Italia

Caso Bocchino, Fini: “Dimissionato senza ragione”

Gianfranco FiniROMA. “L’onorevole Bocchino è stato dimissionato senza ragione”, a parlare è il presidente della Camera Gianfranco Fini che ha commentato le dimissioni del suo fedelissimo.

Il leader di Montecitorio, durante un intervento all’università dell’Insubria, ha parlato della polemica in atto con il premier Silvio Berlusconi e del caso dell’epurazione del vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera Italo Bocchino: “È evidente che l’onorevole Italo Bocchino sia stato dimissionato senza che ce ne fossero le ragioni, perché non mi risulta che avesse fatto male il suo lavoro, ha la mia solidarietà. Ieri – ha aggiunto Fini – Bocchino ha potuto esprimere la sua posizione. Attenzione a non far credere che ci sia una dittatura o che stiamo per entrare in una dittatura. Questo non è vero. Quando c’è una dittatura non c’è alcuna possibilità di dire le proprie idee. La mia – ha proseguito Fini – non è apologia della moderazione ma l’invito a non avvelenare di più le coscienze e a non seminare l’odio, e a non indurre chi non ha tutti gli elementi a dar vita ad una stagione che l’Italia ha già vissuto”. Gianfranco Fini, parlando con gli studenti dell’Insubria, ha anche parlato della legge elettorale: “Quello del collegio rimane il metodo più utile. È di moda dire – ha aggiunto il presidente della Camera – che l’attuale legge elettorale è un porcellum perché ci sono dei nominati. Questo è vero, però attenzione perché quelli che dicono di rimettere le preferenze a volte sono gli stessi che dicevano che le preferenze erano la degenerazione della politica”.

Ma sul caso Bocchino, l’altra parte del Pdl continua a sostenere una diversa interpretazione dei fatti, come sottolinea Paolo Boaniuti a SkyTg24: “Non c’è stata nessuna epurazione nei suoi confronti, ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Le dimissioni è lui stesso che le ha presentate e la firma in calce è la sua, non di Silvio Berlusconi o altri. Bonaiuti ha escluso categoricamente che il caso Bocchino e la tensione di nuovo acuitasi all’interno del partito di maggioranza relativa possa ripercuotersi sul governo. Questo non può assolutamente accadere – ha detto – perché l’attività dell’esecutivo procede come sempre compatta, e si basa sull’attuazione di un programma molto preciso e comune di impegni presi con i nostri elettori, i quali ci continuano a premiare costantemente, come ha dimostrato la triplicazione di voti alla maggioranza alle ultime elezioni regionali”.

Anche il premier Berlusconi è tornato a parlare di Fini durante il Cdm di questa mattina, sostenendo di non averlo mai appellato come “traditore”.

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