Aversa (Caserta) – Sei anni abbondanti, quasi sette, e una ferita ancora aperta nel tessuto economico cittadino. Dal’11 ottobre 2019, giorno in cui il mercato ortofrutticolo fu chiuso per “motivi igienico-sanitari” rilevati a seguito di controlli dell’Asl e dei Nas, oltre 500 famiglie si sono ritrovate a fare i conti con la sospensione improvvisa di un’attività che rappresentava la loro principale fonte di sostentamento. In questi anni si sono susseguite promesse e ipotesi: dall’annuncio di una riapertura in sessanta giorni – un obiettivo che all’epoca fu accolto con scetticismo – ai tentativi di trasferire il mercato in altra sede, fino alla scelta di una riapertura parziale al cinquanta per cento che, secondo molti operatori, avrebbe finito per condannare l’altra metà delle attività.
A riportare la vicenda al centro del dibattito è Maurizio Pollini, storico imprenditore del comparto agroalimentare, per decenni attivo all’interno della struttura e oggi componente del direttivo di Confesercenti Campania. Pollini alza i toni e annuncia la possibilità di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica. “Inadeguatezza, incapacità e incompetenza – dice Pollini – sono gli aggettivi che, a voler pensare bene, si addicono alle amministrazioni comunali che si sono succedute in questi anni e che trovano l’apice in quella attuale perché il sindaco in carica, Franco Matacena, durante la campagna elettorale, in presenza del sottoscritto e di altri candidati alla carica di primo cittadino, dinnanzi al vescovo Angelo Spinillo, si impegnò a risolvere i problemi della struttura e a riaprirla in tempi brevissimi. E l’imperativo, per un’amministrazione seria ed efficiente, non poteva che essere l’immediata riapertura. Invece, sono trascorsi circa due anni dall’insediamento del sindaco, con il solo risultato di aver continuato ad affossare un’attività redditizia che produceva ricchezza e indotto per la città”.
Come Confesercenti, Pollini si dichiara intenzionato a chiedere un accesso agli atti, fin da quelli prodotti immediatamente dopo la chiusura del mercato per capire se ci sono responsabilità e, se è il caso, denunciarle alle autorità competenti, “visti i danni – sottolinea – che sono stati causati all’intera comunità produttiva e a tutti gli operatori della struttura mercatale, che vanta un passato glorioso grazie ai sacrifici di tre generazioni che si sono succedute nell’attività che, nei tempi d’oro di massima espansione riusciva ad esportare frutta finanche in Sicilia”.
Un altro aspetto che andrebbe chiarito è quello relativo alla scelta della parte da riaprire, del 50% degli operatori che sono stati messi in condizione di poter riprendere l’attività anche se in condizioni disagiate. “Accanto a questo – sostiene Pollini – va considerata la perdita della dignità dei lavoratori rimasti senza una struttura presso la quale poter operare, un dato che ci colpisce ancora più profondamente considerato che abbiamo sempre predicato la cultura della dignità del lavoro”. “Insomma, ci piange il cuore a vedere il mercato ridotto in queste condizioni e una parte dei lavoratori condannati al fallimento”, afferma Pollini. È per questo che chiede “la fine del tempo delle chiacchiere” e che cominci finalmente quello dei fatti concreti, stabilendo tempi di riapertura certi “che non lascino spazio – conclude – a dubbi e incertezze che hanno finito per distruggere completamente una struttura fiorente e remunerativa”.

