Italia

Il Papa e l”università di Roma: una polemica tutta italiana

Manifesto contro il PapaROMA. La recente vicenda della contestata visita del Papa all’Università di Roma fa ancora discutere tra i tanti “pro” e “contro”. Ma vogliamo provare ad analizzare un po’ i fatti per come si sono presentati e per come in realtà sono?

Ascoltando i commenti dei politici dell’ intero centrodestra e di buona parte del centro-sinistra (specie gli eredi del compromesso storico DC-PCI e dei clericali di sinistra, oggi teo-dem), oltre quelli della “grande stampa” nazionale, sembra che sia stato impedito a Benedetto XVI di parlare all’Università “La Sapienza” di Roma. A nostro sommesso avviso la realtà è un altra. Su espresso invito del Rettore dell’ateneo capitolino, il Pontefice doveva tenere una cosiddetta ‘lectio magistralis’ in occasione dell’apertura dell’anno accademico. Tale iniziativa è stata indicata da alcuni docenti, ed in seguito da alcuni studenti, come non opportuna (e tutti, compreso il Rettore, hanno in seguito riconosciuto la fondatezza dell”osservazione), perché in nessuna Università del mondo l’inaugurazione di un anno accademico è affidata ad un Capo di Stato o, men che meno, ad un’autorità religiosa. Addirittura c”è stato chi, per giustificare la visita del Pontefice, ha ricordato che “La Sapienza” è stata fondata nel 1303 da papa Bonifacio VIII, come dire che a Torino dovrebbero invitare i Savoia a inaugurare l” anno accademico o a Napoli qualche principino di Svevia. E chi ancora ha detto che il Papa veniva a “La Sapienza” per parlare della recente moratoria Onu sulla pena di morte…..eppure, è cronaca che la Chiesa non ha speso neppure una parola per favorirla, visto che la pena di morte è stata rimossa ufficialmente dalla Legge fondamentale del Vaticano solo nel 2001! Ma a parte ciò, a nostro avviso, è stato il Rettore de “la Sapienza” a sbagliare nel formulare l’invito al Pontefice il quale ultimo, invece, poteva senz’altro intervenire dopo l’inaugurazione dell’anno accademico con un suo discorso e la benedizione di alcuni locali della cappella cattolica che sorge all’interno del campus romano. Ciò chiarito, non vi era stata successivamente nella comunità universitaria alcun serio problema o diffusa ostilità ad ospitare il Papa (come assicurato dallo stesso ministro dell’Interno Amato) ed il non più di un centinaio di imperterriti ed isolati contestatori non poteva certo impressionare un Pontefice che recentemente si è recato in visita nella musulmana Turchia nonostante fosse stato avvertito dei reali pericoli per la sua incolumità fisica e per l’ordine pubblico locale. Alla luce di tanto risulta assai poco credibile che il Papa abbia rinunciato, nella sua Roma, alla visita a “La Sapienza” per timore di scontri e tafferugli. Del resto non sarebbe stata la prima volta che Benedetto XVI (come qualsiasi altro capo di Stato) viene contestato da qualche minoranza, come gli è già capitato anche nel cattolicissimo Belgio, solo per fare qualche esempio. Sono stati, dunque, il Vaticano e il Papa a declinare l’ invito pur se inizialmente mal formulato dal Rettore de “La Sapienza”. Il perché di questo comportamento del Pontefice si è palesato subito: le autorità vaticane hanno voluto drammatizzare, in modo volpino, tale vicenda per mostrare falsamente e vittimisticamente che ad esse è “vietato parlare”, che è stata lesa la “libertà”, che vi è in giro anticlericalismo ottocentesco, che la Chiesa (che ha commesso violenze indicibili nella Storia) subisce oggi violenza. Ma la verità è che il Pontefice, i cardinali e i vescovi parlano e intervengono liberamente, continuamente, quotidianamente, e sono presenti ovunque e comunque nel mondo dell’informazione italiana, come non avviene in nessun paese del mondo. E fanno propaganda di concetti illiberali e antidemocratici come il “peccato uguale reato”, la sottomissione della scienza ai dogmi di fede, la condanna dell’Illuminismo, la difesa del processo a Galilei, la nuova e virulenta crociata contro l’aborto, contro il divorzio, contro le donne, contro gli omosessuali. Certo, rimane il problema che un laico, a meno di smentire clamorosamente se stesso, non può dire NO al confronto con la sua principale controparte confessional- religiosa. Ma se si trattasse di scegliere tra contestazione e confronto, i veri laici sarebbero sempre per il secondo, senza ombra di dubbio. Il punto è che col Papa non è possibile alcuno contraddittorio, alcun dibattito. Il Dalai Lama, per fare un esempio tra gli altri capi religiosi, risponde alle domande dei giornalisti e del pubblico. Ciò invece non è mai successo e mai succederà col Papa. Specie l’attuale Pontefice, viene, bacchetta a destra e a manca (tendenzialmente più a manca), presenta la sua filosofia alquanto reazionaria, dice messa, aspetta che i politici e le autorità civili si genuflettano e poi se ne va. E francamente era ora che qualcuno si decidesse a dire: “Basta, a noi non sta bene!“. Non ci saremmo mai augurati che si arrivasse a tanto, sino a sfiorare l”intransigenza, tuttavia se le situazioni degenerano è colpa, non tanto del Vaticano, quanto e soprattutto dei politici imbelli, ipocriti e “cattivi maestri” tra i quali molti, oggi, si genuflettono alla Chiesa e la riempiono di privilegi, ma fino a ieri si distinguevano per atteggiamenti esattamente opposti. Per concludere ed anche per fugare ogni dubbio di intolleranza crediamo che una coerente manifestazione di laicità suggerirebbe di promuovere l” organizzazione di un bel dibattito con scienziati, filosofi, capi religiosi sulle relazioni tra Scienza e Fede e Filosofia e Fede. Si inviti il Papa, ovviamente e che intervenga come religioso e come filosofo, se cerca il dialogo, confrontando la sua posizione con altre. E solo in quel caso potremo capire e stabilire da che parte viene la chiusura al dialogo. Ma, senza girarci attorno, il Papa ad inaugurare l” anno accademico di un’Università c”entra come il ministro Fabio Mussi a dare “l” Angelus” o come la cantante Britney Spears alla cerimonia dei Nobel. Senza bisogno di invocare Voltaire, che si sfiora il ridicolo.

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