Banca clandestina da 40 milioni: smantellata rete cinese tra usura, criptovalute e riciclaggio

di Redazione

Il denaro viaggiava nascosto tra buste della spesa e scatole di scarpe, passando di mano in mano fino a confluire in una vera banca parallela, blindata e videosorvegliata. È da qui che le Fiamme gialle dei comandi provinciali di Venezia e Padova hanno fatto scattare un’imponente operazione che ha portato allo smantellamento di un’associazione a delinquere di matrice cinese attiva nel riciclaggio su larga scala.

Le misure cautelari – Sono 21 gli indagati complessivi. Per 17 di loro sono state eseguite misure restrittive della libertà personale: 7 in carcere con divieto di incontro, 5 agli arresti domiciliari e altri 5 sottoposti all’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza.

Sequestri milionari e perquisizioni – Contestualmente, è stato disposto il sequestro preventivo della banca occulta e di un patrimonio superiore ai 40 milioni di euro tra contanti, disponibilità finanziarie, criptovalute, immobili, auto di lusso, orologi e gioielli. 35 le perquisizioni tra Padova, Venezia, Treviso, Brescia, Milano e Prato; coinvolti anche alcuni uffici all’interno del Centro Ingrosso Cina di Padova.

L’organizzazione – Le indagini hanno permesso di ricostruire una struttura stabile e articolata, con promotori, organizzatori e una rete di collaboratori. La banca clandestina era gestita da tre soci, tutti finiti in carcere, affiancati da dipendenti stipendiati e da tre cassieri, ora ai domiciliari, incaricati di registrare ogni operazione su veri e propri libri contabili.

La banca occulta – L’istituto illegale, attivo almeno dall’aprile 2025, operava secondo logiche riconducibili all’“underground banking”: sistemi finanziari paralleli e non autorizzati, basati su reti fiduciarie e operativi su scala internazionale. All’interno della struttura, accessibile solo dopo identificazione tramite telecamere, veniva raccolto quotidianamente denaro contante proveniente da attività illecite per essere reinvestito, anche attraverso prestiti a tassi usurari fino al 120% annuo, conversioni in criptovalute e pagamenti in nero.

I centri di raccolta – Oltre alla sede principale, sono stati individuati diversi punti di raccolta del contante: uno in un’abitazione a Padova, uno a Saonara e un altro all’interno del Centro Ingrosso Cina. Proprio in uno di questi contesti è stato coinvolto anche un imprenditore italiano domiciliato a Dubai, posto ai domiciliari per aver riciclato circa 600mila euro tra ottobre 2025 e aprile 2026.

La bisca clandestina – Accanto alla banca è stata scoperta anche una sala da gioco illegale, attrezzata con tavoli automatici e monitor, dove i clienti potevano utilizzare denaro contante ottenuto direttamente dai cassieri della struttura.

Il sistema delle società cartiere – Il sodalizio si avvaleva di una rete di società fittizie utilizzate per emettere fatture per operazioni inesistenti, generare crediti d’imposta e giustificare flussi finanziari illeciti. Le imprese, intestate a prestanome spesso inconsapevoli, hanno prodotto documentazione per decine di milioni di euro, coinvolgendo imprenditori compiacenti in diverse aree del Paese.

I flussi internazionali – Le somme venivano frazionate e trasferite su conti correnti anche attraverso carte prepagate e strumenti elettronici, per poi essere spostate all’estero. Accertati trasferimenti di milioni di euro verso la Cina, con passaggi intermedi in diversi Paesi europei, tra cui Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Lituania e Lussemburgo.

Le indagini – L’inchiesta nasce dal controllo economico del territorio nella zona industriale di Padova e dall’analisi di operazioni sospette legate a frodi fiscali e riciclaggio. Seguendo i movimenti di denaro e l’anomalo via vai di persone e auto di lusso, gli investigatori sono riusciti a risalire alla base operativa dell’organizzazione.

Il dispositivo operativo – Oltre 200 militari del nucleo di polizia economico-finanziaria di Venezia e del gruppo di Padova sono impegnati nell’operazione, con il supporto dello Scico, del nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche e di unità cinofile specializzate nella ricerca di contante e sostanze stupefacenti. IN ALTO IL VIDEO

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