Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe piegato gli appalti pubblici a interessi privati, trasformando incarichi e consulenze in un flusso continuo di denaro da spartire. È questo lo scenario emerso dall’operazione condotta dai finanzieri del comando provinciale di Crotone che hanno notificato 20 avvisi di garanzia al termine di un’indagine che ipotizza un articolato meccanismo corruttivo.
Le perquisizioni e gli indagati – Sono 80 i militari della Guardia di Finanza impiegati nel dispositivo operativo che ha portato all’esecuzione di 16 perquisizioni, anche informatiche, tra enti locali – in particolare Provincia e Comune di Crotone – studi professionali e abitazioni private, tra Calabria ed Emilia-Romagna. Gli indagati, a vario titolo, devono rispondere di associazione per delinquere, corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico.
Il sistema degli affidamenti – Al centro dell’inchiesta, denominata Teorema e coordinata dalla Procura diretta da Domenico Guarascio, con l’attività della pm Rosaria Multari, ci sarebbe un meccanismo rodato, attivo tra il 2023 e il 2025. Secondo l’accusa, funzionari pubblici e professionisti avrebbero operato in associazione, orientando affidamenti diretti di servizi tecnici e professionali in violazione dei principi di rotazione, imparzialità e trasparenza previsti dalla normativa sui contratti pubblici. Gli appalti, spesso sotto soglia e legati all’edilizia scolastica, sarebbero stati affidati a professionisti compiacenti che, una volta incassati i compensi, ne avrebbero retrocesso una parte attraverso una complessa triangolazione finanziaria. I flussi venivano giustificati con fatture per consulenze, ritenute però dagli inquirenti operazioni inesistenti.
Il ruolo di Manica – Tra i principali indagati figura Fabio Manica, consigliere comunale di Forza Italia ed ex vicepresidente della Provincia di Crotone, che ha ricoperto fino a pochi giorni fa anche il ruolo di presidente facente funzione. Secondo l’impostazione accusatoria, Manica sarebbe stato coinvolto nel sistema di affidamenti e nella gestione dei flussi economici, che confluivano su una società formalmente intestata a terzi ma della quale, sempre secondo gli investigatori, sarebbe stato socio occulto. Il denaro finiva poi su una carta di credito utilizzata dal politico. Per lui e altri quattro indagati per corruzione, la Procura aveva richiesto misure cautelari restrittive, ma il giudice per le indagini preliminari ha disposto, al momento, la notifica degli inviti a rendere interrogatorio preventivo prima di decidere sull’eventuale applicazione delle misure.
Il denaro e i sequestri – Il volume complessivo del denaro pubblico ritenuto indebitamente sottratto è stato quantificato in circa 400mila euro. Parte delle somme sarebbe confluita su conti personali di un funzionario pubblico, utilizzata per spese private come acquisto di autoveicoli, viaggi, premi assicurativi, spese di rappresentanza e prelievi di contante. La restante quota sarebbe rimasta nella disponibilità dei professionisti coinvolti, secondo accordi di ripartizione. Nel corso dell’operazione, i militari hanno eseguito un sequestro preventivo d’urgenza che ha riguardato cinque società – due con sede in Emilia-Romagna – oltre a immobili, disponibilità bancarie e autoveicoli, per un valore complessivo pari alla somma ritenuta oggetto delle condotte illecite. IN ALTO IL VIDEO

