Maddaloni, caso Villaggio dei Ragazzi: Mena Diodato invoca “scatto di dignità della politica”

di Redazione

Maddaloni (Caserta) – La vicenda della Fondazione Villaggio dei Ragazzi torna al centro del confronto pubblico cittadino. A intervenire è Mena Diodato, docente universitaria e cittadina maddalonese, con una lunga riflessione sul futuro dell’istituzione fondata da don Salvatore D’Angelo, in queste settimane al centro di polemiche e appelli dopo il provvedimento regionale che potrebbe ridurre significativamente i fondi pubblici destinati alla struttura.

La storia della Fondazione e il ruolo del fondatore – Nel suo intervento, Diodato ripercorre il significato storico dell’opera nata a Maddaloni, sottolineando come la Fondazione rappresenti innanzitutto l’intuizione e la determinazione del suo fondatore: “Nella ‘nostra bella Maddaloni’ fioccano, puntuali come il Festival di Sanremo, gli appelli per ‘salvare’ la Fondazione Villaggio dei Ragazzi, colpita da un provvedimento regionale che taglierebbe significativamente i fondi pubblici a sostegno della stessa. Ora, la Fondazione ha una storia gloriosa, specchio delle luci e ombre della Prima e pure un po’ della Seconda Repubblica. Una cosa però andrebbe chiarita, per onestà intellettuale: la Fondazione non è un patrimonio della città di Maddaloni, bensì l’opera coraggiosa, visionaria e solitaria di un singolo individuo: Don Salvatore D’Angelo”. La docente evidenzia come la città abbia beneficiato nel tempo dell’influenza e delle iniziative del sacerdote. “Ha ragione il sindaco: il Villaggio dei ragazzi non è proprietà della regione, ma non è nemmeno proprietà della città. Maddaloni ha preso dalla Fondazione; ha goduto della sua immagine, dei lustri e delle iniziative solidaristiche, sociali e culturali animate da un singolo individuo, lungimirante quanto pragmatico”.

Le criticità degli ultimi anni – Diodato richiama anche le difficoltà che hanno accompagnato la Fondazione negli ultimi decenni, senza entrare nel merito delle polemiche: “Dei contrasti, degli scandali e delle chiacchiere fondate e infondate degli ultimi 25 anni non voglio né posso spendere parola, perché non ne so e non ne voglio sapere nulla. Leggo periodicamente che sono a rischio gli stipendi dei dipendenti, che le attività rischiano di non poter essere sostenute, che è in gioco la scomparsa di questo ‘fiore all’occhiello’ della nostra città”. Da qui la critica alla dinamica politica che si è sviluppata attorno alla vicenda: “Ad ogni modo, a fronte dei provvedimenti paventati dalla Regione, è cominciata la corsa al premio per il taumaturgo chiamato a risollevare le sorti della Fondazione”.

La proposta di una gestione terza – La docente suggerisce, quindi, una strada diversa per affrontare la situazione, invitando a un’analisi più approfondita della condizione reale dell’ente: “Alla luce di un dibattito articolato sui particolari di questo o quel consigliere (sindaco, assessore o avventore aspirante a qualche carica), farebbe bene il presidente Fico ad affidare a un soggetto terzo il compito di rendicontare sullo stato della Fondazione, sulle sue difficoltà e sulle sue prospettive”. E ricorda anche il legame personale della propria famiglia con la nascita dell’opera di don Salvatore D’Angelo, sottolineando però la necessità che i familiari restino estranei alle vicende della gestione: “La famiglia D’Angelo – mio intendimento da sempre, che ripeterò ossessivamente finché campo – deve rispettare il testamento di Don Salvatore: stare fuori dalle vicende della Fondazione, che o è un’opera di rilievo collettivo o semplicemente non è, ed è meglio che non sia”.

Il futuro della Fondazione – Nel passaggio finale della riflessione, Diodato indica due condizioni che ritiene indispensabili per il futuro dell’istituzione: l’apertura di un confronto pubblico sulla funzione attuale della Fondazione e una maggiore responsabilità da parte della politica. “La prima è che si apra una discussione pubblica che ci illumini sulla funzione attuale della Fondazione. Come realizza il suo oggetto sociale? Quale impatto pubblico ha la sua attività?”. E aggiunge: “La seconda aspettativa – utopica, lo so – è uno scatto di dignità da parte dei politici e degli amministratori locali che, anche in quest’occasione, in nome di un interesse bipartisan per la tutela di un presunto patrimonio cittadino, mostrano la loro strabiliante capacità di cavalcare qualsiasi accadimento al solo scopo di incrementare il proprio capitale di consenso”. La docente conclude ribadendo che la sopravvivenza della Fondazione può avere senso solo se collegata alla sua funzione pubblica e sociale: “Mi interessa che si recuperi il rilievo pubblico della Fondazione, fattore dirimente per giustificare un investimento pubblico”.

Scrivici su Whatsapp
Benvenuto in Pupia. Come possiamo aiutarti?
Whatsapp
Redazione
Condividi con un amico