False assunzioni per favorire immigrazione clandestina: 18 arresti tra Napoli e Caserta

di Redazione

Favorivano l’ingresso in Italia di cittadini extracomunitari attraverso contratti di lavoro inesistenti. È lo scenario ricostruito dall’inchiesta della Squadra mobile di Napoli che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nei confronti di 18 persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravata, falso e truffa. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Le misure cautelari – L’ordinanza ha disposto la custodia cautelare in carcere per 15 indagati e gli arresti domiciliari per altri 3. In totale le persone coinvolte nell’inchiesta sono 37. Secondo gli investigatori, l’organizzazione operava tra le province di Napoli e Caserta e avrebbe costruito un sistema finalizzato a ottenere e “vendere” i nulla osta al lavoro subordinato, provvedimenti amministrativi indispensabili per consentire a datori di lavoro italiani di assumere cittadini stranieri residenti all’estero.

Gli arrestati – In carcere Giuseppe Allosso, 48enne di Marcianise; Gabriele Brunitto, 42enne di Trentola Ducenta; Aniello Della Valle, 61enne di Cancello ed Arnone; Cherki El Halloumi, 44enne; Larbi Jabbour, 52enne di Aversa; Harbans Lal, 54enne domiciliato ad Acerra; Salvatore Lampitelli, 43enne di Succivo; Ciro Monti, 64enne di San Marcellino; Giuseppe Porfidia, 56enne di Recale; Francesco Rainone, 63enne di Aversa; Giuseppe Ricciardi, 45enne di Capodrise; Agostino Scala, 42enne di Santa Maria Capua Vetere; Sukhjit Singh, 48enne residente ad Aprilia; Michele Tartaro, 56enne di Marcianise; Raffaele Tesone, 33enne di Parete. Agli arresti domiciliari: Hafid Ayat Bayih, 40enne residente a Qualiano; Antonio Landolfo, 24enne residente a Orta di Atella; Giovanni Pezone, 73enne di Lusciano.

Le pratiche irregolari – Al centro dell’indagine il sospetto che le richieste di assunzione venissero presentate utilizzando aziende compiacenti, soprattutto nel settore agricolo, che dichiaravano rapporti di lavoro in realtà inesistenti. L’obiettivo era ottenere i nulla osta necessari all’ingresso degli stranieri nel territorio nazionale, sfruttando la normativa sui flussi migratori. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una volta avviata la procedura amministrativa, venivano predisposti documenti falsi o ideologicamente falsi con il supporto anche di un Caf della provincia di Caserta.

Il ruolo del dipendente dell’Ispettorato del Lavoro – Ciro Monti, dipendente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Napoli, è indicato dagli investigatori come uno dei principali ingranaggi del sistema. Secondo l’accusa, avrebbe espresso, direttamente o indirettamente e talvolta avvalendosi della collaborazione di altri funzionari pubblici, i pareri necessari a certificare la congruità delle richieste presentate dai datori di lavoro, passaggio indispensabile per ottenere il nulla osta.

Il centro operativo a Marcianise – Il punto di riferimento logistico dell’organizzazione sarebbe stato l’ufficio di Giuseppe Allosso, titolare di un’agenzia di servizi con sede a Marcianise. Qui venivano raccolte le pratiche e gestiti i rapporti con mediatori, clienti e imprenditori disposti a figurare come datori di lavoro. Secondo gli inquirenti, Allosso avrebbe procurato aziende compiacenti pronte a presentare richieste di assunzione fittizie e avrebbe organizzato le procedure informatiche necessarie per caricare le domande nei giorni del cosiddetto “click day”, momento in cui vengono presentate le istanze relative ai flussi migratori.

I costi delle pratiche – Le indagini hanno evidenziato un vero e proprio tariffario. I cittadini stranieri interessati a entrare in Italia avrebbero pagato tra 6.500 e 9.000 euro per ottenere una pratica ritenuta “sicura”. Una parte del denaro finiva all’organizzazione, mentre ai datori di lavoro compiacenti sarebbero andate somme comprese tra 1.200 e 2mila euro per ogni finta assunzione.

La rete di mediatori e collettori – A raccogliere le richieste dei clienti sarebbero stati mediatori e “collettori”, in gran parte cittadini stranieri, incaricati di acquisire nominativi e documentazione e di trasferire il denaro all’organizzazione trattenendo una percentuale compresa tra 500 e mille euro.

Le indagini – L’inchiesta è partita nel maggio 2018 dopo un esposto anonimo inviato alla prefettura di Napoli che segnalava presunte irregolarità nella gestione delle pratiche per l’ingresso di lavoratori stranieri. Gli accertamenti investigativi si sono concentrati in particolare sulla figura di Monti. Una svolta decisiva è arrivata nel giugno 2021 con l’installazione di una microspia nell’auto del funzionario, che ha consentito agli investigatori di documentare incontri, accordi e strategie dell’organizzazione.

I contatti con l’estero – Dalle indagini è emerso anche il legame di Monti con il Marocco, dove sarebbe titolare di due ristoranti ad Agadir e Marrakech insieme alla moglie, anche lei indagata. Secondo gli investigatori, proprio in Marocco si rivolgevano molti cittadini interessati a entrare in Italia attraverso il sistema delle pratiche irregolari.

Le pratiche bloccate e i sequestri – L’attività investigativa ha consentito di individuare e bloccare oltre 3mila richieste irregolari di ingresso nel territorio nazionale. Nel corso delle operazioni sono stati, inoltre, sequestrati beni di lusso ritenuti provento dell’attività illecita. IN ALTO IL VIDEO

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