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Isiss “Novelli” celebra il ricordo dell’Olocausto

shoahMARCIANISE. Una mattina in grande stile, che non poteva lasciare indifferenti neppure gli spiriti più spietati, si è svolta sabato scorso, 24 gennaio,presso il teatro “Ariston” di Marcianise, per celebrare il ricordo dell’Olocausto.

Alla manifestazione, dal titolo “I testimoni raccontano la Shoah”, ha partecipato il triennio dell’Isiss “G.B. Novelli” al completo, una rappresentanza dell’ITIS “Ferraris” della città, molti docenti delle scuole del territorio, la Dirigente scolastica del “Novelli”, professoressa Emma Marchitto, e due ospiti d’eccezione: Graziella Di Gasparro e Michele Criscuolo, entrambi testimoni – in modi diversi – di uno dei più terribili periodi vissuti dall’umanità nel ‘900. È stata – quindi – quella di sabato – una mattinata indimenticabile, di cui l’emozione ha costituito il filo conduttore, e i numerosissimi allievi presenti, con la loro attenzione ed il loro vivo interesse, la struttura. La giornata era cominciata con la proiezione di “Jonah che visse nella balena”, film-capolavoro, che affrontava l’argomento della vita nei lager vista dai bambini. Tale visione, aveva già proiettato la platea in una tematica delicata quanto emozionante. E nessuno dei presenti, potrà più dimenticare, anche la commozione intensa di Michele Criscuolo, al racconto delle drammatiche vicende che videro protagonista il padre, Giuseppe, all’indomani dell’otto settembre del 1943, quando, sottufficiale dell’aeronautica, dapprima fu obbligato a rimanere a disposizione dei tedeschi, poi, liberato dagli stessi, ne fu di nuovo catturato, e condotto prima nel lager di Lipsia e poi nelle miniere di Baalberge (Bernburg), a 450 metri sotto terra. Le lacrime di Michele, scaturite dal ricordo di vicende appartenute al padre, ormai deceduto, esempio di eroismo vissuto con naturalezza, hanno subito lasciato il posto a considerazioni lungimiranti sul futuro dei nostri giovani, che, distratti da mille interessi, a volte tralasciano proprio quei valori che devono essere coltivati per poter vivere utilmente. I giovani devono sapere che non esiste solo il diritto alla memoria ma anche la memoria come diritto, affinché nulla venga dimenticato – non si può dimenticare, infatti, lo sterminio di sei milioni di persone, e perché non succeda di nuovo, è necessario ricordare; allo stesso tempo, non va abbandonata la facoltà “di potersi trasmettere” considerato che, tempo pochi anni, non ci saranno più protagonisti superstiti che – ricordando – possano raccontare. Per chi vive rimane la necessità di sapere, e la memoria non finisce, quando si riesce a tramandare. Non ha suscitato minore sensazione la dolorosa storia di Graziella di Gasparro, testimone dell’eccidio di Conca della Campania, che a distanza di oltre sessantacinque anni rimane legata ad un ricordo sempre vivo, costituito dall’esecuzione di 18 persone innocenti, tra cui anche l’amato padre. Graziella, con la lucidità di chi non può e non deve dimenticare, ha raccontato la sua drammatica vicenda, lasciando col fiato sospeso tutti i convenuti. “È inutile piangere i morti se si ripetono gli errori che hanno causato quelle vittime, ovvero le guerre, poiché nessuna guerra è giusta e di questo dobbiamo essere tutti convinti. D’altra parte l’Italia ripudia la guerra. è scritto anche nella nostra Costituzione, spesso calpestata e vilipesa da molti nemici della pace”. – ha dichiarato Graziella – “Il primo novembre 1943, la furia nazi-fascista si accanì contro 40 cittadini inermi, tra cui mio padre, per un solo soldato tedesco ucciso per motivi ancora oscuri. (.) Quel giorno, in aperta campagna, furono massacrate 18 persone, tra le quali anche due adolescenti; uno di essi fu ucciso perché le sue urla di terrore infastidivano il plotone d’esecuzione. L’altro, poverino, fu costretto a scavare le fosse, sebbene avesse un braccio rotto. Così si completò la tragedia: un colpo di pistola e poi il silenzio. e nel silenzio cadeva dai loro corpi trucidati il sangue, tingendo di rosso la terra sulla quale erano caduti. Quel giorno l’erba cambiò colore, unica testimone di quell’efferato delitto di cui la cosiddetta società civile ha speso per troppi anni un colpevole silenzio: e fu erba rossa. Avevo allora 10 anni e mi fu tolto un padre tenero, affettuoso, onesto, indispensabile per la mia famiglia e per me, che di lui avevo tanto bisogno.(.) Facciamo in modo – ha concluso la testimone – che anche grazie a questa manifestazione, il sangue che tinse di rosso l’erba non sia mai più versato e che l’erba torni a crescere verde come la speranza di vivere in un mondo migliore. A voi più giovani, perché sappiate che gli ideali camminano sui binari della giustizia e della libertà, per

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