Un asse dello spaccio che, secondo gli investigatori, riforniva decine di piazze tra il Napoletano e il Casertano, alimentando gli interessi dei clan attivi nell’area nord di Napoli. È lo scenario emerso dall’operazione eseguita all’alba dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, che hanno notificato 26 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di droga, con aggravanti mafiose.
L’ordinanza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri. Delle 26 persone raggiunte dal provvedimento, 18 sono finite in carcere, mentre per altre 8 sono stati disposti gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico.
I territori coinvolti – Al centro delle indagini ci sarebbero due gruppi criminali ritenuti egemoni nella gestione del traffico di cocaina, marijuana e hashish nei territori di Sant’Antimo, Sant’Arpino e nei comuni limitrofi dell’hinterland a nord di Napoli, in un’area che comprende anche zone vicine a Melito di Napoli e Giugliano in Campania. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i sodalizi avrebbero gestito un articolato sistema di approvvigionamento e distribuzione delle sostanze stupefacenti, assicurando rifornimenti continui alle piazze di spaccio della zona.
Il legame con i clan – Le attività illecite, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero favorito le principali consorterie camorristiche operative sul territorio, in particolare i clan Verde e Ranucci. I gruppi avrebbero garantito un flusso costante di droga, generando ingenti profitti destinati ad alimentare il circuito criminale legato alle organizzazioni mafiose attive nell’area.

