Napoli, la Corte dei Conti cita De Magistris: “Danno erariale da oltre 20 milioni”

di Redazione

Napoli – Una vicenda che attraversa quasi vent’anni di gestione del trasporto pubblico locale approda ora davanti alla Corte dei conti. La Procura regionale della Campania ha citato in giudizio l’ex sindaco della Città metropolitana di Napoli, Luigi De Magistris, insieme ad altri ex dirigenti e revisori dei conti, per le ricapitalizzazioni della Ctp, la storica azienda del trasporto pubblico su gomma poi finita in liquidazione nel 2022.

Al centro dell’inchiesta contabile ci sono i ripetuti interventi finanziari effettuati dalla Città metropolitana per sostenere la società partecipata nonostante il progressivo aggravarsi della crisi economica. Secondo la Procura, quelle operazioni avrebbero prodotto un danno erariale superiore ai 20 milioni di euro, di cui circa 11 milioni riferiti alle ricapitalizzazioni del 2019. La decisione è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa convocata dal procuratore regionale Giacinto Dammicco, alla presenza dei vice procuratori generali Ferruccio Capalbo, Raffaella Miranda e Davide Vitale. La prima udienza è fissata per il 10 novembre 2026.

Le contestazioni – Complessivamente sono otto le persone chiamate in giudizio tra ex amministratori, dirigenti e componenti del collegio dei revisori dei conti. Nel primo procedimento figurano cinque persone, tra cui De Magistris, l’allora direttore generale e il segretario generale della Città metropolitana; nel secondo sono coinvolti sei revisori dei conti, uno dei quali nel frattempo deceduto. Secondo la Procura contabile, la Città metropolitana avrebbe continuato a immettere risorse pubbliche nella società anche quando non esistevano più concrete possibilità di risanamento. “La fuoriuscita di denaro pubblico non ha prodotto alcun vantaggio”, ha spiegato Dammicco, evidenziando come siano stati erogati “milioni e milioni” senza un piano industriale capace di riportare l’azienda in equilibrio finanziario. Il procuratore ha ricordato che la fase più critica della crisi della Ctp iniziò nel 2012 e che già dal 2015-2016 “non era più ragionevolmente concepibile” continuare con ulteriori esborsi pubblici. “Non c’era nessuna possibilità di recuperare i soldi che venivano continuamente erogati dalla Città Metropolitana”, ha aggiunto.

Il fallimento e il servizio ridotto – La Ctp è stata posta in liquidazione nel 2022, con le attività poi assorbite principalmente da Air Campania ed Eav. Per la Procura contabile il fallimento rappresentava “l’unica soluzione possibile”. Nel corso dell’incontro con i giornalisti, Capalbo ha parlato di “reiterate ricapitalizzazioni protrattesi per oltre vent’anni”, effettuate anche “quando ormai non c’era più nessuna speranza di risolvere la situazione”. Secondo il vice procuratore generale, la società continuava a ricevere fondi pubblici pur garantendo un servizio inferiore di oltre il 50% rispetto ai chilometri previsti e finanziati dalla Città metropolitana. Contestato anche il mancato rinnovo del parco autobus nonostante ulteriori contributi destinati proprio a quella finalità. “Si trattava semplicemente di continuare a versare denaro per una società che non erogava il servizio in maniera corretta e che non si riprendeva. Tanto è vero che poi è fallita”, ha dichiarato Capalbo. Il vice procuratore generale ha inoltre sottolineato che “gli interessi dei lavoratori sono sacrosanti e vanno tutelati”, ma che devono essere contemperati con quelli della collettività e della tutela del denaro pubblico. “Amministratori e dirigenti pubblici rispondono solo quando c’è una colpa gravissima”, ha ricordato, aggiungendo che il denaro pubblico “deve essere gestito con il doppio dell’attenzione”.

La replica di De Magistris – L’ex sindaco ha replicato con una nota nella quale rivendica “la correttezza assoluta formale e sostanziale del mio operato”. “Ho agito, come sempre, per il bene comune e per salvare un servizio pubblico di rilevanza costituzionale, un’azienda pubblica e la vita di centinaia di famiglie”, ha dichiarato De Magistris. “Da sindaco di Napoli, con la Costituzione nel cuore e nella testa, abbiamo salvato il Comune e tutte le aziende pubbliche che erano sull’orlo del fallimento. Lo abbiamo fatto senza soldi e con tanta tenacia, onestà e coraggio. Difendendoci dai poteri forti che scommettevano sul fallimento. In città metropolitana anche abbiamo fatto lo stesso lavoro, senza percepire da sindaco metropolitano un euro di stipendio”.

Entrando nel merito della vicenda Ctp, l’ex sindaco sostiene che il percorso di salvataggio dell’azienda si sarebbe interrotto con la fine del suo mandato. “Non siamo riusciti a completare il lavoro per Ctp perché è terminato il mio mandato e altri dopo di noi hanno deciso di non proseguire il salvataggio dell’azienda. E caso strano si deve difendere chi salva la Costituzione e un servizio pubblico e non chi decide di privatizzare”. De Magistris aggiunge inoltre di avere agito “con i pareri favorevoli del segretario generale, del direttore generale, del ragioniere generale e di tutti i dirigenti e funzionari”. “È paradossale che nella mia vita istituzionale mi debba ancora difendere, siamo a oltre cento procedimenti, perché prima da magistrato e poi da sindaco, stando fuori dal sistema, sono stato troppo onesto e troppo ubbidiente alla Costituzione e ho sempre perseguito interesse pubblico e bene comune pagando prezzi altissimi da ogni punto di vista. Ma non mollerò mai”, conclude l’ex sindaco, dicendosi fiducioso che “verrà accertata la totale correttezza del nostro operato”. IN ALTO IL VIDEO

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