Ucciso l’imprenditore Mario Ruoso: confessa lo storico collaboratore Loriano Bedin

di Redazione

“Sì, sono stato io”. Con queste parole Loriano Bedin, 67 anni, ha ammesso davanti agli investigatori di essere l’autore dell’omicidio dell’imprenditore Mario Ruoso, 86 anni, storico patron dell’emittente televisiva TelePordenone. L’uomo, fermato nella notte nella sua abitazione di Azzano Decimo, è stato condotto in Questura a Pordenone dove, dopo un lungo interrogatorio alla presenza del suo legale, ha confessato il delitto. Per lui è scattato il fermo con l’accusa di omicidio volontario.

Il rapporto tra vittima e presunto assassino – Bedin, tecnico originario di Brugnera, era stato assunto nei primi anni Ottanta da TelePordenone, l’emittente fondata da Ruoso. Aveva lavorato con l’imprenditore per decenni, fino al 2024, quando la televisione aveva cessato le trasmissioni cedendo le frequenze. Anche dopo la chiusura dell’attività i contatti tra i due erano rimasti frequenti: secondo quanto emerso dalle indagini, il sessantasettenne continuava a svolgere diversi incarichi per l’imprenditore, diventando di fatto una sorta di tuttofare.

Il ritrovamento del corpo – A scoprire il corpo è stato il nipote della vittima, Alessandro Ruoso, giovedì, nell’abitazione dell’imprenditore all’ultimo piano di un condominio in via del Porto, a Porcia. A dare l’allarme erano stati i collaboratori della concessionaria di automobili di proprietà di Ruoso, preoccupati perché l’anziano non si era presentato al lavoro e non rispondeva al telefono. “Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale in cui la lasciamo proprio per situazioni di emergenza. Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente a entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue”, ha raccontato Alessandro Ruoso ai microfoni di Tv12.

Le modalità dell’omicidio – Secondo una prima ricostruzione investigativa, l’imprenditore sarebbe stato colpito più volte alla testa con un oggetto contundente. Inizialmente l’aggressore lo avrebbe stordito con un colpo inferto con uno strumento privo di scanalature, verosimilmente una spranga. Nella caduta la vittima avrebbe battuto il capo contro lo spigolo di un mobile dell’abitazione. Successivamente l’assassino avrebbe infierito con numerosi colpi alla testa fino a provocarne la morte. “Mario Ruoso è stato ucciso con un corpo contundente alla testa”, aveva dichiarato il procuratore Pietro Montrone nel dare notizia dell’omicidio.

L’arma e le indagini – L’arma del delitto, una spranga, è stata recuperata dai vigili del fuoco durante le ricerche in un corso d’acqua, lungo il Meduna. Decisive per arrivare all’identificazione del presunto responsabile sono state anche le immagini delle telecamere di sorveglianza di un’attività commerciale della zona. Gli agenti della polizia di Pordenone hanno lavorato per ore, supportati dalla scientifica arrivata da Padova, acquisendo filmati e ascoltando diversi testimoni.

Il possibile movente – Gli investigatori stanno cercando di chiarire movente e dinamica dell’omicidio. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella economica, anche se al momento non ci sono conferme definitive. Il procuratore Montrone ha inoltre escluso il coinvolgimento di complici: “C’è un solo soggetto fortemente indiziato del reato”.

Gli accertamenti e i sequestri – Nella mattinata successiva al fermo, la polizia ha sequestrato l’auto nella disponibilità di Bedin, parcheggiata nei pressi della sua abitazione a Tiezzo di Azzano Decimo. Nel bagagliaio è stato trovato un borsone che gli investigatori hanno portato via per ulteriori verifiche. Poco dopo anche la vettura è stata prelevata per completare gli accertamenti scientifici. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Federica Urban.

I timori prima del delitto – L’omicidio arriva dopo mesi segnati da episodi inquietanti. La scorsa estate, infatti, la concessionaria di automobili di Ruoso era stata colpita da un incendio doloso: una Lamborghini era stata data alle fiamme con documenti stipati all’interno. Da allora, secondo il nipote, l’imprenditore temeva per la propria sicurezza. “Aveva paura che lo uccidessero”, ha riferito.

Sgomento tra i residenti – Davanti all’abitazione della vittima sono comparsi alcuni fiori lasciati da chi ha voluto ricordare l’imprenditore. Tra i residenti della zona prevalgono incredulità e paura. Lo stesso Alessandro Ruoso ha espresso il proprio smarrimento per quanto accaduto: “Era uno di famiglia, si conoscevano da 50 anni. No, non gli doveva soldi”.

Scrivici su Whatsapp
Benvenuto in Pupia. Come possiamo aiutarti?
Whatsapp
Redazione
Condividi con un amico