Aversa

Parco Pozzi edificabile: saranno costruite 400 villette

Parco PozziAVERSA. Il suolo del Parco Pozzi diventa edificatorio e viene ceduto ai privati. Quello che si era paventato come un rischio sin dal primo momento dell’abbattimento delle case dei profughi nel 1990 è, purtroppo, avvenuto.

L’unico polmone verde che ancora resiste in pieno centro urbano, nonostante la guerra contro gli alberi portata avanti dall’amministrazione in carica, sarà cancellato nel breve giro di qualche mese da un parco di villette esclusive realizzato su progetto dell’ingegnere Giovanni Spezzaferri che, ispirandosi alla sua squadra di calcio, ha parlato di “Granata Norman Park”.

Insomma, l’ennesimo sacco della città, come già avvenuto con il Convento di Sant’Agostino degli Scalzi. La notizia non è ancora ufficiale, ma sarebbe stata confermata da diversi interessati, a partire dal governatore della Regione Campania (la sovranità in materia urbanistica appartiene alle regioni, n.d.r.) Antonio Bassolino, allo stesso sindaco di Aversa Mimmo Ciaramella al consigliere comunale delegato Fiore Palmieri.

“Una decisione – avrebbe dichiarato il primo cittadino aversano agli uomini del suo entourage – che non abbiamo potuto non adottare d’intesa con la Regione Campania, visto che le casse comunali sono, di fatto, completamente prosciugate dai tantissimi mutui che proprio noi abbiamo acceso in questi nostri sette anni di amministrazione, sperperando fiumi danaro in opere che, spesso, si sono rivelate forse addirittura inutili per la nostra città, come, ad esempio, lo stesso nuovo muro del parco Pozzi, che oggi, però, fungerà da recinzione per il nuovo insediamento abitativo che sorgerà tra il verde dei pini secolari che non saranno, comunque, abbattuti per far posto alle circa quattrocento villette monofamiliari che sorgeranno in quello che fu il campo profughi”.

Da qui l’applicazione della nuova procedura in materia urbanistica che consente, nel caso di intesa univoca tra i due enti coinvolti, ossia Regione e Comune, di non passare in consiglio comunale per approvare il cambio di destinazione dei suoli interessati. L’intera operazione dovrebbe portare nelle casse comunali circa 400 milioni di euro tenuto conto che l’intera area consiste in circa ottantamila metri quadrati venduti a cinquemila euro ognuno. Prezzi esorbitanti, dunque, ma c’è chi afferma che l’intera operazione è già stata pianificata a livello economico dal manager nostrano Isidoro Orabona, che in tal modo sarebbe di nuovo rientrato nell’orbita di Ciaramella.

Sull’intera vicenda, dopo aver sottolineato, tanto per cambiare, l’assordante silenzio delle opposizioni (stando ai “si dice”, tra l’altro, sarebbero “prenota tari” di alcune di queste costruende villette Paolo Santulli, Peppe Stabile, Armando Lama e Mario Gatto), da registrare la protesta praticamente solitaria di Alessandro Gatto del Wwf che ha dichiarato: “Abbiamo provveduto ad inviare una dettagliata nota-denunzia alla magistratura, tentando di dimostrare che tutto questo era stato preordinato con l’abbattimento del muro perimetrale e con la potatura radicale e l’abbattimento di molti alberi. Insomma, l’amministrazione Ciaramella ha commesso un vero e proprio delitto. Non possiamo non invitare gli aversani alla protesta, con un corteo che partirà questa mattina alle 10 dal parco Pozzi per giungere al comune”.

Di seguito la storia completa di quello che, ormai, è stato l’ultimo polmone verde in centro urbano ad Aversa, a cura dell’architetto Mario Pisani:

Il Parco Pozzi è divenuto, nel corso del tempo, da vasta proprietà della famiglia Marrandino, che ha tracciato i primi viali in terra battuta e messo a cultura numerose e pregiate essenze arboree, come i maestosi cedri del Libano, il pino mediterraneo e le araucarie, un ospedale militare e quindi un centro di accoglienza per gli italiani che provenivano dai diversi territori dell’ex impero coloniale.

L’area in questione, già ai primi del Novecento, assume una dizione toponomastica indicata nel tracciato che da Piazza Vittorio Emanuele conduce fino a Via Roma, come via del Parco (in dialetto “aret o parco”).

Nel 1935 si assiste ad una svolta profonda perché agli interessi per la passeggiata all’aria aperta, allo svago della città antepone quelli più prettamente di carattere militare.

