Mondragone, AMBC: “Approvato un piano delle alienazioni che non esiste”

di Redazione

Mondragone (Caserta) – Un duro atto d’accusa contro l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Francesco Lavanga arriva dall’Associazione Mondragone Bene Comune che punta il dito contro le scelte adottate nell’ultima seduta del Consiglio comunale e, in particolare, contro l’approvazione del Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari per il 2026.

Secondo l’associazione, la situazione rappresenterebbe un paradosso politico e amministrativo: “Si è solito dire che ‘chiedere a chi ha creato il disastro di risolverlo è come chiedere al piromane di fare il vigile del fuoco’. Eppure, il nostro legislatore continua a ritenere che a risanare i conti in un Comune in dissesto debbano essere gli stessi che hanno contribuito a sfasciare il bilancio e non sono stati capaci neppure di presentare e farsi approvare un piano di riequilibrio. Quindi, a Lavanga che ha creato il disastro (contribuendo prima a sfasciare i conti del comune di Mondragone nei tanti anni in cui è stato consigliere comunale, assessore, vicesindaco e sindaco e poi portandolo al fallimento per incapacità di mettere a punto un idoneo piano di riequilibrio), viene chiesto di risolverlo (mettendo a punto un idoneo bilancio stabilmente riequilibrato e avviando il riequilibrio, mediante l’attivazione di entrate proprie e la riduzione delle spese correnti). Siamo, come si vede, al piromane al quale viene chiesto di fare il vigile del fuoco. Ma, tant’è. E l’amaro paradosso appare in tutta la sua evidenza leggendo gli atti relativi al bilancio stabilmente riequilibrato approvati da Lavanga & Co nell’ultima seduta del Consiglio comunale. Ci troviamo di fronte ad atti pasticciati, lacunosi, contraddittori fra loro e poco credibili (si ripetono gli stessi errori commessi con il Piano di riequilibrio sonoramente bocciato), che dovrebbero essere rigettati dal Ministro dell’interno, ma che anche in caso di approvazione (con questi non si può mai sapere …) sono destinati a non produrre alcun risanamento, anzi ad aggravare la situazione finanziaria dell’Ente e a perpetuare l’agonia della Città”.

L’associazione sottolinea come l’ultima seduta consiliare si sia svolta senza la presenza delle opposizioni e che i provvedimenti approvati sarebbero, a loro avviso, incompleti e contraddittori. In particolare, l’attenzione si concentra sulla delibera relativa al Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari per il 2026.

Il piano che non c’è – Il Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, previsto dall’articolo 58 del decreto legge 112 del 2008, è un documento programmatico obbligatorio allegato al bilancio di previsione e contiene l’elenco dei beni immobili non strumentali alle funzioni istituzionali che possono essere venduti o valorizzati. Uno strumento che consente agli enti locali di reperire risorse, ridurre il debito e riqualificare il patrimonio immobiliare. Secondo l’Ambc, però, il Consiglio del 24 febbraio scorso avrebbe approvato una delibera sul Piano delle alienazioni senza che il documento esistesse realmente. L’atto approvato, infatti, si limiterebbe a prendere atto che è ancora in corso la valutazione e la stima dei beni immobili comunali suscettibili di alienazione e valorizzazione, con la previsione di pubblicare il piano solo una volta completata questa fase. In sostanza, secondo l’associazione, il Consiglio avrebbe approvato un piano privo di contenuti, senza alcun elenco di beni né allegati.

Le parole del consigliere Rizzieri – A conferma di questa interpretazione, l’associazione cita un passaggio dell’intervento del consigliere Rizzieri durante la seduta: “Quindi ecco perché noi dichiariamo già di volerlo approvare, approviamo comunque uno strumento che fa parte integrante è atto propedeutico del bilancio, ma è una fase quasi endoprocedurale. Quindi allo stato attuale non ne abbiamo, ma sta in una fase di descrizione e di valutazione, appena sarà completato nel corso del prossimo mese, dei prossimi mesi, sarà di nuovo poi integralmente inserito”. Per l’associazione si tratterebbe di una procedura “macroscopicamente illegittima”, perché sottrarrebbe di fatto al Consiglio comunale la competenza sul piano.

Le cifre nel Dup e il nodo Far.Com. – Un ulteriore elemento di criticità, secondo “Mondragone Bene Comune”, riguarda il Documento unico di programmazione. Nel Dup, infatti, per il piano delle alienazioni relativo agli anni 2025-2028 verrebbe indicata una previsione di quasi 60milioni di euro. Una cifra che, secondo l’associazione, non troverebbe alcuna giustificazione negli atti disponibili. I revisori dei conti, nel loro parere al Dup, avrebbero preso atto dell’assenza del Piano delle alienazioni, senza però soffermarsi sull’entità della somma indicata. Nel parere sul bilancio stabilmente riequilibrato, inoltre, tra le risorse per il risanamento tornerebbe a comparire anche la Far.Com., la cui eventuale vendita potrebbe garantire un introito stimato in 1 milione e 750mila euro, secondo l’ultima perizia. Nonostante l’assenza del piano da allegare al bilancio, i revisori avrebbero comunque espresso parere favorevole.

L’attacco politico – “La scelta di Lavanga & Co – concludono da Ambc – di mettersi – visti i brutti tempi che corrono per loro – sotto l’ala protettrice di Forza Italia, fottendosene del voto popolare, è la dimostrazione che, dopo aver (rovinosamente per la città) “toccato il fondo”, pur di restare incollati alla sedia (per alcuni altamente appagante), hanno iniziato ora, senza vergogna, ‘a scavare’. L’impermeabilità a tutto di queste signore e questi signori (cos’altro deve accadere per spingerli a dimettersi, a farsi da parte?) deve obbligare tutti coloro che in questi anni si sono opposti allo sfascio di quest’Amministrazione a denunciare con forza e in tutte le sedi istituzionali cosa sta succedendo, a partire dalla ‘vergogna’ di questa delibera consiliare”.

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