Trentola Ducenta (Caserta) – Altro che attacco della Regione all’amministrazione Apicella. Qui, sostiene Michele Griffo, il nodo è molto più semplice e decisamente meno comodo da ammettere: l’errore è da rinvenire tra le mura del Palazzo Marchesale.
Nel dibattito sempre più acceso sul Piano Urbanistico Comunale, per il quale la Regione Campania ha chiesto la riadozione sollevando dubbi sulla legittimità della procedura, Griffo ritiene che – rispetto a quanto dichiarato dal sindaco Michele Apicella, che ha ipotizzato “desiderata politici” legati al richiamo sull’iter di adozione – la Regione Campania non avrebbe fatto altro che “il proprio dovere”, ovvero “verificare gli atti e rilevare irregolarità”. Per Griffo la ricerca di un “colpevole esterno” non rispecchierebbe “una realtà scomoda”, ossia che “le promesse fatte ai cittadini rischiano di non poter essere mantenute. Perché sì, di errori si tratta. Evidenti, documentati e difficilmente camuffabili”.
Ma è entrando nel dettaglio che la critica si fa più affilata. Il cuore della questione è la delibera di giunta numero 5 del 19 gennaio 2026: un atto oltre il termine perentorio del 31 dicembre 2025 previsto dalla normativa. Un elemento che, per Griffo, non lascia spazio a interpretazioni creative: “Non è un dettaglio burocratico, è un errore grave”. Da qui una serie di affermazioni nette, quasi scandite come in un controinterrogatorio politico: “Possiamo quindi affermare senza esitazione che la responsabilità è esclusivamente sua, della sua giunta e della sua maggioranza? Sì. Possiamo affermare che la minoranza non ha alcuna responsabilità? Sì. Possiamo affermare che il sottoscritto e la mia coalizione non c’entrano nulla? Ancora sì”.
Il tentativo sarebbe di “confondere le acque”, anche perché, ricorda Griggo, c’è un dato che Apicella “sembra dimenticare o preferisce non ricordare”: che il Puc di Trentola Ducenta risulta già approvato nell’aprile 2015, con atti formali sia del Consiglio comunale sia della Provincia di Caserta. Tradotto: “Sono trascorsi i dieci anni di validità previsti”. E questo cambierebbe radicalmente la natura dell’atto dello scorso gennaio, che non sarebbe una semplice variante ma, a tutti gli effetti, un nuovo Puc. “E invece cosa si fa? Si prova a raccontare ai cittadini una realtà diversa, più comoda, più digeribile. Peccato che le norme dicano altro”, incalza il candidato sindaco. Una conseguenza che renderebbe inevitabile quanto indicato dalla Regione: la riadozione del piano.
E qui arriva un altro punto che gli oppositori considerano decisivo: “C’è un dettaglio – osserva Griffo – che qualcuno evita accuratamente di dire: il firmatario di quella nota è il massimo dirigente dell’area urbanistica regionale. Non un funzionario qualunque, ma il vertice tecnico competente. Tradotto anche qui: l’atto è, semplicemente, ineccepibile. Non esistono scorciatoie, né interpretazioni fantasiose. Tutto il resto è fuori dalla legalità”.
Il tono, a tratti, si fa apertamente ironico. Soprattutto quando si affronta quella che viene descritta come l’“ultima linea difensiva”: “La verità, per quanto scomoda, – dice Griffo – è una sola: questo Puc non ha alcun futuro. Non può proseguire, non può essere realizzato, non può essere salvato con dichiarazioni. E allora si arriva all’ultimo tentativo, il più fragile: far credere che il sottoscritto abbia il potere di fermare tutto. Davvero l’aspirante sindaco pensa che i cittadini possano credere a una cosa del genere?”.
E allora il dubbio finale, affidato più alla retorica che alla cronaca: “Nel rumore delle accuse qualcuno si accorgerà che il problema, forse, è sempre stato interno? O forse (il sindaco, nda.) spera che, nel rumore delle accuse, nessuno si accorga che il problema, ancora una volta, è tutto dentro casa sua?”.