Sono gli anni del consenso popolare nei confronti del regime fascista che tenta l’avventura coloniale per allargare i confini dell’Impero con l’impresa di Etiopia. L’area in questione viene quindi individuata dal Ministero della Guerra come quella possibile per costituire, all’interno del Parco, un presidio ospedaliero destinato all’assistenza ai soldati impegnati nelle operazioni militari in Africa orientale.

Nasce in questo modo l’Ospedale Militare Baraccato che prende il nome di Arnaldo Mussolini.

L’Ospedale impiega lo spazio del Parco per disporre diversi padiglioni per interventi sanitari costruiti con baraccamenti in legno, collegati tra loro da ampi viali alberati ispirati al castrum romano.

In questo modo abbiamo al posto dei viottoli in terra battuta dell’impianto originario, una vera e propria rete viaria interna pensata soprattutto per le necessità funzionali. L’insediamento viene anche dotato di un impianto idrico, realizzato a carico del Comune grazie ad un accordo tra il tenente colonnello e l’allora podestà fascista di Aversa, come rammenta la storia del luogo mentre i lavori dell’intero ospedale vengono completati nel 1937.

Con la disfatta della seconda guerra mondiale il Comando alleato requisisce l’area che viene svincolata nel 1946 per trasferire tutte le attrezzature presenti ad Aversa a quello analogo di Maddaloni.

L’area viene concessa in maniera temporanea al Comune ed utilizzata come ricovero dei profughi provenienti dalla Grecia, dall’Egeo, dalla Venezia Giulia, dall’Istria e dall’Egitto. Abbiamo in questo modo un cambio della destinazione del Parco da insediamento militare ad ente per l’assistenza dei profughi del dopoguerra.

I profughi occupano le baracche lasciate dall’Ospedale e danno luogo ad una pacifica colonizzazione dell’area che viene ufficialmente denominato “Centro raccolta profughi baraccato”.

Soltanto dopo l’istituzione delle Regioni a statuto ordinario, avvenimento che risale negli anni ’70, l’intero immobile diviene proprietà della Regione Campania, che successivamente lo cede in comodato d’uso gratuito al Comune di Aversa.

Nel periodo che va dagli anni ’50 alla fine degli anni ’80 l’originaria area del Campo vede diminuire gli spazi liberi per l’edificazione di alcune costruzioni come una chiesa e di uno spazio destinato a campo sportivo. In questi anno il Comune utilizza l’area anche per una sezione di scuola elementare mentre sono praticamente ignorati gli interventi di tutela del verde che viene affidata agli interventi spontanei degli ospiti del Campo.

Con lo scorrere degli anni la maggior parte degli ospiti del Campo profughi riesce a trovare una dimora più idonea rispetto alle baracche oramai fatiscenti grazie all’assegnazione di case popolari mentre la decisiva trasformazione del campo in un Parco pubblico, avviene nel 1990, a seguito del viaggio ad Aversa del Pontefice Giovanni Paolo II.

Infatti per acconsentire di assistere alla messa del Papa il maggior numero di fedeli il Comune decide l’abbattimento delle baracche e di gran parte delle strutture edilizie esistenti nel Campo, asfalta i viali e lo spazio del campo sportivo e provvede all’arricchimento dell’area verde con altre aiuole fiorite. Il Parco Pozzi diviene lo spazio dell’evento anche se non dobbiamo registrare un impegno continuativo nei confronti del patrimonio del verde.

Il Parco prende il nome di Salvino Pozzi e viene aperto al pubblico mentre una parte dell’area è adibita a parcheggio ed un’altra per il gioco delle bocce degli anziani.

Dai primi anni Novanta fino ai giorni nostri si assiste a qualche intervento sporadico delle giunte che si susseguono, come la realizzazione della rete per l’innaffiamento delle piante, l’organizzazione di qualche area attrezzata per giochi dei bambini e la presenza in un’altra dotata di attrezzi ginnici anche se il vandalismo, unito alla cronica diseducazione nei confronti dell’ambiente hanno prodotto l’attuale stato di degrado, dovuto anche alla mancanza di sorveglianza e di protezione all’interno del parco.

Altri motivi del degrado sono l’affidamento delle funzioni di giardinaggio e pulizia a ditte o a personale precario, spesso non qualificato, ultimo ma non certamente tale, la mancanza di un progetto organico e razionale che sia in grado di ridisegnare l’area in questione.

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