Aversa, “Tienimi Presente”: intervista al regista Alberto Palmiero

di Redazione

Aversa (Caserta) – di Marian Gargiulo – In questi giorni viene proiettata nelle sale cinematografiche nazionali “Tienimi Presente”, l’opera prima di Alberto Palmiero, giovane regista e attore aversano. Nonostante i suoi numerosi impegni di promozione della pellicola in giro per l’Italia, ci ha concesso questa intervista in esclusiva, racchiusa nel video in alto.

Partiamo con una frase emblematica pronunciata da tua madre nella pellicola, probabilmente la chiave dell’intero film. Alberto, ma hai pianto? «Nel film c’è una scena dove io mi emoziono, che arriva in un momento topico del film. Lì è stato complesso perché per arrivare a quella temperatura attoriale ci sono stati tanti tentavi. Fortunatamente, averla procrastinata fino all’ultimo, mi ha permesso di capire bene il personaggio che stavo raccontando e quindi è andata bene. Ovviamente, è un personaggio che prende molta ispirazione dalla mia storia personale. Poi il caso ha voluto che il montatore recuperasse di quella scena, dove io piango, solo l’audio. Infatti, la usa in una sequenza molto particolare, in questo viaggio in macchina, ed è stata una bella idea, una bella intuizione perché, in realtà, quando qualcosa ti viene celato forse ti emoziona ancora di più».

L’opera appare costantemente pervasa da una sottotraccia angosciante ed un’ironia amara. «Diciamo che l’ironia è un tentativo per controbilanciare un’amarezza di fondo, forse uno sguardo anche un po’ malinconico alla realtà, legato indissolubilmente a quel periodo della mia vita. Era, poi, anche un tentativo per me, mentre realizzavo il film, di dare uno sguardo più conciliante verso certe cose che in passato mi avevano fatto soffrire».

Pulcinella, poi, ti ha spiegato il senso della vita? «Sì (ride, ndr.), diciamo che alla fine non me l’ha spiegato perché l’ho perso un po’ di vista. Però anche quella è una delle tante scene dove ho fatto ricorso al grottesco, un forte impianto umoristico, per ingigantire forse uno dei conflitti centrali del mio personaggio».

Com’è stato lavorare sul set con i propri genitori? «È stato molto bello, è stato un esperimento totalmente inedito nella mia breve storia da regista. Con loro abbiamo dovuto metterli il più possibile a loro agio anche perché non sono professionisti. Per questo quasi tutte le scene, con loro presenti, sono ambientate a casa mia, tranne quella a casa di mia zia. L’altro trucco è quello di creare un ponte relazionale, non solo con me, ma anche con l’aiuto regista e gli altri membri della troupe, per instaurare una sintonia di gruppo. Con attori non professionisti, inoltre, bisogna essere molto precisi nelle richieste».

La scelta di girare buona parte del film ad Aversa, la tua città, è aderente al racconto o possiamo vederlo anche come omaggio alle proprie radici? «Dal punto di vista narrativo, era importante ambientarlo ad Aversa perché racconta una tendenza totalmente umana, quella di sentire di voler tornare nei propri luoghi di origine, legati a ricordi adolescenziali. Il mio personaggio, che ha poco più di ventisette anni, si ritrova a voler tornare a casa, a vivere dai propri genitori, non essendo più felice, a suo agio nel contesto romano. Aversa in questo era perfetta perché si lega alla mia storia; inoltre, anche per evidenziare i tempi più lenti della città di provincia rispetto ad una metropoli».

Nell’opera appare in un cameo anche il maestro Fagnoni. Un implicito riferimento alla musica classica e all’arte? «Beh, chiaramente Paolo (Fagnoni, ndr.), insieme a tutti gli altri membri di Amici per caso, suona con mio padre e, quindi, mi piaceva raccontare questo spaccato di vita. Chiaramente, non ho potuto radunare tutti ma è un omaggio a qualcosa che mi è molto vicino. Anche perché ammiro molto quello che fanno, che appartiene alla nostra cultura, come appunto la musica classica napoletana. Vedere la passione di mio padre nella musica insieme a tutti i membri di Amici per caso è qualcosa che volevo raccontare».

Per chiudere, come sta rispondendo il pubblico in sala? «Sta rispondendo bene e sono contento di come viene recepito. Spero in questo “effetto passaparola” che, pian piano, aiuti a conquistare sempre più spettatori e sale possibili». IN ALTO IL VIDEO

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