Aversa

Viaggio nelle scuole aversane: l’Itc “Alfonso Gallo”

Il preside Gennaro CristianoAVERSA. Un viaggio nelle scuole aversane, partendo dall’Itc “Alfonso Gallo”, diretto da tanti anni dal professor Gennaro Cristiano.

Un “reportage”, dunque, che ci porterà nel mondo della scuola aversana, per conoscere queste realtà più da vicino, i suoi protagonisti, gli allievi, i professori, ma soprattutto un dialogo a quattrocchi con i dirigenti degli istituti scolastici aversani che hanno, in certi casi, segnato la storia e il cammino di tanti allievi. Il “Gallo” è diretto dal preside Cristiano, del quale sappiamo quanto impegno e passione mette nel garantire una gestione che abbia soprattutto riscontri positivi nella preparazione dei suoi “allievi”. Felicemente sposato, ha due figlie che adora, entrambe laureate, la prima a Roma (Giurisprudenza alla Luiss), la seconda a Napoli (Economia alla Federico II). Entrambe lavorano nella capitale: la prima come avvocato, la seconda collabora con la “Business School” della Luiss. La moglie è laureata in Lettere e lavora al Comune, quale responsabile dell’area anagrafica.

Cristiano è preside di questo istituto dal 1 settembre 1993. Un vero “maratoneta”, nel senso che quando inizia la sua giornata, fatta di mille impegni e responsabilità, non si sa mai quando la finisce. La sua scrivania sembra più un tavolo da riunione, sopra sono riposte montagne di documenti ma egli sa esattamente dove trovare quello che serve, riesce sempre a districarsi con maestria, proprio come fa nella gestione e nella direzione del “Itc Gallo”. Un preside “di vecchio stampo”. Tutti nella “sua” scuola lo rispettano e lo considerano un loro “pari”. E forse anche questa dote, quella dell’umiltà, ha contribuito a far si che il preside Cristiano sia davvero amato da tutti.

L’organizzazione amministrativa viene gestita con zelo dal direttore amministrativo Generoso Piccirillo, vero “braccio destro” del preside Cristiano, anch’egli da anni punto di riferimento per tanti al “Gallo”. Poi il vicepreside vicario, professor Antonio Capuano, colui che gira l’isstituto e macina chilometri nei corridoi e nelle aule. I ragazzi in lui vedono un amico, con la sua presenza garantisce tranquillità e serenità. Quante volte ci è capitato di sederci davanti a questo enorme tavolo nella presidenza e con il preside Cristiano abbiamo trascorso piacevolissime conversazioni. Lui ama dire: “Per me gli allievi sono tutti come figli, e ad un figlio non bisogna mai far fare anticamera. Loro hanno sempre la priorità su tutto! Vero, come non dargli ragione. Ora che siamo qui, alla presenza del prof Cristiano, vogliamo approfittare e porre qualche domanda.

 da sin. Capuano, Cristiano e PiccirilloSono tanti anni che Lei è dirigente di questo Istituto. Quali sono, a suo parere, gli aspetti positivi e negativi verificatisi sotto la sua “gestione” e quali le cose che ancora si potrebbero fare per migliorare la gestione dell’Itc Gallo. “Da diciotto anni dirigo questo istituto, insieme ai docenti e al personale Ata ho affrontato e superato mille difficoltà. Fin dall’inizio del mio mandato mi sono trovato di fronte a situazioni spiacevoli a causa sia della penuria di locali scolastici che della inconsistenza e/o pericolosità di alcuni di essi. Inoltre, associando alla centrale anche la sezione distaccata di Casal di Principe, il numero degli allievi era di circa 2500 unità, mentre quello dei docenti più di 200. Davvero un bel problema. Per cui, nel giro di due anni, con l’aiuto dell’Amministrazione provinciale di Caserta e del Provveditorato agli studi, riuscii a rendere completamente autonoma la sede di Casal di Principe”.

