Aversa (Caserta) – Si chiude con un quadro articolato tra condanne, assoluzioni e dichiarazioni di non punibilità il processo sull’assenteismo all’Asl di Aversa. Il Tribunale di Napoli Nord, con sentenza pronunciata dal giudice Giacinta Santaniello, ha definito le posizioni degli imputati ritenuti “furbetti del cartellino”, coinvolti nell’inchiesta sulle irregolarità nella gestione delle presenze sul posto di lavoro.
Le pene più severe sono state inflitte ad Antonio D’Angelo, condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione e 2800 euro di multa, e a Roberto Lauro, che dovrà scontare 2 anni e 5 mesi e pagare 2100 euro. Condanne anche per Salvatore Spadavecchia (1 anno e 8 mesi e 1500 euro), Giuseppe Di Giorgio (1 anno e 6 mesi e 1000 euro), Maria Rosaria Genovese (1 anno e 5 mesi e 900 euro), Elisa Barbato (1 anno, 5 mesi e 15 giorni e 950 euro), Gaetano Alicandri (1 anno e 5 mesi e 900 euro), Alberto Gatto (1 anno, 4 mesi e 15 giorni e 850 euro), Maria Rita Spagnuolo (1 anno e 4 mesi e 800 euro), Valeria Di Giorgio (1 anno e 3 mesi e 967 euro), Giovanni Verde (1 anno, 2 mesi e 15 giorni e 650 euro), Patrizia Ventre (1 anno, 1 mese e 15 giorni e 750 euro) e Raffaele Muncaro (1 anno e 600 euro).
Sospensione condizionale – Il tribunale ha concesso la sospensione condizionale della pena a Valeria Di Giorgio, Patrizia Ventre, Gaetano Alicandri, Giuseppe Di Giorgio, Alberto Gatto, Maria Rosaria Genovese, Maria Rita Spagnuolo, Elisa Barbato e Giovanni Verde, mentre per Raffaele Muncaro il beneficio è stato subordinato alle condizioni previste dalla legge.
Le assoluzioni e le non punibilità – Il tribunale ha pronunciato assoluzioni, anche parziali, ai sensi dell’articolo 530 del codice di procedura penale: in particolare, Elisa Barbato, Valeria Di Giorgio e Giuseppe Di Giorgio sono stati assolti per alcuni capi di imputazione, mentre Antonio Leccia, Antonio Menditto e Patrizia Taglialatela sono stati assolti perché i fatti non sussistono. È stata inoltre dichiarata la non punibilità, per particolare tenuità del fatto, nei confronti di Antonio Liccardo e Pasquale Corvino.
Il sistema contestato – Al centro dell’inchiesta, secondo l’accusa, un meccanismo che avrebbe consentito ai dipendenti – tra dirigenti medici, tecnici amministrativi e infermieri – di allontanarsi dal posto di lavoro per esigenze personali, dalla spesa quotidiana alla riparazione di auto e scooter, fino ad altre commissioni private. Le assenze venivano giustificate come “servizi di missione”, ma una volta rientrati il tempo trascorso fuori veniva cancellato dal sistema, risultando così come normale orario di lavoro, talvolta con l’aggiunta di ore di straordinario.
Le indagini – L’inchiesta prende avvio nel 2017 da una segnalazione del direttore generale dell’Asl di Caserta, che aveva rilevato anomalie nelle timbrature di un dipendente negli uffici di via Santa Lucia ad Aversa. I successivi servizi di osservazione, pedinamento e le riprese video hanno consentito di raccogliere elementi che hanno esteso i sospetti a un gruppo più ampio. Gli accertamenti del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dei carabinieri, tra l’estate e l’autunno del 2018, hanno coinvolto complessivamente una ventina di persone tra dipendenti e collaboratori.
Il quadro finale – La sentenza definisce una vicenda complessa, con responsabilità accertate in misura differenziata tra gli imputati. Alcuni, nel frattempo, sono stati collocati in pensione. Tra i difensori impegnati nel processo figurano gli avvocati Raffaele Costanzo, Massimo D’Errico, Emilio Martino, Luigi Marrandino, Ferdinando Pelliccia, Pasquale Pagliuca.

