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Berlino, l’attentatore ucciso a Sesto a San Giovanni: aveva sparato a poliziotti

Lo hanno identificato dalle impronte digitali e dalla misura del volto: Anis Amri, l’attentatore di Berlino era in Italia, a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano.

Che si tratti di lui, “senza ombra di dubbio”, lo dice il ministro dell’Interno Marco Minniti, e i funzionari dell’antiterrorismo della Digos di Milano. Cercava un nascondiglio? Aveva una rete? A queste domande dovranno rispondere ora gli esperti dell’antiterrorismo italiani.

Di certo Amri era arrivato in treno dalla Francia ma, appena uscito dalla stazione ferroviaria, è incappato in un controllo di polizia. Quando l’hanno fermato ha urlato “Allah Akbar” poi ha sparato contro gli agenti: ne ha colpito uno alla spalla. Loro hanno risposto: lui è morto sul colpo.

Erano le tre di notte in piazza I Maggio, zona stazione. Una volante del commissariato viene inviata dopo una chiamata: qualcuno ha udito degli spari. I poliziotti arrivano e trovano un uomo, un magrebino. E’ a piedi, solo. Alla richiesta del capopattuglia di far vedere i documenti, estrae una pistola calibro 22 dallo zaino e spara, poi si nasconde dietro un’auto. Gli agenti rispondono al fuoco, sarebbe un colpo partito dalla pistola dell’autista a ucciderlo.

Il riconoscimento del cadavere è avvenuto grazie ai dati della misura del volto e al successivo rilievo delle impronte digitali. In tasca aveva alcuni biglietti delle ferrovie francesi, che hanno consentito di ricostruire il tragitto che aveva compiuto. L’uomo in treno aveva viaggiato da Chambery, in Savoia, fino a Torino. Da lì aveva raggiunto la stazione Centrale di Milano dove è arrivato all’una di notte. Infine, dalla stazione Centrale si è spostato a Sesto, dove intorno alle tre di notte ha incrociato gli agenti in pattuglia del commissariato locale.

In Italia, ha detto il ministro Minniti, commentando la notizia, esiste un “livello elevato di controllo del territorio che consente, nell’imminenza dell’ingresso di un uomo in fuga perchè ricercato, di identificarlo e neutralizzarlo. L’Italia sia orgogliosa”.

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