Campania

Il killer di Milano: “Volevo vendicarmi, mi hanno rovinato”

Milano – “Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato”, le prime parole di Claudio Giardiello, il 57enne originario di Benevento, che ieri mattina, poco dopo le 11, ha aperto il fuoco all’interno del Palazzo di Giustizia. Ben 13 i colpi esplosi e tre le vittime: il giudice Fernando Ciampi, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e Giorgio Erba, coimputato e socio del killer. Dopo essere fuggito a bordo del suo scooter è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri a Vimercate, nel Milanese. Se non fosse stato fermato, secondo gli investigatori si sarebbe diretto a Carvico (Bergamo) per uccidere Massimo D’Anzuoni, suo socio di minoranza.

Davanti agli inquirenti Giardello, colto da un malore, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Separato e con due figli di 33 e 24 anni, l’uomo si era trasferito a Garbagnate Milanese nel 2012, dopo il fallimento del suo matrimonio. Sotto choc l’ex moglie: “Non pensavo che fosse ridotto così”. L’imprenditore ora viveva con una donna straniera, non è chiaro se sua compagna o colf. “Non credo di aver mai scambiato una parola con lui – racconta una vicina –ma dall’aspetto mi sembrava un persona pacifica, tranquilla. Lo vedevo uscire ed entrare sempre in sella ad una moto, con qualunque tempo, neve, ghiaccio”.

Ora le indagini della Procura di Brescia dovranno accertare anche le responsabilità sul fronte sicurezza del Palazzo. “Di fronte a un gesto isolato le difese difficilmente possono essere assolute”, ha spiegato il procuratore capo di Milano Bruti Liberati.

L’agguato – Le telecamere di sorveglianza riprendono Giardiello in giacca e cravatta entrare intorno alle 9 nel tribunale. Con un tesserino falso di riconoscimento varca l’ingresso riservato solo a magistrati, avvocati, e personale amministrativo, sguarnito di metal detector, e sale al terzo piano del Palazzo con la sua Beretta calibro 9×21 in tasca. In aula il diverbio con il suo difensore, l’avvocato Appiani, che gli dice di voler rinunciare all’incarico.

In pochi minuti la situazione degenera. Giardiello estrae la pistola dalla tasca e spara ai due coimputati: Giorgio Erba muore quasi subito, l’altro, Davide Limongelli, nipote del killer, rimane gravemente ferito. Poi punta la pistola verso l’avvocato Appiani e lo uccide. Un testimone ha raccontato che avrebbe puntato l’arma anche verso il pm d’udienza Luigi Orsi, il quale, rifugiatosi nella stanza dedicata alla camera di consiglio insieme al collegio presieduto da Teresa Ferrari da Passano, ha dato l’allarme chiamando il procuratore Bruti Liberati.

Nella fuga, sulle scale tra il primo e il secondo piano, il killer incrocia casualmente il commercialista Stefano Verna, incaricato di occuparsi del fallimento della Immobiliare Magenta: spara e lo ferisce alle gambe. Poi si dirige verso l’ufficio del giudice civile della sezione imprese, Fernando Ciampi, il magistrato che nel marzo del 2008 era nel collegio che dichiarò il fallimento della sua azienda. Apre la porta e lo uccide con due colpi.

La sparatoria dura una ventina di minuti. Poi Giardiello esce dal tribunale, confondendosi probabilmente con le altre centinaia di persone che scappavano, cercando un riparo, chi nelle aule e chi all’esterno. Verrà arrestato circa un’ora dopo a Vimercate dai carabinieri, dopo una fuga in scooter, mentre dal Palazzo escono le barelle con morti e feriti, e gli agenti in borghese si muovono ancora armi in pugno.

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