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Intercettazioni: Berlusconi reagisce, Saccà si autosospende

Silvio Berlusconi ROMA. Lo scoop di Repubblica sulle intercettazioni tra Silvio Berlusconi e il direttore di RaiFiction Agostino Saccà hanno provocato un terremoto che coinvolge la politica, la magistratura, il Csm e la tivù di Stato. Nemmeno il recente scandalo sul presunto “patto” tra Rai e Mediaset aveva fatto tanto rumore.

La Procura di Napoli, come ieri ha scritto su Repubblica il giornalista Giuseppe D’Avanzo (la Guardia di Finanza ha perquisito stamani la sua abitazione dopo l’apertura di un’inchiesta sulla fuga di notizie), sta indagando sull’ex premier, accusato di aver corrotto Saccà (segnalando alcune attrici per una fiction) e per istigazione alla corruzione di alcuni senatori del centrosinistra finalizzata a dare la “spallata” al governo Prodi. Tra i senatori coinvolti c’è Nino Randazzo, eletto in Australia nella circoscrizione estero, il quale ebbe un incontro con il Cavaliere a Palazzo Grazioli. Due accuse strettamente collegate, dal momento che Randazzo sarebbe andato da Berlusconi per intercessione dello stesso Saccà e di un amico di quest’ultimo, il commercialista calabrese, Pietro Pilello. Randazzo rifiutò l’offerta allettante di diventare viceministro degli Esteri (o sottosegretario con la delega per l’Oceania) in cambio del suo ‘No’ in Senato al governo Prodi.

Ieri, dopo la pubblicazione della notizia, i legali del Cavaliere hanno sottolineato l’assoluta liceità del suo comportamento. Berlusconi ha commentato: “C’è odore di elezioni, l’armata rossa della magistratura si rimette in moto. “Siamo in un Paese malato dove non c’è più la libertà”. Per l’ex premier si tratterebbe di una strategia per boicottare il dialogo tra lui e Veltroni sulla riforma elettorale: “C’è una voglia chiara di sabotare quell’accordo di buon senso che sta per nascere, quel dialogo che sta per nascere tra due parti che finora si erano guardate con molta diffidenza. Tra me e Veltroni non c’è stato alcun accordo segreto”. E ancora: “Quando un organo di stampa interviene sulle conversazioni che tra dirigenti Rai e dirigenti Mediaset assolutamente normali, anzi dovute, e poi si usa quest’ultima vicenda, credo che ci sia una voglia chiara di sabotare quell’accordo di buon senso che sta per nascere, quel dialogo che sta per nascere tra due parti che finora si erano guardate con molta diffidenza”. Berlusconi ha poi inviato un esposto al ministro della Giustizia, Clemente Mastella, affinché provveda “come ha fatto in altre situazioni meno gravi”.

Nel frattempo, la maggioranza dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura ha chiesto all’organo di autogoverno dei giudici di avviare una pratica a tutela dei pm napoletani, al centro di pesanti critiche, soprattutto da parte di Forza Italia, mentre l’Associazione Nazionale Magistrati, pur deprecando la fuga di notizie, ha definito un malcostume quello di reagire attaccando la magistratura. E proprio sulla fuga di notizia sia la Procura di Napoli che il Garante della Privacy hanno aperto un fascicolo.

Intanto, Agostino Saccà (che, come scrive l’Unità, non ha mai fatto mistero di aver votato sempre Forza Italia, dicendo tanti “no” a Berlusconi) si è autosospeso dalla Rai. “L’avvocato Marcello Melandri difensore del direttore di Rai Fiction Agostino Saccà fa sapere che lo stesso a tutela della sua immagine, della sua onorabilità e integrità e comunque della necessità di garantire gli interessi dell’azienda ha chiesto al direttore generale di essere dispensato dallo svolgere la propria attività lavorativa nell’attesa che si concluda al più presto e positivamente l’indagine in corso”, si legge nella nota diffusa dal legale. Una decisione inevitabile, anche perché avrebbe rischiato di essere sospeso come è stato nelle scorse settimane per Debora Bergamini, nell’ambito della suddetta inchiesta Rai-Mediaset. In giornata, il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, a margine di una conferenza stampa presso la sede nazionale dell’Anci sull’informazione regionale, si era espresso chiaramente: “Mi sembra chiaro che, data la situazione, il direttore Saccà non può continuare a svolgere il suo lavoro. C’e’ un avviso di garanzia, ci sono normali tutele dell’azienda e dell’interessato”.

Una vicenda che riapre la polemica sulle intercettazioni (già scatenatasi con la fuga di notizie sulle inchieste Bnl/Unipol e “Why Not”) e sulla proposta di legge per limitarne l’uso e la pubblicazione attualmente ferma al Senato.

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