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Chiuso il “Cocoricò”, il padre di Lamberto: “La sua morte non vana”

Riccione – La chiusura per quattro mesi del Cocoricò è un “messaggio forte” che è stato accolto “molto bene” dai genitori di Lamberto Lucaccioni, il 16enne di Città di Castello che il 19 luglio scorso si è sentito male mentre ballava nella discoteca di Riccione ed è poi morto per un’overdose di ecstasy.

“I genitori di Lamberto, come ha riferito il loro legale, “hanno tanta rabbia dentro che rivolgono quasi più verso il locale che nei confronti dello spacciatore”. “La decisione di chiudere il Cocoricò li rende quindi, per quanto possibile, un po’ più sereni, o, almeno, contribuisce alla lenta riconquista della loro serenità. Nessuno potrà restituire ciò che è stato tolto – ha aggiunto – ma anche questa è una risposta alla sete di giustizia che cominciano a reclamare”. Il padre del ragazzo, Livio Lucaccioni, ha sottolineato: “Mio figlio non è morto invano”.

Il questore di Rimini, Maurizio Improta, ha deciso per uno stop di 120 giorni, 4 mesi, a partire da lunedì, per il Cocoricò. Il provvedimento è stato notificato all’amministratore della società che gestisce la discoteca di Riccione domenica mattina all’alba, proprio mentre il locale si svuotava degli avventori.

Il 16enne si trovava in vacanza a Pinarella di Cervia, in provincia di Ravenna, con altri due amici di 17 anni. Alloggiava con i genitori di uno dei due compagni in un appartamento preso in fitto per le ferie. Il sabato sera i tre ragazzi avevano preso il treno per Riccione per andare a ballare al Cocoricò. Poi la tragedia.

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