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Siria, Erdogan “minaccia” sui rifugiati. Di Maio: “Si fermi”. Giorgetti: “Ue si vergogni”

Sale la tensione in Siria dopo l’operazione militare intrapresa dalla Turchia nel nord-est del Paese. Il premier turco Erdogan: “La comunità internazionale sostenga i nostri sforzi o accetti i rifugiati dalla Siria. Invieremo 3 milioni di rifugiati”. Donald Trump, intanto, ha dato il via libera alle sanzioni Usa alla Turchia, che colpiscono tre ministri in carica. Si tratta del ministro della Difesa, Hulusi Akar, del ministro dell’Interno, Suleyman Soylu, e del ministro dell’Energia, Fatih Donmez, oltre ai ministeri della Difesa e dell’Energia nel loro insieme.

In un editoriale pubblicato sul Wall Street Journal per sostenere le sue ragioni sull’offensiva militare contro i curdi, Erdogan scrive che “La Turchia sta intervenendo dove altri hanno mancato di agire. I flussi di rifugiati siriani, la violenza e l’instabilità ci hanno spinto ai limiti della nostra tolleranza”, ricordando l’impegno del suo paese nell’ospitare 3,6 milioni di rifugiati siriani e rivendicando di aver speso “40 miliardi di dollari per offrire loro educazione, assistenza sanitaria e alloggio”. Tuttavia, insiste, “senza supporto finanziario internazionale non possiamo impedire ai rifugiati di andare in occidente”. Erdogan spiega, quindi, di aver deciso l’offensiva in Siria dopo aver “concluso che la comunità internazionale non avrebbe compiuto i passi necessari” ad affrontare la situazione. Erdogan ha affermato che impedirà ai combattenti dello Stato Isis di lasciare il nord-est della Siria. “Ci assicureremo che alcun combattente dell’Isis possa lasciare il nord-est della Siria”, ha scritto il presidente turco, rispondendo alle inquietudini degli occidentali che temono un ritorno in campo dell’Isis dopo l’intervento turco in Siria, che rischia di favorire la fuga dei jihadisti che si trovano nelle prigioni curdi delle milizie Ypg.

“Siamo pronti a cooperare con i paesi d’origine e con le organizzazioni internazionali per la riabilitazione delle donne e dei bambini dei combattenti terroristi stranieri”, ha aggiunto il leader turco. Ankara ha accusato ieri le forze curde di aver deliberatamente rilasciato membri dell’Isis per “seminare il caos” nella regione. Un’ipotesi rilanciata anche dal presidente Usa Donald Trump in un tweet, anche se gli Usa hanno condannato l’intervento turco e ieri il segretario alla Difesa Mark Esper ha accusato l’offensiva turca di aver provocato la “liberazione di numerosi detenuti pericolosi”. Erdogan, nel suo commento, ha anche criticato i paesi occidentali che “danno lezioni alla Turchia” su come si combatte l’Isis, dopo che non sono riusciti a fermare il flusso di “foreign fighters” tra il 2014 e 2015. E ha puntato il dito particolarmente sulla Francia, che ha bloccato la vendita di armi alla Turchia. “Perché ha ignorato i nostri ripetuti avvertimenti su attacchi terroristici imminenti?” si è chiesto il presidente turco.

“La Turchia è il solo responsabile dell’escalation” in Siria e “deve sospendere immediatamente le operazioni militari”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un’informativa in aula alla Camera, aggiungendo che la soluzione alla crisi siriana non può essere militare, e che l’offensiva turca sta avendo “effetti devastanti sul piano umanitario”. L’Italia quindi, oltre alla sospensione delle esportazioni future di armi alla Turchia, avvierà “un’istruttoria dei contratti in essere” con Ankara. “Voglio sentire anche io il presidente Erdogan – annuncia il premier Giuseppe Conte, spiegando che “non si tratta solo di fermare le forniture militari, tutte le iniziative vanno messe in campo. L’esercito turco deve tornare indietro”.

“L’Europa si deve vergognare: per dichiarare l’embargo sulla vendita delle armi alla Turchia ci vogliono mesi. Ho sentito le voci di Macron e della Merkel, non quella dell’Europa, sono loro che decidono la politica europea”. Lo dice Giancarlo Giorgetti durante l’informativa del ministro Di Maio, sottolineando: “Per tanti mesi ci siamo opposti all’ingresso della Turchia in Europa e lo facevamo non a caso. Ora la democrazia c’è, ma non si ispira ai valori occidentali. Dobbiamo dire a Erdogan che da questo momento ogni ipotesi di ingresso della Turchia in Europa cade e non se ne parlerà più”.

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