Scampia, scacco al clan Raia: 15 arresti, sequestrate armi e droga

di Redazione

Gestiva i vertici nel segno dei legami familiari, assicurando continuità di comando anche dietro le sbarre. È il quadro che emerge dall’operazione anticamorra scattata a Scampia, dove la Squadra Mobile della questura di Napoli e i carabinieri del gruppo Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di presunti appartenenti al clan Raia, con sequestri di droga, armi e denaro.

L’operazione e gli arresti – I provvedimenti cautelari, emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, hanno colpito 15 indagati ritenuti affiliati al clan Raia. Le accuse contestate sono, a vario titolo, associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, traffico di armi e accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti, con aggravanti mafiose.

La regia familiare del clan – A illustrare i dettagli dell’inchiesta, nel corso di una conferenza stampa in Procura, sono stati il procuratore Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Sergio Amato, il capo della Squadra Mobile Giovanni Leuci e il tenente colonnello Giuseppe Musto, comandante del gruppo Napoli. Proprio Leuci ha evidenziato uno degli elementi centrali dell’organizzazione: “Una caratteristica è quella della gestione dei Raia su base dei vincoli di sangue – ha spiegato – per ogni componente di vertice arrestato c’era sempre uno pronto a ereditare lo scettro, anche prendendo ordini dal parente arrestato che si teneva in contatto via cellulare”.

L’espansione a Scampia – L’indagine della Direzione distrettuale antimafia ha documentato l’avanzata della famiglia Raia in una porzione significativa del quartiere Scampia, come articolazione del clan Amato Pagano. Un’espansione avvenuta a discapito dei clan Abete Notturno, progressivamente cacciati dalle case popolari e dalle piazze di spaccio. Due anni fa, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la cosca emergente avrebbe imposto il proprio controllo con una guerra lampo nelle aree dei lotti TA e TB, occupando il territorio e mantenendo il comando sempre all’interno della famiglia.

Le parole della Procura – “Una camorra di serie A”, ha commentato Gratteri, sottolineando il significato dell’operazione: “Stiamo dimostrando che non ci sono zone franche in Campania, che questa non è una terra di nessuno, che è possibile sperare. Noi interveniamo sul piano giudiziario. Questo è un territorio vasto, in particolare la provincia di Napoli, ed effervescente, nel bene e nel male”.

Armi, droga e controllo del territorio – Nel corso delle perquisizioni successive agli arresti sono stati sequestrati oltre un chilo di cobret suddiviso in 861 dosi, 50 grammi di cocaina in unico cristallo, 495 grammi di hashish in quattro panetti, 100 grammi di crack in 225 dosi, oltre a due pistole, una calibro 9 con matricola abrasa e una calibro 7,65 risultata rubata, con relativo munizionamento. Secondo l’accusa, il controllo del territorio sarebbe stato esercitato anche attraverso l’uso delle armi, le cosiddette “stese”, e mediante la gestione forzata delle abitazioni popolari. I proventi delle attività illecite confluivano in una cassa comune, destinata al sostentamento degli affiliati liberi e detenuti, tramite il pagamento delle cosiddette “mesate”.

Le intercettazioni – Le conversazioni captate tra i fratelli promotori del clan avrebbero messo in luce la ripartizione interna dei guadagni: chi restava libero e in grado di gestire gli affari dall’esterno percepiva quote maggiori rispetto ai familiari detenuti. Un’organizzazione strutturata, fondata sui legami di sangue, che con l’operazione di ieri ha incassato un colpo significativo. IN ALTO IL VIDEO

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