All’alba un’operazione ad ampio raggio ha colpito la rete della ’ndrangheta tra Sud e Nord Italia, disarticolando – secondo gli inquirenti – un sistema radicato e operativo che intrecciava traffico di droga, violenza e affari illeciti.
Sono 54 le misure cautelari eseguite dalla polizia di Stato in cinque regioni, tra le province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Milano, Rovigo e Viterbo. I reati contestati, tutti aggravati dal metodo mafioso, spaziano dall’associazione di stampo mafioso al traffico di stupefacenti, fino a tentato omicidio, estorsione, detenzione di armi ed esplosivi, favoreggiamento e trasferimento fraudolento di valori.
Le misure cautelari e l’inchiesta – Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Dda di Catanzaro, ha portato a 46 custodie cautelari in carcere e 8 obblighi di dimora. L’indagine ha documentato la piena operatività della cosiddetta “Locale dell’Ariola”, con particolare riferimento alla ’ndrina riconducibile alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne, attiva nel territorio delle Serre vibonesi.
Il nome di Marco Ferdico – Tra i destinatari dell’ordinanza figura anche Marco Ferdico, ex capo della Curva Nord dell’Inter, già condannato con rito abbreviato nell’inchiesta Doppia Curva e attualmente a processo a Milano per l’omicidio di Vittorio Boiocchi. Nei suoi confronti le accuse sono di associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di droga.
Il ruolo nel narcotraffico – Secondo la ricostruzione degli investigatori, Ferdico sarebbe stato il “terminale del narcotraffico a Milano e in Brianza” per conto della cosca calabrese, indicato come “pusher di riferimento” nel Nord Italia e soprannominato all’interno del gruppo “il calciatore”. Le indagini descrivono un sistema consolidato di approvvigionamento e distribuzione di stupefacenti, con carichi provenienti dalla Calabria e destinati ai mercati settentrionali.
Le rotte della droga e le intercettazioni – Le carte dell’inchiesta delineano una filiera strutturata: la droga viaggiava lungo l’asse Calabria–Bologna–Milano, con quantitativi ingenti tra marijuana e hashish. In alcune conversazioni intercettate si fa riferimento a carichi di decine di chilogrammi e a dinamiche di vendita rapide e organizzate, con Ferdico indicato come punto di riferimento per lo smercio nel capoluogo lombardo.
I legami tra cosche e il favoreggiamento di un latitante – L’operazione, denominata Jerakarni, ha fatto emergere anche i rapporti tra la ’ndrangheta delle Preserre vibonesi e la famiglia di Cosa Nostra Santapaola-Ercolano di Catania. Gli investigatori hanno ricostruito il supporto fornito al latitante Antonino Trentuno, aiutato nella fuga dopo essere arrivato dalla Grecia fino al porto di Bari. Il successivo trasferimento verso la Calabria è stato monitorato dagli inquirenti fino al fermo avvenuto nei pressi di Lamezia Terme, dove l’uomo è stato trovato in possesso di documenti falsi.
I collegamenti con Milano e il mondo ultras – L’inchiesta riporta al centro dell’attenzione i legami tra criminalità organizzata e ambienti del tifo organizzato. Il nome di Ferdico, già emerso nelle indagini sull’omicidio Boiocchi e nei rapporti con figure come Andrea Beretta e Antonio Bellocco, torna in un contesto che gli inquirenti descrivono come un crocevia tra ’ndrangheta e affari illeciti legati anche alla gestione del mondo ultras.
Un sistema radicato tra Sud e Nord – Per gli investigatori, Milano rappresenta il terminale strategico di una rete criminale che parte dalla Calabria e si estende lungo tutta la penisola, confermando la capacità delle cosche di proiettare i propri interessi ben oltre i territori d’origine. IN ALTO IL VIDEO