Il rapporto che Lei ha con i suoi docenti sicuramente è ottimo. Quali, secondo Lei, gli aspetti o gli esempi che può fornirci in tal senso affinché il dialogo tra preside e professore sia sempre costruttivo e viaggi sulle stesse ideologie e programmi aventi come fine ultimo il miglioramento e la corretta gestione di un Istituto importante qual è l’Itc Gallo? “Il mio rapporto con i docenti, con gli allievi, ma anche con il personale Ata, è improntato sulla reciproca stima, fiducia e schiettezza. Al dirigente sono richieste notevoli conoscenze di psicologia, capacità di autocontrollo emotivo. Egli deve ridurre al minimo errori, curare le relazioni interpersonali (ascolto e dialogo) e gestire la conflittualità interna in modo costruttivo. Egli è in ogni caso il garante di un buon clima interno, fondamentale in un luogo educativo che la scuola rappresenta”.

Ha mai pensato, almeno una volta, di mollare tutto, e se lo ha pensato cosa le ha dato la forza e la voglia di continuare? “In verità, no. Ho sempre avuto tanta voglia di lottare, di mettermi in gioco, confidando nell’affetto di molti docenti, del personale Ata di ogni livello e soprattutto degli allievi, tutti bisognosi, comunque, di un leader autorevole e carismatico. E tutto questo lo si ottiene solo attraverso l’ascolto e il dialogo”.

 Oggi, a distanza di tanti anni, secondo Lei com’è cambiata la scuola e cosa non la soddisfa, ci riferiamo anche alle ultime novità apportate dal Ministro Gelmini? “Oggi si sente parlare sempre più spesso di ‘rigore’ e di ‘serietà’. Tra gli scopi principali della scuola, non vi è il ‘rigore’ ma la formazione globale degli studenti, secondo modi che perseguono rigorosità scientifica. Quanto alla ‘serietà’, essa non può essere intesa come severità e selezione, a sostegno del ‘merito’, concetto che la politica attuale sta assolutizzando con l’incongruenza tipica di chi pensa che il merito sia una categoria a sé stante e rigidamente misurabile. Bisognerebbe sottolineare, invece, che c’è del merito anche in chi non raggiunge traguardi straordinari, ma utilizza il meglio di se stesso e le opportunità che la scuola e il territorio gli offrono. In occasione della cerimonia di apertura di questo anno scolastico, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottolineatola necessità di investire sulla scuola, riconoscendo come prioritari ricerca e istruzione nella ripartizione della spesa pubblica. La scuola, ha detto, è ‘fattore di crescita e di uguaglianza’; purtroppo, a leggere la legge Finanziaria per il 2011 la scuola non è tra le priorità del Paese, almeno non la scuola pubblica, perché per le scuole paritarie i fondi aumentati di 245 milioni di euro. Non si tratta, ovviamente, di fare la lotta alle scuole paritarie, molte delle quali svolgono un ruolo importante nel territorio regionale, ma non si può neanche pensare di costruire e tagliare nella scuola pubblica ventilando premi al merito l’impressione che si ricava è di un rinnovato recuperò del centralismo e di uno svilimento dell’autonomia, ormai disattesa dal centro e impraticabile nella periferia. La riforma Gelmini non si configura come tale, ma è piuttosto un riordino degli studi. Il vero problema sono i nodi di criticità della scuola (autonomia e valorizzazione / formazione / carriera degli insegnanti) che restano e non c’è riforma che possa trovare effettiva applicazione se non vengono risolti. Non si può attribuire ad una riforma l’azione salvifica di un sistema che non riesce a pensare agli attori della stessa riforma, cioè agli insegnanti, malpagati e frustrati, che tuttavia assicurano un sistema che funziona regolarmente”.

Cosa vorrebbe consigliare a chi si appresta ad entrare nel “mondo scuola”? Con quali criteri Lei pensa ci si debba porre per meglio integrarsi in questo contesto così denso di difficoltà ma, al contempo, ricco di soddisfazioni, se questa professione viene presa col piglio giusto e con la preparazione adeguata? “Ai docenti potrei consigliare l’importanza di una formazione permanente per se stessi e una comunicazione con gli allievi schietta ed efficace, non dimenticando che la loro professione è una missione; ai colleghi dirigenti vorrei sottolineare che un buon capo d’istituto non deve essere soltanto un manager (conoscenza delle norme), ma anche e soprattutto un leader (capacità di comunicazione, autorità carismatica”.

