Sanità, visite private fuori dai canali ufficiali: arrestati dirigente medico e infermiera

di Redazione

Un sistema parallelo di visite a pagamento all’interno di strutture pubbliche, fuori dai percorsi ufficiali e con incassi diretti: è questo il quadro delineato dagli investigatori che ha portato agli arresti domiciliari di un dirigente medico e di un’infermiera.

L’operazione – I carabinieri del Nas di Lecce, con il supporto dell’Arma territoriale, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lecce, su richiesta del pubblico ministero Maria Vallefuoco. Il provvedimento riguarda un medico, responsabile dell’unità operativa semplice aziendale di Cardiologia territoriale del distretto di Lecce, e una collaboratrice infermieristica.

Le accuse – I due sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in peculato, falso ideologico aggravato, accesso abusivo a sistema informatico e truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale. Secondo l’accusa, avrebbero organizzato un sistema parallelo di erogazione di prestazioni sanitarie a pagamento all’interno di strutture pubbliche.

Il sistema contestato – Le indagini descrivono un utilizzo sistematico dei locali e delle dotazioni di una Asl leccese, in particolare nella sede di via Miglietta, per effettuare visite private non autorizzate. Le prestazioni sarebbero state svolte eludendo i canali ufficiali di prenotazione, in particolare il Cup, con incasso diretto dei compensi da parte degli indagati.

Il vantaggio economico – Oltre ai pagamenti percepiti per le visite, il dirigente medico avrebbe continuato a beneficiare delle indennità di esclusività previste dal contratto, riconosciute proprio a condizione di non svolgere attività privata esterna. Il totale contestato dagli investigatori ammonta ad almeno 52mila euro per il periodo analizzato.

Le indagini – Il provvedimento trae origine da una articolata attività investigativa avviata nel 2025 su scala nazionale, su disposizione del comando carabinieri per la tutela della salute di Roma, focalizzata sul monitoraggio delle attività libero-professionali intramurarie. L’attività ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei due indagati.

Le conseguenze – Secondo quanto evidenziato dagli inquirenti, il sistema avrebbe inciso anche sul funzionamento delle liste d’attesa e sull’integrità delle risorse pubbliche destinate al Servizio sanitario nazionale. “Tale condotta – si legge in una nota dei carabinieri – oltre a configurare i reati di concorso in peculato, falso ideologico, truffa aggravata e accesso abusivo a sistemi informatici, ha cagionato un sensibile pregiudizio al funzionamento delle liste d’attesa e all’integrità delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale”. IN ALTO IL VIDEO

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