Un sistema capace di trasformare documenti falsi in rimborsi pubblici, passando per pazienti reali, ignari o addirittura inesistenti. È il quadro che emerge dall’inchiesta che nella mattinata odierna ha portato all’esecuzione di dodici misure cautelari a Reggio Calabria e provincia, al termine di una complessa indagine dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nas di Reggio Calabria, con il supporto del Gruppo carabinieri per la tutela della salute di Napoli e dei reparti territorialmente competenti, in esecuzione di un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria.
Le accuse – I provvedimenti colpiscono dodici persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, falso ideologico e materiale, esercizio abusivo della professione sanitaria, accesso abusivo a sistema informatico, truffa aggravata a danno del sistema sanitario, favoreggiamento personale, peculato e corruzione. L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, guidata da Giuseppe Borrelli.
Il presunto sodalizio – Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sulla base di articolate attività d’indagine tradizionali e tecniche, sarebbe emersa l’esistenza di un’associazione per delinquere operante nel Reggino. Il gruppo sarebbe stato composto dal titolare e da dipendenti di un’azienda di trasporti, dal responsabile commerciale per la Regione Calabria di una multinazionale attiva nella fornitura di gas medicali per ossigeno-terapia, oltre che da farmacisti, medici specialisti dipendenti dell’Asp, medici di medicina generale, faccendieri e pazienti conniventi.
Il meccanismo – Al centro dell’inchiesta l’utilizzo di piani terapeutici, prescrizioni mediche e documenti di trasporto falsi, attraverso i quali il sodalizio avrebbe certificato la consegna – in realtà mai avvenuta – di un numero elevato di bombole di gas medicale, generalmente destinate a pazienti affetti da patologie pneumologiche o in fase terminale. Il costo dei dispositivi veniva così addebitato al sistema sanitario nazionale e a quello regionale.
Le misure cautelari e sequestri– L’ordinanza ha disposto gli arresti domiciliari per quattro persone; per altri indagati sono state applicate misure differenti, come il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali, per dodici mesi, e la sospensione dall’esercizio dell’ufficio pubblico e della professione, sempre per un anno. Disposto anche il sequestro della ditta di trasporti titolare della gestione, commercializzazione e distribuzione del gas medicale, nonché il sequestro di 48mila euro nei confronti della multinazionale fornitrice del dispositivo sanitario. IN ALTO IL VIDEO