 Un giorno lontanissimo cosa le piacerebbe che si dicesse di Lei e come vorrebbe essere ricordato? “E’ un uomo che ha molto amato la scuola e si è sempre sforzato di ascoltare e dialogare efficacemente con tutti” Lei alla scuola ha dato tanto, ne è valsa la pena, si sente ricambiato? “Sì, ne è valsa la pena; perché molto mi è stato dato (stima e affetto)”.

Quale consiglio ora vuole dare ai giovani che vivono e frequentano la scuola e che tra non molto si apprestano a sostenere gli esami di maturità? “A tutti ai nostri giovani consiglierei di studiare con passione, collaborando con i propri compagni, consapevoli che il periodo di istruzione, formazione scolastica è il più bello e interessante della loro vita; ai maturandi, poi, di affrontare una così decisiva prova con coraggio e determinazione, senza risparmio di tempo ed energie”.

Sappiamo che sta attraversando un momento difficile e delicato che riguarda la sua salute, sappiamo anche che non ne vuole parlare, ma vogliamo chiederle solo una cosa: ora come sta? “Oggi posso tranquillamente affermare di stare bene; colgo l’occasione, perciò, per ringraziare docenti, allievi e personale Ata nell’essermi stati molto vicini, testimoniando sincera partecipazione e affetto: il che mi ha aiutato non poco a superare psicologicamente quella terribile esperienza”. Noi la ringraziamo, le auguriamo un buon lavoro ma soprattutto ci consenta di dirle che la sua forza d’animo è davvero straordinaria, un vero esempio da imitare.

INTERVISTE AGLI ALLIEVI.

Quale è stato il tuo impatto con la scuola e il tuo graduale inserimento? NICOLA E. 1^ F: “L’impatto per me è stato è stato molto positivo , soprattutto per quanto concerne i professori che sono comprensivi e ci guidano in ogni situazione. Loro sono per noi un vero punto di riferimento”.

Cosa pensi del preside? CATERINA C. 1^ F: “So che è una persona responsabile e che ci segue e mi piacerebbe incontrarlo, come alla classe, poiché non è ancora successo per via delle sue condizioni di salute, ma gli siamo vicini e gli vogliamo bene.Non lo vediamo..ma lo sentiamo attraverso i nostri professori”.

 Tu sei un’allieva della quinta classe, cosa ne pensi del tragitto finora affrontato, ma soprattutto cosa ti ha lasciato questo percorso ? NANCY S. 5^ B: “Per me questo Istituto si distingue soprattutto dal fatto e posso affermare con certezza che ciò che conta sono i rapporti umani con i professori che in questi anni son cresciuti di pari passo con la nostra conoscenza ed apprendimento”.

La scuola per te cos’è? ERNESTO B 5^ B: “La scuola siamo noi; poi sono consapevole che i nostri professori e il preside ci sono vicini, il fatto di non avvertire distanze e che ciascuno di noi abbia un valido punto di riferimento nel contesto scolastico è elemento essenziale per chi come noi a breve si appresta a sostenere l’esame di maturità”.

La scuola a volte può diventare diciamo così una sorta di “famiglia allargata” pensi si possibile questo? Francesco P. 5^ B: “Certo, lo può diventare, noi siamo in questa classe da cinque anni, i nostri rapporti sono ottimi ci sosteniamo e ci aiutiamo a vicenda. Poi con i Prof il rapporto diventa davvero come se fossimo in una famiglia, certo come in tutte le famiglie si litiga e non sempre si va d’accordo, ma poi facciamo pace e tutto finisce lì. Peccato che a breve finirà questa avventura”.

E’ vero! Questa avventura per voi ragazzi della quinta finirà, per altri delle prime sta iniziando, ma per tutti voi la vera avventura comincerà appena conseguito il diploma, avrete davanti a voi una strada lunga da percorrere e, grazie agli insegnamenti avuti, siamo certi andrete molto lontano. In bocca al lupo e grazie.

di DONATO LIOTTO

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