Una scia immediata di conseguenze politiche si abbatte sull’esecutivo dopo la sconfitta referendaria sulla riforma della giustizia. Il primo effetto è una serie di dimissioni che ridisegnano gli equilibri interni alla squadra di governo e aprono nuovi fronti di tensione.
Le dimissioni di Del Mastro e Bartolozzi – A lasciare l’incarico non è soltanto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, il cui passo indietro era già nell’aria nelle ultime ore, ma anche la capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi. Una doppia uscita che segna una risposta immediata al risultato del voto popolare. La decisione arriva al termine di una mattinata di riunioni serrate, durante le quali la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lavorato per definire una linea netta dopo il referendum.
“Ho sempre combattuto criminalità” – «Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio», ha dichiarato Delmastro dopo l’uscita dal governo. Una scelta che, secondo fonti di Fratelli d’Italia, rientra in «questioni di opportunità politica».
Le ombre sul sottosegretario – Negli ultimi giorni Delmastro era stato coinvolto anche nel caso della «Bisteccheria d’Italia», attività di cui era stato socio insieme alla figlia diciottenne di Mauro Caroccia, condannato a quattro anni di carcere per intestazione fittizia di beni del clan guidato da Michele Senese, detto ‘o pazzo. Una vicenda che aveva ulteriormente complicato la sua posizione.
Il caso Bartolozzi – La capa di gabinetto era finita al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni rilasciate all’emittente siciliana Telecolor: «Se vince il sì ci liberemo dei magistrati. Sono un plotone di esecuzione». Parole che avevano alimentato un acceso dibattito politico e contribuito a rafforzare il clima di pressione attorno all’esecutivo.
Santanché in bilico – Resta incerta, invece, la posizione della ministra del Turismo, Daniela Santanché, che tenta di resistere alle pressioni. Su di lei pesano le inchieste legate agli affari e ai debiti della società Visibilia, oltre alla questione della cassa integrazione richiesta durante il periodo Covid. In queste ore sono in corso contatti per valutare una possibile uscita dal governo.

