Gaza, liberati i 20 ostaggi: tregua in vigore, scambio di prigionieri e discorso di Trump alla Knesset

di Redazione

Autobus stracarichi di volti attesi da due anni, un confine che si riapre e un’aula parlamentare in piedi ad applaudire. A Gaza è stato completato il rilascio di tutti i venti ostaggi israeliani da parte di Hamas dopo l’entrata in vigore della tregua, a 738 giorni dall’inizio del conflitto in Medioriente. Nel pomeriggio saranno restituite le salme dei rimanenti ostaggi, mentre i quasi duemila detenuti palestinesi previsti dall’accordo sono stati liberati e i bus con i prigionieri sono arrivati a Ramallah.

La tregua e gli scambi – I detenuti palestinesi rilasciati dalle carceri israeliane sono arrivati anche a Gaza: giornalisti dell’Associated Press hanno visto gli autobus raggiungere l’ospedale Nasser, a Khan Younis, accolti da una folla numerosa. La prima fase dell’accordo di pace per Gaza, sbloccata mercoledì a Sharm el-Sheikh da un incontro diretto tra gli emissari di Donald TrumpSteve Witkoff e Jared Kushner – e i dirigenti di Hamas, è stata autorizzata dallo stesso presidente americano.

I nomi annunciati da Hamas – Hamas ha reso noti quattro nomi di ostaggi morti che intende consegnare oggi alla Croce Rossa: Guy Illouz, Yossi Sharabi, Bipin Joshi e Daniel Perez. Il comunicato non indica l’orario del trasferimento. La sorte di Joshi, studente di agraria nepalese, non è mai stata confermata da Israele, che in almeno un’occasione ha espresso “grave preoccupazione” per lui. Illouz, prelevato dal festival Nova, è deceduto in un ospedale di Gaza, apparentemente per mancanza di cure mediche; la sua morte è stata confermata nel dicembre 2023. Daniel Perez, 22 anni, comandante di plotone del 77esimo Battaglione della 7a Brigata Corazzata, di Yad Binyamin, è stato ucciso in uno scontro con Hamas il 7 ottobre 2023. Yossi Sharabi, 53 anni, fratello dell’ostaggio liberato Eli Sharabi, del kibbutz Be’eri, è stato rapito da casa il 7 ottobre e ucciso in cattività. Le autorità israeliane non hanno confermato il numero dei corpi attesi per oggi.

Trump alla Knesset – “Non finisce solo la guerra, finisce l’era del terrore. Ora ci concentreremo sulla Russia. Risolveremo anche questa situazione”. Così Donald Trump alla seduta plenaria della Knesset. Nel suo intervento il presidente degli Stati Uniti ha parlato di “alba storica di un nuovo Medioriente”, affermando: “Questa non è solo la fine di una guerra. Questa è la fine dell’era del terrore e della morte e l’inizio dell’era della fede, della speranza e di Dio”. E ancora: “Israele ha vinto tutto ciò che si poteva ottenere con la forza delle armi. Ora è il momento di trasformare queste vittorie contro i terroristi sul campo di battaglia nel premio finale: pace e prosperità per l’intero Medioriente”. A bordo dell’Air Force One, riferendosi alle macerie nella Striscia, ha aggiunto: “È devastato, è come un cantiere di demolizione. Bisogna sbarazzarsi di quello che c’è lì”. Sul progetto “Gaza Riviera” ha detto di non sapere se “sarebbe stato possibile per un po’”, aggiungendo: “Col passare degli anni la situazione sarà molto bella”. Durante il discorso, momenti di tensione in aula: Ayman Odeh e Ofer Kassif sono stati allontanati dopo aver sventolato un cartello con la scritta “genocidio”.

Netanyahu: “I nostri soldati hanno combattuto come leoni” – “In risposta al barbaro attacco del 7 ottobre, Israele ha fatto ciò che doveva. Con indomito coraggio, ci siamo organizzati per difendere la nostra gente, sconfiggere il nemico e liberare gli ostaggi”. Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu alla Knesset, aggiungendo: “I nostri soldati hanno combattuto come leoni”. Rivolto a Trump, ha affermato: “Il presidente degli Stati Uniti è il più grande amico che lo Stato di Israele abbia mai avuto nella Casa Bianca. Nessun altro presidente americano ha mai fatto tanto per Israele”. E ancora: “Voglio ringraziarlo a nome di tutte le nazioni del mondo. Grazie per aver riconosciuto la sovranità di Israele sulle alture del Golan, per aver assistito Israele contro le menzogne alle Nazioni Unite. Grazie per aver riconosciuto il nostro diritto in Giudea e Samaria, per gli accordi di Abramo, per essersi ritirato dalle trattative con l’Iran sul nucleare e per aver bombardato il sistema nucleare iraniano”.

