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Carinaro, Mario Masi: “Ecco le ragioni della disfatta dei nostri avversari”

Le urne del 26 maggio scorso hanno consegnato alla storia del nostro paese un verdetto inequivocabile di severa condanna del progetto “Carinaro nel Cuore”, della lista e del suo candidato sindaco. Sul risultato e sulle ragioni della disfatta, dal fronte degli sconfitti, fioriscono in questi giorni le analisi ed i commenti più diversi ed anche un po’ strampalati. Si pensi che c’è chi, per dare una motivazione alla sconfitta, ha scomodato finanche Polibio, noto storico dell’antica Grecia, autore della teoria dell’avvicendamento in politica tra diverse forme di governo secondo un disegno circolare, sicché alla fine del circolo si ritorna alla forma di governo di partenza.

Questo bizzarro accostamento tra due momenti storici e politici così diversi e distanti tra loro –  2200 anni -, se fatto senza un secondo fine, può essere inteso anche come una simpatica manifestazione di compiaciuta pedanteria. Ma l’accostamento, come era nelle intenzioni, è diventato l’occasione per dare giudizi gratuiti sulla politica cittadina degli ultimi 30/40 anni, ossia per dispensare pagelle tra la buona e la cattiva politica ed anche per fare differenze tra i giovani candidati della lista “Carinaro Rinasce” e quelli di “Carinaro nel Cuore”. Ed è proprio per questo che siamo costretti a dire che il paragone diventa una insopportabile riproposizione di vecchie teorie comuniste sulla divisione tra buoni e cattivi, tra puri ed impuri, mai più rinvenibili neppure tra i più incalliti seguaci di Lenin.

La storia di Carinaro, attraverso il voto popolare più volte confermato negli anni, ha fatto giustizia su chi siano stati i buoni amministratori del paese degli ultimi 40 anni. E le clientele, ove mai ne fossero state fatte, erano vizi da cui nessun partito era indenne, comprese la sinistra di ieri e quella di oggi. C’è poi anche chi, con parole volgari e diffamatorie, tenta addirittura di trascinare nella vicenda elettorale il parroco del paese, annoverandolo tra i responsabili del crollo per il solo fatto di non essere riuscito ad impedire al nuovo Sindaco eletto, già da pochi minuti rappresentante della comunità civica, di entrare in chiesa per stringere la mano al capo della comunità religiosa, in ossequio ad un corretto rito istituzionale, e di inginocchiarsi per brevi istanti davanti alla statua di Sant’Eufemia, come avrebbe fatto qualunque fedele della Santa  protettrice. Mi astengo dal fare commenti in proposito anche perché credo che la difesa del parroco sia un diritto a lui riservato, che potrà essere personalmente esercitato se ne avrà voglia.

Ritengo, invece, che per il crollo subito dalla vecchia Amministrazione non bisogna guardare troppo lontano. Vi sono cause che si legano alle scelte fatte da coloro che hanno dato vita al progetto di “Carinaro Rinasce” nella composizione della lista. Il candidato sindaco Nicola Affinito, ad esempio, è apparso subito un candidato più umile, meno finto, più naturale, più gradevole, che si sapeva rapportare bene con i cittadini. L’empatia tra un candidato sindaco e la gente è una questione di “pelle”, è come l’amore che scoppia a prima vista, un feeling che se nasce subito, nessuno riesce a spezzare. Poi vi sono quelle legate alla qualità dei candidati consiglieri, tutti giovani culturalmente all’altezza, freschi e vogliosi di mettersi in gioco e di rendersi disponibili al servizio della Città. Se poi si aggiunge che di fronte c’era un’Amministrazione che nei 4 anni di governo si era dimostrata fumosa, inconcludente, incapace di difendere gli interessi dei carinaresi e addirittura di portare a termine il mandato ricevuto, la spiegazione della sconfitta e del crollo è presto data.

Vi sono, infine, anche cause più remote, tutte interne al Pd, che spiegano la disfatta subita. Chi nel 2014 immaginò che la poltrona per un Sindaco più facilmente manovrabile e consenziente alle mire dei soliti noti avesse una valenza maggiore rispetto al progetto politico di centro sinistra attorno al quale, insieme ad altri, avevo lavorato per anni e che aveva fruttato un periodo di pace politica e grandi realizzazioni, dovrebbe oggi battersi il petto ed ammettere di essere politicamente responsabile della disfatta. Poi vi sono le responsabilità dei “notabili” provinciali di quel partito, che non hanno mai mosso un dito affinché nel circolo Pd di Carinaro si ricomponesse la frattura in atto, non rendendosi conto che il recupero dell’unità interna fosse un valore molto più grande di quello della difesa di un candidato ormai perdente, così come emergeva dagli allarmanti dati elettorali delle elezioni politiche del Marzo 2018 che parlavano di un Sindaco in netto calo, mai entrato “nel cuore dei carinaresi”.

Sono – le mie – riflessioni semplici, fatte a cuore aperto, che trovano riscontro nei fatti ed avvenimenti vissuti in questi ultimi mesi ed anche negli ultimi anni. Ma tutto questo oggi non conta più! Quel che rilevo oggi è sostenere e dare una mano – se richiesta – ai giovani eletti affinché Carinaro possa effettivamente rinascere e tornare ad essere la piccola perla dell’agro aversano, così come lo era alcuni anni or sono.

Mario Masi

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