Aversa, Alberto Palmiero candidato ai David di Donatello per miglior esordio alla regia

di Antonio Taglialatela

Aversa (Caserta) – Un debutto che rompe gli schemi e conquista subito i riflettori del cinema italiano. Il regista aversano Alberto Palmiero entra tra i candidati alla 71esima edizione dei Premi David di Donatello nella categoria “Miglior esordio alla regia” con la sua opera prima Tienimi Presente. Le nomination sono state ufficializzate il 1 aprile, mentre la cerimonia di premiazione è in programma mercoledì 6 maggio, in prima serata su Rai 1.

La candidatura – Nella stessa categoria, Palmiero si confronta con Ludovica Rampoldi (Breve storia d’amore), Margherita Spampinato (Gioia Mia), Greta Scarano (La vita da grandi) e Alissa Jung (Congedo di paternità). Un riconoscimento che conferma la crescita di un talento emergente già distintosi all’ultima Festa del Cinema di Roma, dove ha conquistato il premio per la Miglior Opera Prima.

Il filmTienimi Presente ha colpito pubblico e critica per la sua capacità di raccontare con autenticità la storia di un giovane alle prese con sogni infranti e con la difficoltà di rimettere insieme i pezzi della propria vita. Ambientato in una provincia che può apparire soffocante ma che resta una fonte inesauribile di ispirazione, il film si distingue per uno stile delicato e incisivo, capace di unire leggerezza e profondità. Un racconto che richiama l’autobiografismo ingenuo del primo Nanni Moretti e la spontaneità di Ricomincio da tre di Massimo Troisi, a cui rende omaggio anche nel titolo, riprendendo l’espressione “tenetemi presente”.

La trama e il senso del racconto – «Alberto, giovane regista deluso dal mondo del cinema, torna a vivere a casa dei genitori. Sarà il sogno a rincorrerlo mentre lui prova a sfuggirgli». In questa logline si concentra il cuore dell’opera, che intreccia autobiografia e finzione in una narrazione intima ma universale. Il ritorno ai luoghi d’origine diventa occasione per fare i conti con desideri rimossi e possibilità di ripartenza, trasformando la disillusione in una riflessione sull’accettazione del proprio percorso.

La genesi – «È un film nato da una resa che si è trasformata in una rinascita. – spiega Palmiero – Avevo smesso di credere che il cinema potesse offrirmi qualcosa, ma proprio rinunciandovi ho scoperto che non potevo farne a meno. Il film è diventato un modo per raccontare, rielaborare e restituire con ironia quel senso di smarrimento che molti della mia generazione conoscono bene».

Un set essenziale – La scelta di una troupe ridotta all’osso, spesso composta solo dal regista e dall’aiuto regista, ha contribuito a creare un ambiente intimo e privo di pressioni. «Volevo che tutti si sentissero liberi di esprimersi», racconta. Girato tra i luoghi dell’infanzia e persone familiari, il film restituisce un’atmosfera autentica che si riflette nei volti e nel ritmo della narrazione.

Il percorso – Classe 1997, Palmiero ha trascorso un anno di liceo a Chicago con Intercultura, per poi laurearsi in Informatica all’Università di Salerno nel 2018. Nello stesso anno realizza Saddafà ed entra al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, firmando diversi cortometraggi. Con Tienimi Presente raggiunge una maturità espressiva che unisce esperienza personale e sensibilità narrativa.

La scintilla – Il progetto prende forma alla Scuola di Cinema di Bobbio, fondata da Bellocchio, dove il giovane regista viene selezionato nel 2024 grazie a una lettera diretta e senza filtri: «Mi chiamo Alberto Palmiero. Ho frequentato il Centro Sperimentale. Ora faccio il magazziniere ad Aversa». Una testimonianza che ha colpito docenti e produttori, portando all’ingresso di Arcopinto nella produzione.

Il tema – Al centro dell’opera c’è una riflessione sul fallimento, non come punto di arrivo ma come occasione di consapevolezza: «La resa, a volte, è una forma di conoscenza. Quando smetti di inseguire un’idea di successo imposta dall’esterno, inizi finalmente a capire cosa vuoi davvero».

Il legame con Aversa – «Aversa – ricorda Palmiero – è sempre dentro di me. È il luogo dove ho capito che non serve andare lontano per raccontare qualcosa di vero. Basta guardarsi intorno, con sincerità».

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