Traffico illecito di rifiuti tra Campania e Sud Italia: 12 arresti tra Napoli, Caserta e Salerno

di Redazione

Un’operazione su vasta scala che ha scoperchiato un sistema organizzato di smaltimento illecito di rifiuti speciali, pericolosi e non, con ramificazioni tra le province di Salerno, Napoli e Caserta. L’intervento, condotto dai carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli e coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, ha portato all’esecuzione di dodici provvedimenti cautelari personali e a una serie di sequestri per un valore complessivo di circa 530mila euro.

L’operazione e le misure cautelari – Circa settanta militari del reparto specializzato dell’Arma, insieme ai carabinieri dei comandi provinciali di Napoli, Salerno e Caserta, sono stati impegnati nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di dodici persone. Otto sono finite agli arresti domiciliari, quattro sono state sottoposte all’obbligo di dimora. I reati contestati sono quelli di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Gli indagati – Per gli arresti domiciliari il giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura nei confronti di G.M., 39 anni, di San Giuseppe Vesuviano; S.A., 36 anni, di Scafati; D.C., 61 anni, di Pompei; G.C., 43 anni, di Nocera Inferiore; G.I., 42 anni, di Salerno; I.V., 53 anni, di Salerno; V.C., 50 anni, di Pagani; B.D.P., 62 anni, di Pagani. L’obbligo di dimora è stato invece applicato a R.V., 24 anni, di Salerno; G.F., 46 anni, di Santa Maria Capua Vetere; F.M., 37 anni, di San Giuseppe Vesuviano; B.D.P., 40 anni, di Nocera Inferiore.

Le indagini – L’inchiesta trae origine da attività investigative avviate nell’ottobre 2023 dai carabinieri del Noe di Napoli e proseguite per diversi mesi. Gli accertamenti si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video, pedinamenti e acquisizioni documentali, consentendo di ricostruire un sistema strutturato e stabile di gestione illegale dei rifiuti.

La ricostruzione accusatoria – Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e ritenuto allo stato fondato dal gip, gli indagati avrebbero reiteratamente smaltito in maniera illecita rifiuti speciali pericolosi e non, in prevalenza scarti del trattamento dei rifiuti industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di rifiuti solidi urbani. I materiali provenivano da impianti delle province di Napoli e Caserta e venivano gestiti attraverso società di intermediazione del settore, con l’obiettivo di ottenere un ingiusto profitto legato al risparmio di spesa derivante dall’elusione delle procedure previste dalla normativa ambientale.

La spedizione in Ungheria – L’inchiesta è partita da una spedizione in Ungheria classificata come plastica e gomma ma il respingimento della spedizione destò i primi sospetti negli investigatori. In totale tra ottobre 2023 e luglio 2024, sono state movimentate illegalmente circa 700 tonnellate di rifiuti.

I tre canali dello smaltimento illegale – Il traffico illecito si sarebbe articolato lungo tre direttrici principali. Una prima modalità prevedeva la raccolta dei rifiuti industriali presso un’isola ecologica e il successivo conferimento all’impianto pubblico dello Stir di Battipaglia. Un secondo flusso era basato sull’abbandono degli scarti in aree agricole e in siti di particolare pregio naturalistico, in alcuni casi anche al di fuori del territorio campano. Un terzo canale, ritenuto particolarmente grave, consisteva nell’interramento dei rifiuti a Roccadaspide, in un’area di pertinenza di un’azienda agricola e suinicola, con un imponente deturpamento e danneggiamento dell’ambiente circostante.

Documenti falsi e fatture inesistenti – A rendere possibile il sistema, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata una fittizia classificazione dei rifiuti da parte degli impianti di produzione. A questa si accompagnavano documentazioni mendaci, attestanti trasporti e conferimenti mai avvenuti, e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, utilizzate per giustificare formalmente il trasporto e il successivo abbandono illecito degli scarti industriali.

Sequestri e finalità delle misure – Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari personali, i carabinieri hanno dato corso al sequestro di due impianti coinvolti nel flusso illecito, di otto automezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti e della somma di circa 530mila euro, ritenuta profitto dei reati contestati. Le misure, adottate dopo gli interrogatori preventivi previsti dalla legge e rivolte a autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società coinvolte, sono finalizzate a impedire la reiterazione di condotte della stessa specie. IN ALTO IL VIDEO

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