Pozzuoli (Napoli) – Una ferita mai rimarginata torna al centro della scena giudiziaria con un verdetto definitivo. La Cassazione ha confermato la condanna a cinque anni di carcere per Giorgio Angarano, 79 anni, legale rappresentante della società “Vulcano Solfatara srl”, ritenuto responsabile nel procedimento legato alla morte di tre componenti di una famiglia veneziana.
Il pronunciamento dei supremi giudici chiude così il lungo iter processuale relativo ai fatti del 12 settembre 2017, quando persero la vita i coniugi Massimiliano Carrer, 45 anni, nato a San Donà di Piave, Tiziana Zaramella, 42 anni, che lavorava per la Triveneta Sicurezza all’interno dell’aeroporto “Marco Polo” di Tessera, e il figlio Lorenzo, 11 anni. Vivevano a Meolo, in Veneto, con l’unico sopravvissuto: un bambino che all’epoca aveva 7 anni.
La tragedia – Quel giorno, nel sito naturalistico del vulcano puteolano, il terreno cedette sotto i piedi della famiglia. I tre vennero risucchiati uno dopo l’altro nella cavità, rimanendo poi soffocati dai gas presenti nel sottosuolo. Si salvò soltanto il figlio più piccolo dei coniugi Carrer.
La decisione della Cassazione – I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa di Angarano, rendendo definitiva la condanna. Allo stesso tempo, è stata annullata la sentenza della Corte d’Appello di Napoli limitatamente alla revoca della confisca dell’area, con rinvio per un nuovo giudizio su questo specifico aspetto.
L’iter processuale – Nel primo grado di giudizio, conclusosi il 28 gennaio 2021, erano stati assolti gli altri cinque imputati, tutti soci della società. Una decisione poi confermata anche in appello, lasciando come unico condannato il rappresentante legale.

