Askatasuna, domiciliari per 22enne che ha aggredito poliziotto

di Redazione

È stato disposto il regime degli arresti domiciliari per Angelo Simionato, 22 anni, originario della provincia di Grosseto, arrestato dalla Digos con l’accusa di aver preso parte all’aggressione a un poliziotto avvenuta a Torino lo scorso 31 gennaio, al termine del corteo Pro Askatasuna. La decisione è stata assunta dalla giudice per le indagini preliminari Irene Giani al termine dell’udienza di convalida dell’arresto. Dagli atti emerge che, pur in assenza di alcuni riscontri ritenuti decisivi per tutte le ipotesi di reato inizialmente contestate, vi sono elementi considerati sufficienti a fondare la misura cautelare. In particolare, il gip ha ravvisato indizi a carico del giovane in relazione alla sua presenza e al suo comportamento durante gli scontri.

Le accuse contestate – A Simionato viene contestato il reato di “concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico durante manifestazioni”, previsto dall’articolo 583 quater del codice penale. Resta inoltre indagato per resistenza a pubblico ufficiale. Non sono stati invece ritenuti sufficienti, allo stato, gli indizi relativi all’ipotesi di rapina delle attrezzature in dotazione al poliziotto ferito. Secondo quanto riportato nel dispositivo, la giudice ha ritenuto che il quadro indiziario giustifichi la custodia cautelare agli arresti domiciliari, misura che il giovane sconterà nell’abitazione dei genitori, in provincia di Grosseto, area ritenuta “territorio distante dal contesto ambientale” in cui si sono verificati i fatti.

La ricostruzione del gip – Nelle ordinanze con cui si è pronunciata sulle posizioni dei tre arrestati, il gip ha definito quanto accaduto a Torino una vera e propria “guerriglia urbana”, preceduta da un’azione “evidentemente preordinata e organizzata” da parte di una frangia dei manifestanti pro Askatasuna. La giudice ha inoltre richiamato la “brutale aggressione” subita da una troupe della Rai durante gli scontri. In relazione alla posizione del 22enne, il gip ha evidenziato come non risulti legato a gruppi violenti organizzati o antagonisti, né emergano precedenti episodi analoghi a suo carico. Nel provvedimento si sottolinea anche che il giovane “non era travisato” e “non era in possesso di strumenti di protezione (quali scudi o caschi)”, mostrando “una certa ingenuità operativa”, testimoniata anche dalla scelta di indossare abiti dai colori sgargianti, facilmente riconoscibili.

Le dichiarazioni del giovane – Nel corso dell’udienza, Simionato ha reso una dichiarazione spontanea davanti al gip, affermando: “Ho visto il poliziotto a terra, ho visto le persone che erano su di lui e mi sono allontanato. Non ho spinto nessuno. Procedevo nella folla, stavo scappando e più volte ho visto un celerino dietro di me, mi sono girato, ho visto il poliziotto a terra”. Secondo la giudice, tuttavia, dagli elementi video emergerebbe una “chiara consapevolezza” del ragazzo “in ordine alla grave violenza che si stava realizzando”, considerando che in un frangente “si avvicina a meno di un metro dall’agente a terra”. Inoltre, i movimenti ripresi “paiono del tutto incompatibili con l’ipotesi che in quel momento egli stesse scappando”, come dichiarato dal giovane. Durante l’udienza di convalida, Simionato si è successivamente avvalso della facoltà di non rispondere.

Due scarcerazioni con obbligo di firma – Diversa la decisione assunta per gli altri due arrestati, Matteo Campaner e Pietro Desideri, fermati per resistenza a pubblico ufficiale. Per entrambi il gip ha disposto la scarcerazione con obbligo di firma. “Siamo contenti della decisione del giudice, anche se riteniamo di essere del tutto estranei agli incidenti. Per questo valuteremo la possibilità di ricorrere al tribunale del riesame”, ha dichiarato il difensore di uno dei due uomini, che resta indagato per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Un altro legale ha sottolineato: “Il gip è rimasto impermeabile ai tentativi di condizionamento e ha preso la sua decisione seguendo normalmente le regole processuali. Sono le regole normali di un Paese normale”.

Le reazioni politiche e sindacali – Le misure cautelari hanno suscitato immediate reazioni. Il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini ha scritto sui social: “Già a piede libero. Vergogna. Votare SÌ al referendum sulla Giustizia è un dovere morale”. Sulla stessa linea il segretario generale Fsp Polizia di Stato Valter Mazzetti, che ha parlato di un “senso di impunità” difficile da accettare per chi opera quotidianamente sul territorio. Duro anche il commento del segretario generale del Sap Stefano Paoloni, secondo cui decisioni di questo tipo rischiano di rafforzare la convinzione, tra i responsabili delle violenze, di poter agire senza reali conseguenze. Interviene anche il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia Enzo Letizia: “La scarcerazione con obbligo di firma per due degli arrestati e la detenzione ai domiciliari per chi è indagato di aver partecipato all’aggressione del collega a Torino rischiano di alimentare un pericoloso senso di impunità”. Letizia ribadisce inoltre che “la libertà di manifestare è un diritto costituzionale e va tutelato, ma non può essere strumentalizzato da gruppi organizzati che trasformano la piazza in aggressione e guerriglia”.

Il fronte giudiziario – Intanto, la Procura di Torino ha aperto un fascicolo per devastazione in relazione agli scontri avvenuti in città. L’ipotesi di reato, al momento, è a carico di ignoti. Per i singoli episodi documentati nell’informativa della Digos risultano 24 iscrizioni nel registro degli indagati, con contestazioni che vanno dalla resistenza o violenza a pubblico ufficiale al travisamento, dal porto di armi improprie all’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

I danni – Il reato di devastazione, punito con pene comprese tra otto e quindici anni di reclusione, viene ricondotto allo scenario di distruzione che ha interessato la zona di Vanchiglia: arredi urbani divelti, monopattini distrutti, una camionetta della polizia data alle fiamme e masserizie incendiate. Per la bonifica dell’area è stato necessario l’intervento dei mezzi dell’Amiat con una ruspa. Il sindaco Stefano Lo Russo ha quantificato i danni in 164mila euro.

Scrivici su Whatsapp
Benvenuto in Pupia. Come possiamo aiutarti?
Whatsapp
Redazione
Condividi con un amico