Truffa da 30 milioni a onlus che gestisce Duomo di Firenze: 9 fermati

di Redazione

Un flusso di denaro da capogiro, nascosto tra conti esteri e società cartiere, è emerso all’alba di un’indagine che ha portato la polizia a eseguire nove fermi in sette province italiane. Un sistema rodato, capace di generare in pochi mesi oltre 30 milioni di euro, ha spinto gli investigatori della Squadra mobile di Brescia a intervenire con una vasta operazione coordinata dalla procura bresciana.

L’operazione e i fermi – I provvedimenti colpiscono cittadini italiani, albanesi, cinesi e nigeriani residenti tra Brescia, Milano, Bergamo, Lodi, Prato, Rieti e Vicenza. Una decima persona risulta, per ora, irreperibile. Contestati i reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio. Parallelamente sono state avviate numerose perquisizioni nei confronti di altri indagati e di società con sede a Brescia, Milano e Bergamo, considerate parte del circuito delle false fatturazioni. Nel corso dei controlli gli agenti hanno sequestrato oltre mezzo milione di euro in contanti, ai quali si sommano i 197mila euro rinvenuti lo scorso 4 settembre in un’auto di proprietà di un cittadino cinese, durante un trasferimento da Brescia a Vicenza.

La truffa all’Opera di Santa Maria del Fiore – L’indagine nasce da una denuncia presentata dall’Opera di Santa Maria del Fiore, onlus che gestisce la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni a Firenze. Attraverso un modello di truffa noto come business email compromise, la onlus era stata indotta a versare 1,785 milioni di euro su un conto corrente intestato fittiziamente, destinati al restauro del Complesso Eugeniano. Da quell’episodio gli investigatori hanno iniziato a seguire la rete di conti – italiani e stranieri – su cui si muovevano i flussi di denaro riconducibili agli indagati.

Il sistema delle società cartiere – Dalle verifiche bancarie è emerso un meccanismo strutturato: due fratelli italiani avrebbero svolto il ruolo di intermediari, individuando imprenditori compiacenti e fornendo società cartiere per emettere fatture false. I pagamenti, eseguiti tramite bonifico, transitavano su conti correnti italiani o esteri, tra Lussemburgo, Polonia, Germania, Cina, Spagna, Lituania, Nigeria e Croazia. Una volta ricevute le somme, parte del denaro veniva retrocessa in contanti agli imprenditori, trattenendo percentuali comprese tra il 2 e il 7%, alle quali si aggiungeva un ulteriore 2% destinato ai due intermediari. Nella rete figuravano anche cittadini cinesi con base a Milano, Vicenza e Prato, incaricati della restituzione del contante.

Il deposito del denaro e gli spalloni – La base logistica del gruppo sarebbe stata un appartamento di Milano, intestato a una donna cinese, trasformato in centro di stoccaggio dei proventi in contanti. Qui gli intermediari si recavano per ricevere somme e organizzare ulteriori trasferimenti verso le province interessate. Alcuni passaggi di denaro, secondo quanto accertato, erano regolati da un sistema di riconoscimento tramite Pin. Nel corso dell’indagine è stato documentato anche un ulteriore episodio di riciclaggio legato a una frode informatica ai danni di una società ceca, con denaro poi trasferito su altri conti esteri e consegnato materialmente da una cittadina cinese.

Una rete internazionale – Le attività investigative hanno rivelato un volume di affari di circa 30 milioni di euro movimentati in soli sei mesi. Conti correnti in più Paesi, società fittizie, intermediari e trasportatori di denaro hanno delineato un quadro dal carattere transnazionale che ha richiesto un intervento coordinato della polizia e della procura di Brescia. IN ALTO IL VIDEO

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