Il volto dell’angelo che aveva richiamato i lineamenti della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non c’è più. Nella notte, l’immagine finita al centro di un caso mediatico e istituzionale è stata coperta. A intervenire è stato Bruno Valentinetti, il restauratore che nei giorni scorsi era finito nell’occhio del ciclone – e nel mirino del Vaticano – per un restauro ritenuto non conforme all’iconografia originaria dell’affresco nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina. “L’ho coperto perché me lo ha detto il Vaticano”, ha spiegato. “La Curia ha voluto così e io ho cancellato”. Ora l’obiettivo è il ripristino dell’opera originale.
La decisione e le motivazioni – A confermare la rimozione è stato il parroco della basilica, Daniele Micheletti: “Lo abbiamo rimosso. Ho sempre detto che se fosse stato divisivo lo avremmo fatto”. Una scelta maturata anche per l’effetto che l’immagine aveva prodotto: “C’era una processione di persone che venivano per vederlo, non per ascoltare la messa o pregare… Non era possibile”. Una linea che si è mantenuta allineata a quella espressa dal Vaticano, per voce del cardinale Baldo Reina: “Le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica”.
Il prossimo restauro – Archiviata l’emergenza, si apre ora il capitolo del ripristino. La soprintendenza speciale di Roma, su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, ha avviato una serie di ricerche d’archivio per individuare documenti – fotografie o disegni – che consentano di ricostruire con precisione il volto originario dell’affresco. Una verifica che, in realtà, era già stata effettuata prima dell’ultimo intervento, dal quale – tra angeli e figure affrescate – era emerso anche il volto riconducibile alla presidente del Consiglio.
Le ammissioni del restauratore – È stato lo stesso Valentinetti a chiarire di aver coperto personalmente il dipinto: “Così ha voluto la Curia”. E ad ammettere: “Sì, è il viso della premier ma sulla falsa riga del dipinto precedente”.
Una vicenda nata dall’umidità – Il caso è esploso nel fine settimana, ma le sue origini risalgono al 2023, quando danni da umidità avevano reso necessario l’intervento di restauro. Un intervento che, secondo le ricostruzioni, sarebbe stato frutto di una scelta precisa, compiuta quando Meloni era già a Palazzo Chigi. Per alcuni giorni, San Lorenzo in Lucina è diventata un’attrazione fuori dall’ordinario.