Le famiglie e le istituzioni – Le famiglie dei rapiti si sono dette “scioccate e sconvolte” nell’apprendere che solo quattro salme, delle 28 trattenute da Hamas, saranno restituite oggi: “Questa è una palese violazione dell’accordo da parte di Hamas. Ci aspettiamo che il governo israeliano e i mediatori agiscano immediatamente per correggere questa terribile ingiustizia. Le famiglie stanno attraversando giorni particolarmente difficili, colmi di profondo dolore. Non abbandoneremo nessun ostaggio. I mediatori devono far rispettare i termini dell’accordo e assicurare che Hamas paghi un prezzo per questa violazione”. Dalla Germania, il cancelliere Friedrich Merz ha scritto: “Finalmente. Dopo 738 giorni, gli ostaggi stanno tornando, compresi i tedeschi. Due anni di paura, dolore e speranza sono alle spalle. Oggi, le famiglie possono finalmente riabbracciare i loro cari. Anche gli ostaggi assassinati devono tornare a casa affinché le loro famiglie possano dire addio con dignità. Questo giorno è un inizio: l’inizio della guarigione e un passo verso la pace in Medioriente”.

L’asse del dialogo: Egitto, Italia, Ue, Nato – A Sharm el-Sheikh la premier Giorgia Meloni ha incontrato il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi a margine del summit di pace su Gaza. Il Cairo ha sottolineato “l’importanza dell’accordo di cessate il fuoco”, frutto di “due anni di intensi sforzi dell’Egitto in collaborazione con il Qatar e gli Stati Uniti”, per “porre fine alla catastrofe umanitaria nella Striscia”, aumentare gli aiuti, liberare ostaggi e prigionieri, avviare la ricostruzione e “fornire il quadro politico” verso “uno Stato palestinese indipendente”. Da Bruxelles, Anouar El Anouni, portavoce per gli Affari esteri della Commissione europea, ha ribadito che l’Europa vuole essere parte del ‘Board of Peace’ previsto dal piano per Gaza. A Lubiana, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha definito “un ottimo giorno per la pace e la stabilità” l’arrivo di Trump in Israele, auspicando che “questo si ripeta in Europa il prima possibile”. Da Mosca, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha aperto alla possibilità di un contributo russo all’attuazione del piano, “se richiesto” dai partecipanti al vertice.

“Non dimenticare mai” – “La crudeltà del 7 ottobre ha colpito al cuore l’umanità stessa. Gli Stati Uniti d’America hanno pianto insieme a voi e hanno pianto i propri cittadini che sono stati uccisi in modo così brutale. A tutte le famiglie le cui vite sono state cambiate per sempre dalle atrocità di quel giorno e a tutto il popolo di Israele, sappiate che l’America si unisce a voi in questi due voti eterni: Non dimenticare mai e mai più”. Così Donald Trump alla Knesset. Nelle anticipazioni diffuse dalla Casa Bianca, si legge anche: “L’attenzione su Gaza deve concentrarsi interamente sul ripristino dei fondamenti della stabilità, della sicurezza, della dignità e dello sviluppo economico, affinché possano finalmente avere la vita migliore che i loro figli meritano”.

Opposizione e ringraziamenti – Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha ringraziato il presidente degli Stati Uniti: “Signor Presidente, ha salvato la vita degli ostaggi. Grazie”. Dall’ufficio stampa del governo israeliano è arrivata anche la nota sull’accoglienza al confine dei cittadini liberati: “Il governo di Israele abbraccia i nostri ostaggi tornati al confine, Ohana Yosef Chaim, Or Avinatan, Buhbut Elkana, Breslavski Rom, David Evyatar, Horn Eitan, Harkin Maksim, Cohen Nimrod, Kalfon Segev, Tsangaoker Matan, Kunio Ariel, Kunio David, Kuperstein Bar. Le loro famiglie sono state informate dalle autorità competenti che si sono ricongiunti con le nostre forze nella Striscia di Gaza e che faranno al più presto ritorno in territorio israeliano”. “Oggi è una giornata storica. Gli ostaggi sono stati liberati: un risultato straordinario, frutto della determinazione della diplomazia internazionale e dell’attuazione della prima parte del Piano di pace del Presidente americano Donald Trump”. Così la premier Giorgia Meloni sui social.

Il capitolo Iran e il dossier Russia – “Penso che abbiamo una possibilità di raggiungere un accordo di pace con l’Iran. Sarebbe fantastico. Vogliono fare un accordo. So che lo vogliono anche se dicono il contrario. Vogliamo vivere in pace”. Lo ha detto Donald Trump alla Knesset, aggiungendo: “Ora ci concentreremo sulla Russia. Risolveremo anche questa situazione”, in riferimento alla guerra in Ucraina.

Scrivici su Whatsapp
Benvenuto in Pupia. Come possiamo aiutarti?
Whatsapp
Redazione
Condividi con un amico