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Mafia a Brescia, 70 arresti e sequestri per 35 milioni

69 arresti, sequestri per 35 milioni di euro e un centinaio di perquisizioni, per un totale di circa 200 indagati. Sono i numeri della maxi operazione che coinvolge circa 300 unità della squadra mobile e del nucleo di polizia economico-finanziaria di Brescia, con il supporto dello Sco della polizia di Stato e dello Scico della guardia di finanza. Nel mirino delle forze di polizia una cosca mafiosa di matrice stiddara, con quartier generale a Brescia, che ha pesantemente inquinato diversi settori economici attraverso la commercializzazione di crediti d’imposta fittizi per decine di milioni di euro.

GLI ARRESTATI – In arresto sono finiti: Bruno Di Giacomo, alias “Marlon Brando”, gelese, di 44 anni; Giovanni Di Giacomo, gelese di 47 anni, già detenuto; Giuseppe Alessandro Antonuccio, gelese di 39 anni, già agli arresti domiciliari; Giuseppe Antonuccio inteso “Pallina”, gelese di 33 anni; Ajdini Mirjan inteso “Emiliano o Puci”, albanese di 32 anni, già agli arresti domiciliari; Luigi D’Antoni, gelese di 54 anni; Vincenzo Di Giacomo, gelese di 52 anni, già detenuto in una casa di lavoro; Rocco Di Giacomo, gelese di 63 anni; Vincenzo Di Maggio, gelese di 30 anni; Giuseppe Giaquinta, gelese di 28 anni; Luciano Guzzardi, catanese di 55 anni; Lauretta Emanuele, gelese di 35 anni, già detenuto; Emanuele Lauretta, gelese di 41 anni; Rosario Marchese, calatino da sempre vissuto a Gela di 33 anni, già detenuto; Gaetano Marino, gelese di 35 anni; Giuseppe Nastasi, gelese di 35 anni; Nicola Palena, gelese di 37 anni, già detenuto; Gianluca Parisi, gelese di 36 anni; Alessandro Emanuele Pennata, gelese di 36 anni; Paolo Franco Portelli, gelese di 20 anni; Andrea Romano, gelese di 25 anni; Filippo Scerra, gelese di 44 anni; Alessandro Scilio, gelese di 39 anni; Massimiliano Tomaselli inteso “Emiliano”, gelese di 38 anni; Giovanni Traina, palermitano di 44 anni, trapiantato a Gela; Giuseppe Truculento, gelese di 51 anni. Agli arresti domiciliari: Samuele Antonio Cammalleri, gelese di 32 anni; Giuseppe D’Antoni, gelese di 30 anni; Laura Cosca, gelese di 25 anni; Aleandro Famà, inteso “Scarabeo”, gelese di 23 anni; Benito Peritore, gelese di 43 anni, già detenuto; Calogero Daniele Infurna, gelese di 36 anni; Giuseppe Vella, palermitano trapiantato a Licata, di 66 anni. Sono attualmente ricercati Salvatore Antonuccio, inteso “orecchie di plastica”, gelese di 42 anni, e Gaetano Simone, gelese di 48 anni.

Il blitz è scattato nella notte, con l’esecuzione dei provvedimenti emessi dalla Procura di Brescia, Direzione distrettuale antimafia, nell’ambito di un’indagine denominata “Leonessa” condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato. La “stidda”, organizzazione mafiosa che alla fine degli anni Ottanta in Sicilia si era militarmente contrapposta a Cosa Nostra rendendosi anche responsabile di efferati omicidi nei confronti di uomini dello Stato, nella sua versione settentrionale si è dimostrata capace di una vera e propria metamorfosi evolutiva sostituendo ai reati tradizionali nuovi business illeciti. L’organizzazione mafiosa, attraverso il supporto di colletti bianchi, ha permesso a una vasta platea di imprenditori di evadere il fisco per diverse decine di milioni di euro, cedendo crediti fiscali inesistenti con effetti distorsivi sull’economia reale ulteriormente condizionata dai reinvestimenti dei profitti illeciti conseguiti.

L’enorme redditività del business ha determinato momenti di tensione con la cosca operante in Sicilia, il cui traffico di droga è stato inizialmente finanziato proprio dai proventi della vendita dei crediti fittizi. L’indagine ha, quindi, permesso di monitorare l’evolversi dei rapporti tra i due sodalizi che hanno, infine, siglato una vera e propria pax mafiosa, consapevoli, come affermato da uno degli indagati, che: “(…) la guerra non porta a niente (…) la pace porta a qualcosa. La leadership della cosca settentrionale è stata assunta da un triumvirato composto da personaggi di elevata caratura criminale che già in passato avevano ricoperto ruoli di vertice nella stidda gelese e nelle sue proiezioni lombarde. Gli stiddari, mimetizzati nel nuovo ambiente operativo, hanno messo a disposizione degli imprenditori del Nord i propri servizi illeciti che consistevano nella vendita di crediti fiscali inesistenti utilizzati per abbattere il debito tributario.

“Tra l’inchiesta della Procura di Brescia e quella della Procura di Caltanissetta sono emerse due organizzazioni criminali di stampo mafioso separate”. Lo ha spiegato il procuratore di Brescia Carlo Nocerino. “L’organizzazione bresciana ha fortemente respinto un tentativo di abbordaggio della Stidda gelese. Un tentativo di bloccare la cellula bresciana che ha però resistito manifestando l’intenzione di mantenere la propria l’autonomia.  Sono tre i filoni investigativi e il più importante è quello della criminalità organizzata con la contestazione del 416 bis a 13 soggetti legati al territorio di Brescia. C’è un’autonoma, strutturata e funzionale cellula della mafia gelese sul territorio di Brescia” ha spiegato Nocerin.

Quattro persone, indagate nell’ambito dell’inchiesta “Stella Cadente” che ha portato all’arresto di 35 esponenti della stidda di Gela, sono anche finite al centro dell’inchiesta “Leonessa”, coordinata dalla procura di Brescia, nell’ambito della quale sono state arrestate 69 persone. I quattro, in particolare, da quanto si apprende da fonti investigative, in un primo momento operavano nella zona di Gela e poi si sono spostati al Nord e sono confluite in un diverso gruppo criminale.  La Stidda, nella sua versione settentrionale, pur mantenendo le modalità mafiose, si è dimostrata capace di una vera e propria “metamorfosi evolutiva”, sostituendo ai reati tradizionali nuovi business, utilizzando quale anello di congiunzione tra i mafiosi e gli imprenditori i colletti bianchi, i quali individuavano tra i loro clienti (disseminati principalmente tra Piemonte, Lombardia, Toscana, ma anche nel Lazio, Calabria, Sicilia) quelli disponibili al risparmio facile.

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