Niscemi, la frana che avanza: salvataggi, sfollati e il nodo della ricostruzione

di Redazione

Oltre 1500 cittadini evacuati, animali messi in salvo, un fronte di frana che continua a muoversi e un’emergenza che riapre ferite mai rimarginate. A Niscemi la cronaca dell’oggi si intreccia con responsabilità rimaste sospese per decenni, mentre istituzioni locali, regionali e nazionali sono chiamate a decisioni che segneranno il futuro della città. I vigili del fuoco sono intervenuti per soccorrere 20 animali rimasti bloccati tra le fratture del terreno a ridosso della frana. Per raggiungerli hanno realizzato un sentiero di circa 2 chilometri tra fango e detriti, superando dislivelli fino a 10 metri, conducendo in sicurezza 15 cavalli, 3 asini e 2 cani.

Le mancate opere di consolidamento – Tra il 2021 e il 2023 il Comune di Niscemi è stato sollecitato per tre volte dall’Autorità di Bacino siciliana a presentare un progetto esecutivo per il completamento degli interventi di consolidamento del versante ovest del paese e del belvedere. Le richieste non hanno avuto esito. In precedenza, nel 2014 e nel 2019, l’amministrazione comunale aveva caricato sulla piattaforma Rendis proposte progettuali per due interventi, per un importo complessivo superiore a 11 milioni di euro, mai seguite dalla progettazione esecutiva necessaria a sbloccare l’iter. Inoltre, dei 141 progetti finanziabili con le risorse dell’Accordo di coesione tra Regione e Governo, nessuno riguarda la frana di Niscemi.

La proposta di Gela – Il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, rilancia una soluzione territoriale: “La ricostruzione dei quartieri franati a Niscemi (Caltanissetta) potrebbe iniziare dalle aree, lungo la Piana di Gela, attualmente in territorio gelese. Siamo pronti a cederle al Comune di Niscemi”. La procedura, spiega, “può partire dai due Consigli comunali, che dovranno deliberare e poi trasmettere tutto alla Regione”. Le aree, libere e utilizzabili, si trovano a ridosso del confine tra Gela e Niscemi e dovranno essere perimetrate in una zona a forte vocazione agricola. “Vogliamo fare la nostra parte – conclude – per far sì che venga mantenuta la piena identità di Niscemi”.

La risposta di Niscemi – Il sindaco Massimiliano Conti ringrazia il collega gelese: “Le due comunità dimostrano di essere unite da rapporti fraterni”. Sulla proposta precisa: “Quello della ricostruzione è un tema che dovremo affrontare. Valuteremo la proposta arrivata dal sindaco di Gela. Stiamo dando priorità alla messa in sicurezza delle aree franate e soprattutto dei cittadini. La proposta sarà certamente sottoposta a un vaglio attento”.

Il Governo e l’emergenza servizi – Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, annuncia un incontro imminente con il sindaco per individuare una nuova area dove costruire: “I soldi ci sono. Non è quello il problema. Ma dobbiamo pensare anche al domani”. Aggiunge che è stata riattivata la distribuzione del metano, consentendo il ripristino di un servizio essenziale. Conti replica alle critiche sulle progettazioni mancate ricordando che “solo a dicembre del 2025 abbiamo ottenuto i soldi previsti nella fase 2 e 3 della frana di 29 anni fa”, sottolineando l’impegno dell’amministrazione sull’assistenza immediata ai cittadini.

Il decreto sull’area di rischio – Il segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro, annuncia l’estensione dell’area di rischio di circa 25 chilometri quadrati con “divieto di inedificabilità assoluta”. La zona rossa resta di 150 metri. Il decreto aggiorna il Piano di Assetto Idrogeologico dopo i monitoraggi effettuati con droni; l’area interessata si estende a valle del costone crollato.

Numeri e paragoni – Il capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, parla di un movimento franoso di “circa 350 milioni di metri cubi”, a fronte dei 263 milioni del Vajont del 1963: “Tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa”. Nella zona rossa sono stati evacuati 1.276 cittadini, pari a circa 500 nuclei familiari. “All’interno di queste persone ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case”, che dovranno essere demolite. Da qui la necessità di una re-localizzazione “partecipata”, perché l’identità urbana non può essere imposta.

Zona rossa e sicurezza – “La frana è ancora attiva”, spiega Ciciliano, e la fascia di rispetto arretra man mano che il fronte cede. I cittadini fuori dalla zona rossa, però, “non dovranno lasciare le proprie case”: il centro di Niscemi “è assolutamente in zona sicura”. Sui danni, la valutazione puntuale richiederà tempo.

Il confronto politico – Musumeci ha dato disponibilità a riferire alla Camera il 4 febbraio alle ore 11. Le opposizioni hanno chiesto che riferisca la presidente del Consiglio. Angelo Bonelli attacca: “Aveva sul suo tavolo il documento che invitava a intervenire… l’unica cosa che Musumeci può fare è dimettersi”. Alla richiesta si sono associati M5s, Pd e Iv.

I recuperi nelle case – Sono circa 300 i recuperi di effetti personali effettuati dai vigili del fuoco negli edifici in zona rossa, con una media di 70-80 interventi al giorno. In alcune abitazioni a 50-70 metri dal fronte non si entra, “troppo pericoloso anche per gli operatori”, spiega Francesco Turco, funzionario tecnico dei vigili del fuoco di Caltanissetta. “Le persone chiedono di potere prendere le cose più care che hanno… quadri, fotografie di famiglia”. Racconta di una donna che ha recuperato una stufa per la sistemazione temporanea: “È scoppiata in lacrime e mi ha abbracciato”.

Le risorse e l’Europa – “Il denaro per Niscemi c’è, non sono quelli per il Ponte”, ribadisce Musumeci. La vicepresidente della Bei, Gelsomina Vigliotti, assicura disponibilità all’intervento: dal 2017 l’istituto ha investito quasi 5 miliardi e offre assistenza tecnica gratuita alle amministrazioni. L’Italia intende inoltre chiedere l’accesso al Fondo europeo di solidarietà per le regioni colpite dall’uragano Harry, come annunciato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il sostegno degli enti locali – L’Anci Sicilia ha comunicato al presidente della Regione e al dipartimento regionale della Protezione civile la disponibilità a partecipare alla cabina di regia e a fornire supporto tecnico e amministrativo al Comune di Niscemi, per garantire la continuità dei servizi e avviare le prime fasi di ricognizione e progettazione.

Indagine amministrativa – Musumeci annuncia: “Proporrò una indagine amministrativa rispetto a quanto avvenuto a Niscemi… Voglio capire cosa è successo e perché negli ultimi 30 anni”. Un team di esperti dovrà indicare in 15 giorni gli scenari a un mese, un anno e dieci anni, per consentire ai cittadini di “progettare la propria vita”.

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