Iran, il “sussurro del fantasma”: così la Cia ha trovato il pilota americano disperso nel deserto

di Redazione

Un battito cardiaco trasformato in segnale, isolato nel silenzio del deserto e seguito fino a una fessura di montagna. È su questa traccia invisibile che la Cia ha costruito una delle operazioni di recupero più delicate degli ultimi anni, riportando in salvo il militare americano noto come “Dude 44 Bravo”, rimasto nascosto per due giorni in Iran dopo l’abbattimento del suo F-15E nei pressi di Isfahan.

La tecnologia segreta – Al centro della missione c’è “Ghost Murmur”, letteralmente “sussurro di fantasma”: un sistema sperimentale capace di individuare la posizione di una persona captando il campo magnetico generato dal battito cardiaco. Secondo quanto riferito da fonti militari citate da New York Post e Washington Post, la tecnologia combina magnetometria quantistica a lungo raggio e intelligenza artificiale, riuscendo a isolare segnali estremamente deboli dal rumore ambientale. “È come sentire una voce in uno stadio, solo che lo stadio è un’area desertica di migliaia di chilometri quadrati. Nelle giuste condizioni, se il tuo cuore batte, ti troveremo”, ha spiegato una fonte.

Come funziona – Il principio è legato alla natura elettrica del corpo umano: ogni battito genera una corrente e, di conseguenza, un campo magnetico unico. A differenza dei segnali elettrici rilevati dagli elettrocardiogrammi, quelli magnetici si propagano senza bisogno di contatto diretto. I sensori quantistici – tra cui dispositivi come gli Squid e i magnetometri a pompaggio ottico – sono in grado di registrare variazioni infinitesimali, anche miliardi di volte più deboli del campo magnetico terrestre. L’intelligenza artificiale interviene poi per filtrare le interferenze e individuare la “firma” cardiaca della persona cercata.

Dallo sviluppo al campo – Il sistema sarebbe stato sviluppato da Skunk Works, la divisione avanzata e riservata della Lockheed Martin. Dopo i test su droni ed elicotteri Black Hawk, l’operazione in Iran rappresenta il primo utilizzo operativo documentato. L’ambiente desertico, con basse interferenze elettromagnetiche e scarsa presenza umana, ha favorito l’efficacia del sistema, offrendo condizioni ideali per l’individuazione del segnale.

La missione di recupero – Il pilota, ferito e braccato dalle forze iraniane, aveva ridotto al minimo le comunicazioni per non essere localizzato, utilizzando solo in modo sporadico il dispositivo di emergenza Combat Survivor Evader Locator. Proprio uno di questi momenti si è rivelato decisivo: “Ha dovuto uscire dalla fessura per inviare il segnale. Non era tanto importante il segnale, quanto il fatto che sia stato costretto a esporsi”, ha riferito una fonte. A quel punto, Ghost Murmur ha agganciato il battito cardiaco, consentendo alle squadre di soccorso di restringere il campo e completare l’operazione.

Limiti e prospettive – Nonostante le potenzialità, la tecnologia non è ancora universale. Funziona al meglio in ambienti “puliti”, con poche interferenze, e richiede tempi di elaborazione significativi. Resta inoltre incerto il suo impiego in scenari più complessi o in operazioni offensive. Tuttavia, il risultato ottenuto segna un passaggio importante nella ricerca militare: la possibilità di localizzare un essere umano senza emissioni attive, sfruttando esclusivamente la sua attività biologica.

Durante il briefing alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump e il direttore della Cia, John Ratcliffe, hanno fatto riferimento all’operazione, sottolineando la portata dell’innovazione. “Era invisibile al nemico, ma non a noi”, ha dichiarato Ratcliffe. Un’affermazione che sintetizza il salto tecnologico: nel teatro di guerra contemporaneo, anche il più debole dei segnali può diventare decisivo.

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