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Smartphone in abbonamento: cosa fare se si rompe?

 Lo smartphone è ormai diventato uno strumento diffusissimo: dai prodotti ultra tecnologici e costosi, a quelli di fascia più bassa, sono davvero pochi i consumatori, specie fra i più giovani, che riescono a farne a meno.

Merito anche delle numerose offerte di Wind, Tim, Vodafone e così via che permettono di acquistare i migliori device includendolo in un abbonamento e pagandolo a rate. Quando si decide di acquistare uno smartphone in abbonamento si devono prendere in considerazione diversi fattori, come spiega questo articolo pubblicato da Difesa del Cittadino: è infatti prioritario considerare le proprie esigenze.

Ad esempio, sarà inutile acquistare lo smartphone con un pacchetto che prevede soglie altissime per gli sms se poi in realtà ne mandiamo pochissimi. Al contrario, se si utilizza assiduamente lo smartphone, magari anche navigando spesso in rete, sarà opportuno cercare un piano tariffario con soglie elevate, così da evitare di eccedere dai limiti previsti e pagare costi aggiuntivi.

Per chi fa un uso massiccio del cellulare, magari per lavoro, esistono poi le tariffe flat, che offrono un traffico senza limiti. Una domanda che però avrà agitato tutti coloro che stavano per entrare in possesso di uno smartphone nuovo è: cosa fare se si rompe? Niente paura: chi ha uno smartphone in abbonamento può contare su delle tutele particolari, che è bene conoscere ancor prima di firmare il contratto, così da essere preparati in ogni evenienza.

“La legge prevede tempi congrui per la riparazione, senza ben definirli, ma in questo caso dovrebbero essere una settimana”, spiega Domenico Murrone, responsabile telefonia dell’associazione dei consumatoriAduc. “Il cellulare in comodato è infatti collegato a un piano tariffario che l’utente è obbligato a pagare per contratto. L’operatore è quindi tenuto a fornire subito un cellulare che corrisponde alle caratteristiche previste dal contratto sottoscritto. Può essere il cellulare riparato in una settimana oppure un cellulare sostitutivo, di uguale modello”.

Insomma, a livello contrattuale si è ben tutelati in caso di guasti. Se l’operatore non rispetta questi vincoli, ossia se non provvede a sostituire il cellulare oppure non restituisce lo smartphone riparato entro i limiti previsti, si può provvedere ad inviare una raccomandata di messa in mora: in questo modo di intima all’operatore di risolvere il problema entro le 48 ore successive alla ricezione della raccomandata.

“Consigliamo – prosegue Murrone – di chiedere anche un rimborso di 300-400 euro, per spingere l’operatore a rispondere”.

Se il gestore ignora anche questa lettera, allora è necessario rivolgersi al Corecom oppure alla Camera di Commercio della propria regione per avviare le procedure di conciliazione. In alternativa, è anche possibile rivolgersi ad una associazione dei consumatori.

In ogni caso, prima di sottoscrivere un contratto di abbonamento per l’acquisto di uno smartphone sarà bene leggere con attenzione il foglio informativo e ricordare che il piano tariffario ci legherà all’operatore per diversi anni, con costi di recesso spesso elevati.

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