Caserta – Badge timbrati, uffici lasciati subito dopo e ore di servizio che, secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate per faccende private, commissioni personali, soste a casa e perfino appuntamenti dal barbiere. È il quadro ricostruito dai carabinieri del Nas di Caserta nell’inchiesta che ha portato alla sospensione per dodici mesi di sei operatori sanitari dell’Asl di Caserta, tra dirigenti medici e infermieri, in servizio nel Distretto sanitario 12, che comprende Caserta, Castel Morrone, Casagiove e San Nicola la Strada. Gli indagati, come previsto dalla legge, restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
L’ordinanza interdittiva – Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura sammaritana, ed è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Caserta. La misura cautelare interdittiva dispone la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio per dodici mesi e impedisce ai destinatari di svolgere attività lavorativa sia nell’amministrazione di appartenenza sia in qualsiasi altra struttura pubblica o convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. L’ordinanza, notificata ieri, è stata immediatamente eseguita dalla direzione generale dell’Asl.
Le accuse – Ai sei operatori sanitari vengono contestati, a vario titolo e in forma continuata, i reati di false attestazioni o certificazioni e truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. Secondo la Procura, il sistema avrebbe consentito ai dipendenti coinvolti di percepire regolarmente lo stipendio pur in assenza delle prestazioni lavorative dovute. Il danno economico per l’Asl è stato quantificato provvisoriamente in circa 15mila euro.
Le indagini del Nas – L’attività investigativa è partita alla fine del 2023, dopo alcune segnalazioni arrivate ai militari del reparto specializzato, ed è proseguita con servizi di osservazione, pedinamenti e controlli mirati. I primi accertamenti avrebbero documentato allontanamenti sistematici dal posto di lavoro durante l’orario d’ufficio, mentre i dipendenti risultavano formalmente in servizio. A quel punto l’autorità giudiziaria ha disposto l’installazione di telecamere nascoste nei pressi dei varchi di accesso e delle postazioni marcatempo del Palazzo della Salute. I riscontri video, insieme al monitoraggio sul territorio, hanno consentito agli investigatori di ricostruire una serie di condotte ritenute illecite, sebbene nella fase ancora preliminare delle indagini.
Il meccanismo contestato – Secondo quanto emerso, il sistema si sarebbe basato sulla falsa attestazione della presenza attraverso la timbratura del badge, seguita dall’immediato abbandono della struttura sanitaria. In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, i dipendenti si sarebbero allontanati per svolgere attività personali, pur risultando regolarmente presenti negli uffici.
Le singole posizioni – Tra le posizioni ritenute più gravi dagli investigatori figura quella del dirigente medico Ubaldo Lanzante, di San Nicola la Strada, in servizio all’Unità operativa Materno infantile. Secondo gli accertamenti del Nas, nel dicembre 2023 il sanitario sarebbe rientrato in ufficio accompagnato dalla moglie pochi minuti prima delle ore 15 soltanto per timbrare l’uscita, pur risultando presente dalle ore 8. In un altro episodio documentato dalle telecamere, sarebbe stato ripreso mentre entrava in ufficio con pantaloni lunghi e usciva diverse ore dopo indossando pantaloni corti. La Procura ritiene rilevante anche l’episodio relativo a una missione di servizio all’ospedale Melorio di Santa Maria Capua Vetere: terminato l’impegno, il dirigente avrebbe impiegato circa quattro ore per rientrare nella sede Asl di Caserta. In quel lasso di tempo, secondo i carabinieri, avrebbe svolto faccende personali tra San Nicola la Strada, una gastronomia e la propria abitazione.
Gli altri medici coinvolti – Nell’inchiesta compare anche il medico odontoiatra Paolo Goglia, specialista ambulatoriale. I pedinamenti avrebbero documentato diversi rientri a casa dopo la timbratura d’ingresso. Per gli investigatori, il sanitario si sarebbe allontanato in modo sistematico dal posto di lavoro durante l’orario di servizio, pur risultando regolarmente presente. Per il medico Michele Zampella, di Caserta, assegnato all’ufficio esenzioni ticket per patologie e reddito, i carabinieri avrebbero invece accertato una visita dal barbiere durante l’orario lavorativo. Tra gli indagati c’è anche il medico di continuità assistenziale Fabio Di Fazio, di Caserta: in una circostanza sarebbe stato immortalato con due magliette diverse tra l’orario di ingresso e quello di uscita dagli uffici dell’Asl; in un altro episodio i militari lo avrebbero seguito mentre, insieme al figlio, si recava in un’officina meccanica durante le ore in cui risultava formalmente in servizio.
I due infermieri – L’inchiesta coinvolge anche gli infermieri dell’assistenza domiciliare Mauro Aldi, di San Nicola la Strada, e Umberto Mazzacapo, di Caserta, accusati di timbrarsi reciprocamente i badge per simulare la presenza sul posto di lavoro. Secondo la ricostruzione degli investigatori, uno dei due si sarebbe recato in reparto al solo scopo di registrare la presenza del collega, nonostante risultasse formalmente a riposo per malattia. I pedinamenti avrebbero inoltre documentato commissioni personali durante il turno.
I riflessi sul servizio pubblico – Per la Procura, oltre al danno economico, l’aspetto più grave riguarda le conseguenze sull’assistenza sanitaria. L’assenteismo contestato avrebbe provocato rallentamenti nelle pratiche amministrative, ritardi nelle cure domiciliari e disagi per i cittadini, contribuendo all’allungamento delle liste d’attesa e penalizzando soprattutto le fasce più fragili dell’utenza. Gli indagati avranno ora la possibilità di difendersi e dimostrare l’estraneità alle accuse formulate nei loro confronti.

