dalle Fiamme gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria felsineo, sotto la direzione del sostituto procuratore Claudia Ferretti. La confisca rappresenta il secondo atto di un procedimento per l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali antimafia, nel cui ambito il Tribunale di Modena aveva già accolto e disposto, nel 2017, il sequestro dei beni riconducibili all’imprendiotre e il cui valore è risultato essere sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dallo stesso e dal suo nucleo familiare.

In particolare, le indagini di polizia economico-finanziaria condotte dagli specialisti del Gico (Gruppo investigazione criminalità organizzata) hanno permesso di appurare – come precisa il giudice della prevenzione nel provvedimento – un quadro complessivo “in cui trovano oggettivamente coerente collocazione la ciclicità della costituzione di nuove società, la fittizietà di alcune sedi societarie, la sparizione della documentazione con gli accorgimenti al riguardo predisposti”. Tali elementi hanno consentito di giudicare l’imprendiotre “pericoloso come evasore seriale” per aver commesso reiterati e sistematici delitti in ambito economico-finanziario; evidenziando, inoltre, la sua vicinanza a clan camorristici e a cosche della ‘Ndrangheta. Ora questi patrimoni potranno essere gestiti dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati che ne curerà la destinazione e il riutilizzo a fini sociali.

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