La Marina militare italiana si prepara a un possibile intervento nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più delicati per il traffico energetico mondiale, ma con condizioni ben precise: sicurezza garantita e cessazione delle ostilità.
Piano operativo per Hormuz – La pianificazione illustrata dal capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe Berutti Bergotto, prevede l’impiego di quattro unità navali, tra cui due cacciamine, una nave di scorta e una logistica di supporto per operazioni prolungate. “La pianificazione prudenziale che ha fatto il capo di Stato Maggiore della Difesa prevede un gruppo basato su 2 cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che ci permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi. Ovviamente noi non andiamo da soli, andiamo all’interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l’Olanda e il Belgio”. Bergotto ha ribadito che “Noi siamo pronti a effettuare un’operazione di sminamento, ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate”, sottolineando come il rischio resti elevato e debba essere ridotto al minimo grazie alla tecnologia.
Il militare francese morto dopo l’attacco in Libano – La Francia piange la morte del caporale in capo Anicet Girardin, deceduto a causa delle ferite riportate in un attacco di Hezbollah in Libano. L’annuncio è arrivato dal presidente Emmanuel Macron, che ha reso omaggio al soldato “caduto per la Francia”, esprimendo cordoglio ai familiari e ricordando anche l’altro militare ucciso nella stessa imboscata.
Negoziati in stallo e tensioni tra Stati Uniti e Iran – Il confronto tra Iran e Stati Uniti resta appeso a una tregua fragile, dopo il fallimento del secondo round di negoziati, saltato prima ancora di iniziare. Secondo fonti americane, l’esercito statunitense starebbe consumando le scorte di missili a un ritmo superiore rispetto a Teheran, arrivando a utilizzare fino al 45% degli armamenti di precisione nelle ultime settimane. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che nuovi colloqui potrebbero essere “possibili” già nei prossimi giorni, ma ha anche rivendicato il blocco dello Stretto di Hormuz, sostenendo che l’Iran starebbe cercando di riaprirlo per ragioni economiche.
Le accuse iraniane all’Occidente – Da Teheran arrivano dichiarazioni dure. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in un colloquio con Antonio Tajani, ha definito “inaccettabile il silenzio dei Paesi europei di fronte agli attacchi di Stati Uniti e Israele contro gli impianti nucleari pacifici dell’Iran”. Nel frattempo, Mohammad Bagher Ghalibaf ha esaltato il ruolo delle Guardie rivoluzionarie, definite “muro di ferro” contro i nemici, mentre i pasdaran rivendicano la capacità di colpire obiettivi strategici con azioni “devastanti e inimmaginabili”.
Hormuz sotto pressione: attacchi e sequestri – La tensione si riflette direttamente nello Stretto di Hormuz, dove il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie avrebbe colpito tre navi. Secondo i media iraniani, due imbarcazioni, la Msc Francesca e la Epaminondas, sono state sequestrate e condotte verso la costa iraniana, mentre la nave Euphoria risulterebbe incagliata dopo un attacco. Le autorità iraniane sostengono che le navi operassero senza autorizzazioni e mettessero a rischio la sicurezza marittima, mentre resta alta la minaccia dei cosiddetti “barchini” utilizzati per azioni rapide contro il traffico commerciale.
Libano chiede proroga cessate il fuoco– Sul fronte libanese, il governo di Beirut si prepara a chiedere una proroga del cessate il fuoco nei colloqui con Israele a Washington. Il presidente Joseph Aoun ha confermato contatti in corso per estendere la tregua di almeno dieci giorni. Intanto, gli Stati Uniti invitano i propri cittadini presenti in Iran a lasciare il Paese sfruttando la riapertura parziale dello spazio aereo o attraverso rotte terrestri verso Armenia, Azerbaijan, Turchia e Turkmenistan.

