Italia

Lodo Alfano: polemiche e scontri in commissione

Walter VeltroniROMA. Polemiche e scontri alla Commissione Giustizia e Affari Costituzionali della Camera per l’esame del cosiddetto “lodo Alfano”.

Il Partito Democratico, inizialmente, aveva deciso di abbandonare i lavori in segno di protesta per questo emendamento che garantirebbe l’immunità per le più alte cariche dello Stato durante il periodo del loro mandato. Il segretario del Pd Walter Veltroni, contrario alla decisione dal Presidente della Camera Gianfranco Fini di anticipare l’esame della norma ‘blocca. Processi’, ha dichiarato: Antonio Di Pietro“Il governo non ritira l’emendamento blocca-processi e vuole espropriare le funzioni del Parlamento. Il presidente della Camera Fini, al posto di opporvisi, avalla e favorisce. Con la decisione adottata dalla conferenza dei capigruppo, priva di qualsiasi precedente nella storia repubblicana, il presidente Fini ha imposto di far esaminare il lodo Alfano dal Parlamento con tempi assolutamente ristretti – ha aggiunto Veltroni – In sole 24 ore si vuole presentare, discutere e approvare, in commissione e in aula, una normativa che incide su diversi principi costituzionali. Ciò è inaccettabile e incomprensibile alla luce di un corretto svolgimento delle funzioni di garanzia proprie del presidente della Camera. Angelino AlfanoIl presidente Fini – afferma il leader dei democratici – ha smarrito questa funzione per inseguire l’emergenza costituita dalle esigenze temporali del processo al premier. Abbiamo chiesto di riconvocare la conferenza dei capigruppo– conclude Veltroni – Vedremo in questa sede se Fini saprà esercitare il suo ruolo istituzionale di garanzia per tutto il Parlamento”. Dopo la riunione dei parlamentari Democratici, membri della commissione Giustizia e Affari, il presidente Donatella Ferranti ha affermato: “Il Pd presenterà 200 emendamenti al Lodo Alfano e confermiamo dura opposizione sia in Aula che al Senato”. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, invece, non si è accodata alla decisone del Pd ed ha espresso la volontà di restare: “Quando c’è emergenza democratica – spiega Antonio Di Pietro – si presidia il fronte. Preferiamo fare come l’ultimo giapponese piuttosto che cedere a questo modello dittatoriale che viene imposto dalla maggioranza al Parlamento, visto che si decide di non applicare la legge al Presidente del Consiglio”.

A tali polemiche il Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha risposto: “Abbiamo dato la nostra disponibilità a riformulare la norma che prevede la corsia preferenziale ai reati più gravi e recenti e annessa a questa c’era la possibilità di sospendere per un anno altri processi. Abbiamo dato la nostra disponibilità confidando nel buon senso dell’opposizione e confidando nella volontà di dialogo. Ora – continua il ministro – attendiamo gli emendamenti per capire davvero di che dialogo si tratta. Certo, abbandonare l’aula non è un buon viatico. Comunque – conclude Alfano – valuteremo le proposte migliorative ma dalla sinistra vengono idee preconcette con la richiesta di ritiro del provvedimento”. La votazione nell’aula di Montecitorio è attesa per giovedì prossimo, prima del decreto sicurezza.

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