Scarcerato dopo pochi giorni dall’arresto Filippo Capaldo, ritenuto figura di riferimento negli affari del clan Zagaria all’estero e al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che giorni fa ha portato a 23 arresti. Ma per il 48enne scatta la misura ben più mite della libertà vigilata in Spagna.
La decisione del giudice spagnolo – Il magistrato iberico ha disposto la scarcerazione dell’uomo, arrestato lo scorso 30 marzo a Tenerife, imponendo però una serie di obblighi, tra cui la firma. Capaldo era finito in manette con l’accusa di essere ai vertici di una organizzazione criminale legata al clan dei Casalesi, insieme agli zii Carmine Zagaria e Antonio Zagaria, fratelli del boss Michele Zagaria.
Il ruolo nel clan e i precedenti – Figlio di Beatrice, sorella del noss, e già condannato in via definitiva, Capaldo era tornato libero nel 2019 dopo aver scontato la pena. Da allora si era stabilito a Tenerife dove aveva avviato attività economiche ritenute dagli inquirenti strumenti per il reinvestimento di capitali illeciti. Secondo la Dda, avrebbe continuato a operare per il clan gestendo la cassa comune e assumendo un ruolo di collegamento per gli affari all’estero, tra le Canarie e Dubai.
Il blitz e gli altri arresti – L’arresto rientra in un’operazione più ampia, condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caserta. Nel blitz sono state eseguite misure cautelari per 23 persone: 19 in carcere e 4 ai domiciliari. Tra gli arrestati figurano anche Carmine e Antonio Zagaria, residenti tra San Marcellino e Castel Volturno.
Gli investimenti e il presunto riciclaggio – Al centro dell’indagine ci sono diversi investimenti nel settore immobiliare e della ristorazione. Tra le attività riconducibili a Capaldo figura la “Enza Oro Café”, lounge bar a Tenerife, per il quale sarebbe stata impiegata una somma di circa 100mila euro. Il denaro, secondo gli investigatori, sarebbe transitato attraverso la “Jolly Market” di San Marcellino, riconducibile ad Alfonso Ottimo, arrestato, e alimentato da operazioni ritenute fittizie.
Il sistema dei flussi di denaro – Gli inquirenti ricostruiscono un articolato circuito finanziario: Ottimo avrebbe ricevuto fondi da un indagato a piede libero, a sua volta destinatario di somme provenienti dalla società spagnola “Insuta”, ritenuta collegata al clan Polverino di Marano di Napoli. Il denaro sarebbe stato giustificato come caparra per l’acquisto simulato di un immobile a Dubai del valore di 560mila euro, operazione che Capaldo avrebbe fittiziamente attribuito a un prestanome, Pellegrino.
Le attività in Spagna – Oltre al lounge bar, emergono altre società legate alla famiglia Capaldo: il “Gruppo Cattleya” Tenerife, attivo nel noleggio auto e intestato ai fratelli del 48enne, e la “Immobiliaria y Gestion Italiana”, impegnata nella gestione di patrimoni immobiliari e amministrata, secondo l’accusa, dallo stesso Capaldo. Per Capaldo, difeso dall’avvocato Giuseppe Stellato, il procedimento resta aperto, mentre l’inchiesta continua a delineare i collegamenti tra le attività economiche all’estero e le strategie finanziarie del clan.

